CRONACA

ROMA. LA POLITICA DELL’ODIO HA SPORCATO LA MEMORIA DEL VICE BRIGADIERE MARIO CERCIELLO REGA.

Il vice Brigadiere dell’arma dei carabinieri Mario Cerciello Rega si dedicava alla cura dei senza fissa dimora vivono nei pressi della Stazione Termini tutti i martedì sera.

Certa politica ha sporcato non solo la memoria di un militare che al’arma ha dedicato la sua vita, ma anche una persona che fuori dal lavoro si dedicava ai più deboli.

I nostri politicanti da strapazzo, pronti a sfruttare ogni occasione per instillare odio nelle persone dovrebbero tacere e vergognarsi di quanto scritto e detto. La biografia di Mario Cerciello Rega raconta di una persona che ha dato la vita per il suo lavoro e non per la politica. Ucciso probabilmente non da nord africani come il ministro dell’odio ha immediatamente indicato e accogliendo un coro di approvazione dalla Meloni e da altri politici, ma da due ricchi turisti americani, di cui uno reo-confesso a seguito del sequestro di una borsa piena di cocaina.

Mario sposato da 40 giorni che dedicava il suo lavoro per far rispettare la legge e il suo tempo libero per aiutare quanti sono in difficoltà.

Noi non intendiamo in alcun modo strumentalizzare una morte assurda, una tragedia umana che ha distrutto una famiglia appena costruita e con chissà quante difficoltà.

Quella che ci fa, però schifo e lo ripetiamo schifo perché proviamo orrore quando davanti alla morte di un carabiniere è stata scatenata l’ennesimo tam tam di odio contro i migranti, incolpevoli almeno in questo caso, e un pogrom verbale sui social network che è servizio ad aizzare l’odio sociale nei confronti dello straniero,forse per dare ancora giro di vite alla compressione delle nostre libertà individuali.

Sappiamo per certo che non è il colore della pelle a fare di un uomo un assassino oppure un buono e non sarà il fatto di aver arrestato i probabili autori dell’assassinio di un carabiniere a farlo ritornare in vita.

Quello di cui oggi sentiamo il bisogno, si chiama sicurezza sociale, lavoro, benessere economico e personale, ma ci ritroviamo ancora una volta a vivere la tragedia di un paese che a distanza di pochi mesi deve èpiangere la vita di un secondo carabiniere ucciso a distanza di pochi mesi, l’altro,Vincenzo Carlo di Gennaro, ucciso nel centro di Foggia lo scorso 13 aprile.

I facili proclami, gli slogan e le “stronzate” propagandistiche le lasciamo al ministro Matteo Salvini e DiMaio con i loro: “lavori forzati in carcere finché campa” (Salvini) e di “carcere a casa loro” (Di Maio), che so è distinto per aver superato nei pregiudizi e nel razzismo il suo inafferabile collega.

Chi è il ministro competente per le tutele dovute alle forze dell’ordine nello svolgimento delle loro funzioni e il sindaco di Roma competente per la città fuori controllo e qual è la coalizione che governa Foggia?

Ministri, sindaci e giornalisti prono al potere preferiscono ancora una volta abbattere la mannaia anti-buonista, per la morte di Mario Cerciello Rega, contro gli ultimi, quelli che Mario Cerciello aiutava, quasi a significare che la questione della sicurezza si risolve con la chiusura dei porti e dei confini, fomentando altro l’odio sui social da parte di quelli che già esultavano per la morte di 150 persone nel Mediterraneo, comprese le foto dei figli sull’immagine del profilo e accompagnata dallo slogan “verità per Bibbiano”.

Mangime per pesci definivano i morti dell’ultimo naufragio con un tale sprezzo per la vita che chiedere “verità per Bibbiano” sembra una battuta comica. Paradossi e frasi che non hanno nulla da invidiare all’odio che i nazisti avevano nei confronti degli ebrei.

E i davvero non ha niente di diverso rispetto a quello dei nazisti verso gli ebrei.

Un Paese incapace di ritrovare la solidarietà umana, un paese che disumano che gode solo alla vista di centinaia di morti in mare, ma che è capace di indignarsi solo se la morte del carabiniere è avvenuto per mano nord africana, altrimenti nulla la morte di Mario non fa notizia, un paese che è stato capace di indignarsi per l’arresto dei due marò in India, ma che ha completamente dimenticato il nome della ragazza, la cooperante, Silvia Romano, sequestrata in Kenia da sette mesi.

Un Paese che posta frasi contro Roberto Saviano al quale il ministro vuole togliere la scorta indifferente al destino cui andrebbe incontro, ma che anche in caso di assassinio non potrebbe essere strumentalizzato come la vicenda in cui un carabiniere viene ucciso da due nord africani.

 Un Paese imbruttito che non nasconde più il suo odio razziale, ma lo ostenta e lo fomenta ad ogni occasione, sia quando viene ammazzato un carabiniere :“Sono stati due nordaricani, due risorse, come direbbe Laura Boldrini”, ha commentato a cadavere ancora caldo Mario Giordano, maitre a penser del salvinismo -, sia quando centocinquanta esseri umani muoiono in mezzo al Mediterraneo.

Un Paese che mastica e sputa indignazione senza alcuna coerenza.

Se non quella dell’odio nei confronti degli stranieri e di chi li aiuta.

Anche quando è un carabiniere morto ammazzato sulle strade di Roma.

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