Mese: giugno 2019

LAMPEDUSA. CAROLA RACKETE ARRESTATA. UNA VERGOGNA PER LO STATO: “CHI RUBA 49 MILIONI DI EURO DIVENTA MINISTRO MENTRE CHI SALVA VITA IN MARE VIENE ARRESTATA”.

Il capitano della sea Watch, da quanto si apprende, sarebbe stata arrestata dopo l’approdo nel porto di Lampedusa e fatto sbarcare i 40 migranti salvati in mare 18 giorni fa.

La comandante Rackete ha forzato il blocco della Guardia di Finanza per entrare in porto dove ad attenderla c’erano due fazioni, pro e contro migranti, che si sono scontrate.

L’annuncio dato sul twitter della Ong per informare l’opinione pubblica che la Sea Watch sarebbe entrata nel porto di Lampedusa: “Basta, dopo 16 giorni entriamo in porto”.

Carola Rackete, dopo l’estenunte braccio di ferro con im ministro dell’ointerno Matteo Salvini, ha deciso di entrare in porto senza le autorizzazioni, esponendosi all’arresto con accuse gravissime come gravissime erano le condizioni dei migranti a bordo della nave.

Carola al centro della foto.

Dopo l’attracco, i militari della Guardia di Finanza sono saliti a bordo della nave e prelevato l’attivista.

Carola Rackete è stata portata in caserma dove è in stato di fermo per violazione dell’art.1100 del codice di navigazione: “resistenza o violenza contro nave da guerra”.

Il reato contestato alla Rackete se provato potrebbe portare ad una condanna dai ai 10 anni di reclusione.

La motovedetta della Guardia di Finanza pare, saranno le indagini a stabilirlo, abbia tentato più volte di impedire avrebbe l’ormeggio, fino a che ha dovuto desistere per non rimanere incastrata tra la nave e la banchina.

Alcune ore dopo è iniziato lo sbarco dei migranti presenti a bordo della Sea Watch 3.

Prima di essere trasferita in caserma Carola ha voluto salutare e abbracciare i volontari della Sea Watch. La nave è stata in seguito perquisita dalla Guardia di Finanza.

I migranti sono stati accolti sull’isola da due diverse fazioni che si sono fronteggiate fino allo scontro verbale. I sostenitori di Carola Rackete l’hanno a lungo applaudito per la sua scelta di infrangere il blocco navale mentre un altro gruppo, tra cui l’ex vicesindaco Angela Maraventano, hanno inveito e offeso i volontari della Sea Watch, che vogliamo ricordarlo prima che l’attuale governo si insediasse era considerati “angeli del mare” per l’attività di ricerca e salvataggio dei naufraghi nel mare Mediterraneo.

La leghista avrebbe urlato,secondo fonti attendibili: : “È una vergogna! Qui non si può venire a fare quello che si vuole, non venite nelle nostra isola se no succede il finimondo”. Rivolgendosi poi alle forze dell’ordine: “Fate scendere i profughi e arrestateli tutti“.

L’ex sindaco PD Giusi Nicolini ha risposto alla leghista: “Che vuoi tu? Chi sei tu per decidere chi deve venire e chi no?”.

Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch, ha commentato così la scelta della comandante Carola Rackete di entrare nel porto di Lampedusa: “Non avevamo scelta. Al comandante (…) non è stata data nessuna soluzione di fronte a uno stato di necessità dichiarato trentasei ore fa. E quindi era sua responsabilità portare queste persone in salvo. La violazione è stata non del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni”.

CATANIA. POLIZIA DI STATO. “UNIVERSITA’ BANDITA”, 40 INDAGATI PER CONCORSI TRUCCATI.

Sono 40 gli indagati nell’indagine “Università bandita” condotta dalla Digos di Catania e che ha accertato come almeno 27 concorsi per professori e ricercatori universitari siano stati truccati.

Al vertice dell’associazione criminale il rettore dell’università di Catania ed il suo predecessore. Tanti i reati accertati dalle indagini partire nel 2016: corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, abuso d’ufficio e truffa aggravata.

Il sistema delinquenziale non era ristretto all’Università etnea ma si estende ad altri Atenei italiani, i cui docenti, nel momento in cui venivano selezionati per fare parte delle commissioni esaminatrici, si sono sempre preoccupati di “non interferire” sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente, favorendo il candidato interno.

Esisteva all’interno dell’Ateneo un “codice di comportamento“ secondo il quale gli esiti dei concorsi dovevano essere predeterminati dai docenti interessati, nessuno spazio doveva essere lasciato a selezioni meritocratiche e nessun ricorso amministrativo poteva essere presentato contro le decisioni degli organi statutari.

Le regole del codice avevano un preciso apparato sanzionatorio: le violazioni erano punite con ritardi nella progressione in carriera o esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico. 

La piena consapevolezza di commettere gravi reati è emersa nelle intercettazioni nelle quali i componenti dell’associazione si raccomandavano di non parlare al telefono e di procedere a bonifiche negli uffici per verificare l’esistenza di microspie ambientali.

GENOVA. POLIZIA DI STATO. ABBATTIMENTO DEL PONTE MORANDI( VIDEO).

Oggi tutti i riflettori sono stati puntati su Genova e quel che rimane del Ponte Morandi, dalle 9 sono iniziate le procedure per l’abbattimento dei piloni del Ponte rimasti in piedi; simboli della tragedia del 14 agosto scorso.

L’evento interessa da vicino la Polizia di Stato che ha la responsabilità dei servizi di ordine e sicurezza pubblica.

Dovranno essere garantiti l’allontanamento e poi il ritorno delle persone residenti nell’area interessata alla demolizione, oltre alla vigilanza della zona per evitare intrusioni o furti.

Sono infatti oltre 3 mila i residenti che, suddivisi per nuclei familiari e appartenenti a fasce d’età sensibili, dovranno abbandonare l’area dalle ore 7 di venerdì 28 giugno alle ore 22 della medesima giornata e comunque sino a cessate esigenze.

L’area di sicurezza entro la quale è vietata la presenza di persone non autorizzate è ricompresa in un raggio di circa 300 metri dal luogo dell’esplosione.

La previsione di una massiccia presenza tra curiosi, autorità, giornalisti, anche internazionali, e degli stessi genovesi che vivranno con apprensione l’ultimo atto di una tragedia prima della ricostruzione, avrà come conseguenza un rafforzamento dei controlli sulle strade, nelle stazioni ferroviarie e nelle zone limitrofe a quella dell’abbattimento.

Infatti gli uomini della Stradale, della Ferroviaria, dei cinofili, del Reparto mobile e del Reparto prevenzione crimine rafforzeranno i servizi ordinari per assicurare, in un giorno così particolare, il regolare svolgimento della vita dei cittadini.

Circolazione

Dall’1 alle 24 del 28 giugno saranno interrotte le due linee ferroviarie che collegano Genova Sampierdarena con Genova Rivarolo (cd. linea Sommergibile) e Genova Borzoli (cd. linea dei Bastioni) e saranno predisposte ulteriori numerose pattuglie dedicate da parte della Polizia ferroviaria al fine di presidiare le aree ricomprese tra le stazioni di Genova Sampierdarena e Genova Rivarolo e la zona interessata dalla demolizione. Inoltre sarà interrotto il traffico merci da e per il porto di Genova.

Sarà interdetto al traffico il tratto compreso tra l’allacciamento autostradale A12 e il casello Genova Ovest e tutti i mezzi pesanti verranno indirizzati verso aree di stoccaggio.

Sarà anche vietata la circolazione, sulle autostrade e sulle strade extraurbane della provincia di Genova, ai veicoli adibiti al trasporto merci con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate, anche se scarichi, dalle ore 7 alle ore 22 del 28 giugno.

La Polizia di frontiera garantirà la regolare movimentazione di persone e veicoli correlati agli imbarchi e agli sbarchi delle linee nazionali ed extra Schengen, potenziando le pattuglie ordinarie.

BRESCIA. POLIZIA DI STATO. FERMATO FOREIGN FIGHTER,ARRUOLATO PER 5 ANNI NELLE MILIZIE DELL’ISIS

È stato fermato dalla Digos di Brescia il 25enne italo marocchino che dal 2013 al 2018 ha combattuto in Siria tra le milizie del Daesh.

L’uomo è accusato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo.

Il ragazzo nato in provincia di Brescia si era trasferito da tempo in Germania dove aveva frequentato ambienti religiosi integralisti e dove aveva avviato il percorso di radicalizzazione.

Nel 2013 si unisce alle milizie qadiste e poi confluisce nelle truppe dell’Isis dove resta sino all’agosto scorso quando viene catturato dalle truppe curdo siriane.

Il foreign fighter nel frattempo aveva fatto arrivare in Siria anche la giovane moglie; con la donna, di origini turche aveva avuto tre figli nati tutti in Siria.

L’operazione è il frutto di una collaborazione internazionale con Fbi, autorità tedesche, Aise ed il ministero degli Affari esteri.

Il coordinamento operativo è stato assicurato dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione mentre la Procura distrettuale di Brescia e la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo hanno coordinato la complessa attività giudiziaria.

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