ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. RESIDENZA PRATOLUNGO DI GAVI: “DISABILI MENTALI MALTRATTATI, PICCHIATI E DERISI DAGLI OPERATORI SANITARI”.

Gavi. L’operazione congiunta dei Carabinieri di Gavi e Novi Ligure ha messo fine ad una serie infinita di maltrattamenti ai danni dei pazienti della Residenza Pratolungo di Gavi.

Venticinque le persone indagate e tredici misure cautelari e sette ai domiciliari, un divieto di dimora e cinque divieti di esercizio della professione per un anno.

I Carabinieri di Gavi e Novi Ligure, coordinati dalla Procura della Repubblica di Alessandria, hanno portato a termine l’operazione “Freedom” che ha fatto emergere numerosi episodi di maltrattamenti compiuti dal personale, operatori Socio Sanitari, OSS, educatori ed infermieri, che collaboravano con la la cooperativa Eliana di Grondona.

Gli investigatori nel corso delle indagini hanno scoperto che gli Operatori Socio Sanitari, OSS, educatori ed infermieri si sono macchiati di atti gravissimi sfociati in maltrattamenti nei confronti di pazienti disabili mentali della Residenza Pratolungo.

La comunità terapeutica di Gavi, in località Zerbi a Pratolungo, era stata sottoposta a controlli da parte dell’Asl Al e dei Nas per gravi le carenze riscontrate nella struttura.
I carabinieri hanno eseguito questa mattina le misure cautelari richieste dalla magistratura al Gip.


L’indagine ha preso il via da una denuncia presentata a inizi anno ai Carabinieri dai genitori di un paziente autistico, affetto da sindrome di Aspergen, in cui veniva chiesto di far luce su quanto stesse accadendo nella struttura a seguito di fondati sospetti sui maltrattamenti a cui erano sottoposti gli ospiti della stessa.
Le indagini hanno ricostruito quello che era solo un sospetto, forse solo una chiacchiera, che avvolgeva la struttura: i 25 dipendenti picchiavano e maltrattavano sistematicamente i pazienti sottoponendoli a violenze fisiche con strattonamenti, spintoni, ingiurie, vessazioni oltre a continue vessazioni denigratorie gravemente lesive della dignità personale dei pazienti.


Le immagini catturate dalle telecamere installate dentro la struttura hanno registrato comportamenti particolarmente gravi da parte di sette operatori, finiti ai domiciliari,che intolleranti e irritabili, picchiavano i pazienti, li buttavano a terra bloccandogli le braccia e infine li deridevano.


Nella casa, che somiglia più alla casa degli orrori che a una struttura per disabili,i pazienti venivano chiusi in una stanza e abbandonati alla solitudine.
Durante le indagini i Carabinieri hanno fatto emergere altri comportamenti lesivi della dignità dei pazienti ai quali non era concesso di incontrare i propri cari da soli, ma solo sotto una attenta sorveglianza degli operatori che facevano anche rispettare in modo inflessibile gli orari di visita di genitori e parenti.
Le attività di riabilitazione e assistenza, molto importante per il recupero e la riabilitazione dei pazienti, non erano inserite nel programma della comunità terapeutica.
Le condizioni di vita nella struttura avevano indotto alcuni “ospiti” a tentare la fuga da quello che somigliava più a un carcere che ad una struttura terapeutica.