POLITICA

ROMA. GIUSEPPE CONTE:”THE END”. RITORNERA’?

Pare debba chiudersi oggi con il discorso di Giuseppe Conte al Senato l’esperienza del governo giallo-verde che se non ha portato fortuna la premier Conte, non l’ha portata neppure all’Italia, stretta tra l’incombente procedura d’infrazione minacciata dalla Ue per debito eccessivo e il conto salato seguito da una manovra “lacrime e sangue” che dovrà rimettere, nuovamente, ordine nei bilanci dello stato dopo un anno di bagordi e finanza allegra.

La brutta esperienza di governo si chiude con tutte le incognite sul futuro del premier, che solo quando ormai il suo destino era segnato ha deciso di mostrato gli attributi: basterà per evitare la crisi di governo oppure per riottenere un mandato da Mattarella?

L’esperimento giallo-verde sta giungendo a conclusione, oggi alle 15 la presidente del Senato Casellati darà la parola al presidente del Consiglio, che al termine dovrà scegliere se attendere il voto di fiducia oppure dimettersi prima del voto nelle mani del capo dello stato.

Giuseppe Conte immaginiamo si presenterà in Senato al cospetto dei senatori, della presidente Casellati e dei probabili ex compagni di avventura elegantissimo, in blu con il fazzoletto immacolato a tre punte nel taschino, ciuffo ribelle, e con la solita voce monotona, ma forse questa volta ci metterà un po più di rabbia nel suo discorso, racconterà la sua verità sul tradimento di Matteo Salvini, che dopo aver sfiduciato Conte per decenza non dovrebbe neppure sedere tra i banchi del governo, ma siamo sicuri che tutta l’arroganza dimostrata in un anno da vicepremier e ministro, le sue fobie nei confronti degli Altri, sopratutto dei migranti, il suo ego smisurato che lo fa sembrare affetto da “narcisismo ossessivo compulsivo sociopatico” lo spingerà a fare l’esatto contrario, dopo aver dichiarato che lui non molla la poltrona. Alla fine del discorso Conte, come chi lo preceduto, termivnerà con il fatidico: “… e pertanto mi reco al Quirinale per rassegnare le dimissioni del mio governo”.

Giuseppe Conte camaleontico, trasformista, che per intenderci non ha fatto nulla di male: per un uomo politico cambiare posizione, collocazione, linea è un fatto quasi normale, solo raramente abbiamo avuto politici dalla coerenza ferrea.

Che farà ora Conte? Succederà a se stesso con un nuovo governo, magari con una maggioranza allargata al Pd e LeU, di transizione elettorale. Ma il Pd non è interessato a questa soluzione, Zingaretti vuole un governo di legislatura in grado di realizzare un programma di governo che ponga al centro del suo interesse la crescita del paese, la difesa dell’ambiente e il rilancio dell’occupazione. Giuseppe Conte ha di fonte a se altre scelte come ad esempio andare a Bruxelles, il 25 agosto l’Italia dovrà designare il proprio Commissario Europeo. Può mettersi in attesa come riserva nella scelta della Presidenza della Repubblica. Potrebbe tornare a insegnare. Potrebbe scegliere se tentare la carta della rinascita oppure essere condannato come una meteora all’oblìo del dimenticatoio della politica.

Il premier Giuseppe Conte alla fine della sua strada ha mostrato un certo carattere, ma lo ha fatto troppo tardi quando era ormai giunto al traguardo da sconfitto, che non sostituisce quella debolezza infinita dimostrata durante il percorso del governo nei confronti dei suoi vice premier, in competizione tra loro.

La sua posizione nel governo, il più fallimentare della storia moderna, non la invidiamo, ma semplicemente perché il premier non ha fatto il premier, con un ruolo relegato, più o meno, a quello di un Notaio con il compito di controllare che il contratto di governo venisse rispettato dai suoi vice.

Solo la nevrastenica offensiva di Salvini nei suoi confronti lo ha risvegliato dal torpore, gli ha fatto venire la pelle d’oca e drizzare la schiena. Poteva farlo prima anche se per ora questo gli permette di restare in campo. Come farlo non lo sa neppure lo stesso Conte considerando il fatto che uno dei suoi alleati ha già preparato la strada per la sua uscita di scena.

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