Mese: giugno 2019

POTENZA. CARABINIERI- PROGETTO “ANCH’IO SONO LA PROTEZIONE CIVILE”.

A scuola di legalità: i Carabinieri incontrano i ragazzi del progetto “Anch’io sono la Protezione Civile”.

Comando Provinciale di Potenza – Viggiano (PZ).

L’Arma dei Carabinieri, in linea con quanto già avvenuto negli anni precedenti, ha rinnovato anche per il 2019 la collaborazione con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile per la realizzazione del progetto “Anch’io sono la Protezione Civile”.
Difatti, il Comando Provinciale di Potenza ha assicurato il proprio contributo attraverso incontri programmati nell’ambito dei campi scuola.
In tale ottica, nella mattinata del 26 giugno, il Comandante della Compagnia Carabinieri di Viggiano, Capitano Lucia Audino, ha tenuto un incontro, presso il Centro di educazione ambientale “Il Vecchio Faggio” di Sasso di Castalda (PZ), a cui hanno partecipato circa 25 bambini di età compresa tra i 10 e i 13 anni.
Finalità dell’iniziativa è stata quella di rendere i giovani consapevoli del ruolo attivo che ognuno può svolgere nella tutela dell’ambiente, del territorio e della collettività.
L’Ufficiale, grazie alla collaborativa partecipazione dei ragazzi, oltre ad illustrare la struttura ed i compiti dell’Arma dei Carabinieri, partendo dal concetto di legalità, ha affrontato numerosi argomenti, strettamente attinenti alla fascia di età dei presenti ed al mondo adolescenziale.
Sono stati commentati temi e proposti esempi che riguardano le sostanze stupefacenti, l’alcolismo, la sicurezza stradale, il bullismo, il cyberbullismo, l’accesso ad internet ed i rischi connessi.
I giovani intervenuti si sono mostrati pienamente coinvolti. Hanno partecipato con attenzione, rivolgendo numerose domande al fine di soddisfare la propria viva curiosità.
Seguiranno altri incontri, anche nelle prossime settimane, a cui prenderanno parte gli Ufficiali del Comando Provinciale di Potenza, al fine di fornire un qualificato contributo nella formazione dei giovani, cercando di infondere in loro legalità, spirito civico, attenzione al territorio ed all’ambiente, la civile convivenza ed il rispetto delle regole.

ROMA. G.di F.- CONFISCATO PATRIMONIO A UN IMPRENDITORE.

Comando Provinciale Roma

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo un decreto di confisca della Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del locale Tribunale – confermato, per la quasi totalità dei beni, dalla Corte di Appello capitolina e divenuto definitivo, da ultimo, a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione – avente ad oggetto numerosi compendi societari, immobili, autoveicoli, un natante e rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 390 milioni di euro.

Destinatario del provvedimento è l’imprenditore G. D. (classe 1950) attivo, attraverso una pluralità di società, nei settori della compravendita di immobili, del commercio di autoveicoli, delle pulizie industriali, della gestione di servizi alle imprese e dei cantieri della nautica da diporto.

Tra i cespiti spicca un’imbarcazione di 15 metri del valore di circa 200.000 euro, svariati locali commerciali, in gran parte ubicati nel quartiere EUR della Capitale, oltre a denaro contante per 1,3 milioni di euro, rinvenuto in una cassaforte dell’abitazione di D. nel mese di luglio 2008, allorché fu tratto in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.

L’odierna operazione costituisce l’epilogo di meticolose indagini patrimoniali, eseguite dagli specialisti del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, che hanno permesso di ricostruire la “carriera imprenditoriale” e le vicende giudiziarie del proposto nonché di accertare come, a fronte della titolarità, diretta o indiretta, di un ingentissimo patrimonio mobiliare e immobiliare, lo stesso non avesse un profilo reddituale tale da giustificarne il possesso.

In particolare, le investigazioni hanno consentito di riscontrare l’esistenza di un gruppo a struttura “piramidale”, con a capo il D., il quale, mediante l’utilizzo strumentale di innumerevoli aziende, formalmente amministrate da compiacenti “prestanome”, era riuscito, da un lato, ad assicurarsi un elevato numero di appalti pubblici, specie nel settore dei servizi di pulizia e facchinaggio, e, dall’altro, a sottrarsi al pagamento di ingenti debiti nei confronti dell’Erario, dell’Inps, dell’Inail e di Enti locali.

L’accertata sproporzione tra le ricchezze accumulate e i redditi dichiarati, unitamente alla “pericolosità sociale” del protagonista della vicenda, hanno consentito di pervenire, dapprima, al sequestro dei predetti beni, eseguito nel 2014 e, poi, alla confisca di I grado alla fine del 2016.

Sono stati definitivamente incamerati dallo Stato: 

  • il patrimonio aziendale di 83 società, aventi sede a Roma, Napoli, Milano, Regno Unito, Lussemburgo, Costa Rica, Isole Vergini Britanniche e Repubblica di Panama;
  • le quote di 6 società, con sedi nelle province di Roma, Latina e Livorno;
  • 64 immobili e 48 terreni, ubicati nelle province di Roma, Milano, Isernia, Frosinone, Sassari, Oristano, Livorno, Siena e Latina;
  • 37 autoveicoli;
  • 1 natante modello Cayman 52WA;
  • oltre 18 milioni di euro tra rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni,

per un valore complessivo di oltre 390 milioni di euro.

L’operazione odierna assume un rilevante valore “sociale” in quanto si inquadra nella quotidiana azione della Guardia di Finanza volta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati per restituirli alla collettività.

Si consideri che uno degli immobili confiscati – sito nel quartiere Tiburtino della Capitale – è divenuto, recentemente, sede di un Reparto del Corpo.

MILANO. POLIZIA DI STATO. SEQUESTRATO UN MILIONE DI EURO AL CAPO ULTRA’ DEL MILAN.

Sulla carta svolge l’attività di elettricista, ma per la Divisione anticrimine della questura di Milano avrebbe accumulato un tesoro con attività illecite. Si tratta di un 38enne capo ultra della tifoseria della squadra calcistica del Milan. L’uomo era già stato arrestato lo scorso maggio per spaccio di stupefacenti in concorso con altri pregiudicati, reato per cui è stato condannato.
Stamattina i poliziotti hanno sequestrato beni per circa un milione di euro. In particolare il provvedimento ha disposto il sequestro di un complesso immobiliare di due piani con autorimessa, di un’autovettura modello Audi Q5, di conti correnti e della gestione di un locale pubblico, luogo storico di ritrovo degli ultras del Milan.

Dalle indagini gli agenti hanno scoperto che l’uomo, fin da giovane, aveva stretto consolidati legami con la criminalità organizzata legata al mondo del traffico di stupefacenti; ha inoltre numerosi precedenti per gravi reati contro la persona, in relazione anche alla sua appartenenza al mondo ultras.
Si tratta della prima applicazione in Lombardia di una misura di prevenzione patrimoniale ad un esponente delle tifoserie organizzate. 

Donatella Fioroni

TRAPANI. POLIZIA DI STATO. OPERAZIONE CONTRO I FIANCHEGGIATORI DI MATTEO MESSINA DENARO.

Operazione della Polizia contro i fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro.

Questa mattina 130 uomini del Servizio centrale operativo di Roma, delle Squadre mobili di Palermo e di Trapani e del Reparto prevenzione crimine di Palermo, con il supporto di un elicottero del Reparto Volo di Palermo, hanno perquisito edifici e abitazioni di persone legate al boss latitante. Sono state impegnate anche diverse unità cinofile antiesplosivo e antidroga.

Castelvetrano, Mazara del Vallo, Partanna, e Campobello di Mazara, sono state al centro dell’attività d’indagine che ha interessato 19 persone sospettate di agevolare la latitanza del capomafia della provincia di Trapani.

Si tratta di pregiudicati che, nel corso degli anni, sono stati arrestati per associazione mafiosa o che hanno avuto collegamenti e frequentazioni con appartenenti a “Cosa Nostra”. Fra loro ci sono anche alcune persone che, storicamente, sono state in stretti rapporti con il latitante Matteo Messina Denaro.

A gennaio e a giugno dell’anno scorso, altri trentacinque mafiosi erano stati iscritti nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo quali fiancheggiatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro ed erano stati sottoposti a perquisizione dagli investigatori della Polizia di Stato.

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