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ALESSANDRIA. I MIGRANTI SPARITI DEL MINISTRO DELL’INVASIONE: 5/600 MILA? NO FORSE SOLO 90 MILA.

Il tempo passa inesorabilmente,con il tempo passano le bugie del ministro dell’invasione africana. Erano 5/600 mila solo un anno fa ed ora, forse, sono solo 90 mila, ma gli altri certamente il Ministro Matteo Salvini non li ha rimpatriati considerando che le sue politiche sulle espulsioni sono fallite miseramente, come sono falliti i suoi proclami contro i migranti, i porti chiusi e le Ong.

Ancora non è cessato il rumore, che in verità ha suscitato poche polemiche, sull’ordinanza antiaccattonaggio del sindaco Cuttica che se ha liberato il salotto di piazza Libertà dall’ingombrante presenza delle piccole accattone non ha certo resa la città migliore,non ha sconfitto la povertà, non ha risolto nessuno degli endemici problemi che affliggono Alessandria: occupazione, strade, piccolo commercio e rilancio del centro storico e della periferia.

La giunta Cuttica che amministra Alessandria ha tentato un timido provvedimento per il rilancio delle attività nel centro storico utilizzando lo strumento degli sgravi fiscali per quel che un comune può fare, ma ha dimenticato di coinvolgere i proprietari immobiliari, i locatari per creare un “paniere calmierato” nella giungla degli affitti dei locali ad uso commerciale.

Risultato:”Un ragazzo giovane che volesse avviare una piccola attività artigianale, uno studio professionale o una attività commerciale deve mettere in conto un spesa di almeno 15.000 euro per il solo costo di locazione nei primi 3 anni di attività, di cui il primo anno di locazione, i locatari, ( ma te lo dicono solo dopo aver manifestato l’interesse per il locale), lo pretendo anticipato insieme alla cauzione di almeno 3 mesi e una fidejussione bancaria a loro favore per garantirsi da chiusure improvvise(dicono), con tutte le incognite che una attività appena nata può generare.

Dimentichiamoci per un momento le problematiche giovanili per dipingere un quadro a tinte fosche perché: “In questo quadro disarmante si inserisce il rischio di dissesto del comune di Alessandria, il commissariamento della città con la giunta al gran completo e il consiglio comunale che stazionano, nonostante le misure antiaccattonaggio, davanti alle macchinette del parcometro a chiedere le monetine per pagare i debiti di Alessandria”.

Allora dimentichiamoci dell’invasione dei 500/600 mila migranti irregolari che hanno agitato per mesi i sonni del ministro, delle ronde organizzate dalle bande leghiste militanti e dei suoi elettori.

Matteo Salvini che per anni ha agitato i numeri dell’invasione, ha dato i numeri da giocare al lotto tanto da farne il cavallo di battaglia vincente nella passata campagna elettorale ed ha incassato, infatti almeno 3 milioni, dei 49 truffati e fatti scomparire, di euro pare siano finiti suoi conti correnti dei suoi amici più fidati.

Il ministro ha mantenuto la promessa di rimpatriare 600 mila migrantio irregolari in meno di un anno, No! ma magicamente li fatti sparire, svaniti nel nulla oppure con un opera puntigliosa di pulizia li ha scopati, come la polvere, sotto il tappeto perché nessuno possa più vederli. Dimenticateli perché non ci sono più.

Il ministro contestato un po ovunque durante la sua campagna siciliana, dopo aver vinto 7 regioni a 0 sul centro sinistra, sempre, ovviamente, usando lo spauracchio del migrante, promettendo con lo slogan prima i Sardi, prima i Lombardi, prima i Piemontesi, prima i Liguri tutto quello che nei fatti nega, come l’eliminazione delle accise sui carburanti che invece hanno superato abbondantemente i 2 euro al litro, la flat tax che avrebbe regalato valanghe di soldi a imprenditori e professionisti,ma magicamente scomparsa dall’agenda di governo, il RDC che regalerà pochi spiccioli di elemosina, quota 100 che si sta mostrando come l’ultimo dei fallimenti che lascerà vuote le cattedre senza creare neppure un posto di lavoro in più. Il ministro ora ci ripensa e scopre che: “Il numero di irregolari che si stima siano presenti sul nostro territorio è molto più basso anche rispetto a quanto potessi presumere”. Dal combinato dei dati degli ultimi quattro anni emerge che in Italia si ha una clandestinità di 90 mila soggetti massimo, essendo pessimisti”.

Banalmente in tempo di campagna elettorale questi numeri non sono sfuggiti neppure all’alleato di governo, tanto che il M5s con Di Maio ha finito per aprire un nuovo fronte di polemica con il ministro dell’interno accusandolo di aver rimpatriato pochi irregolari: “Sorprendono le parole del ministro dell’Interno visto che fu proprio lui a scrivere nel contratto di governo il numero di 500 mila irregolari. Non capiamo il senso di dover anche smentire ciò che è riportato dal contratto, forse perché sui rimpatri ancora non è stato fatto nulla?”.

Le salvinate non finiscono mai, immigrazione, sicurezza e terrorismo riscrivono la storia d’Italia e anche in questo caso il ministro dimentica che gli unici attentati sono stati fatti da suoi simpatizzanti e non da estremisti islamici. la riscrittura della storia in chiave salviniana racconta che: “Dal 2015 sono sbarcati 478 mila migranti di cui 268 mila hanno lasciato l’Italia e sono presenze certificate in Paesi Ue e altri 119 mila sono in accoglienza in Italia. Quelli di cui non c’è traccia sono 90 mila. Un numero molto più basso rispetto a quanto qualcuno va narrando in questi giorni.

Ma Salvini sta smontando pezzo a pezzo la sua narrazione dell’invasione non perché stia cambiando quelle politiche tese a raccogliere i voti dell’estrema destra o perché fulminato sulla via di Damasco, ma perché deve difendersi dagli attacchi degli alleati a 5 stelle che lo incalzano sull’esiguità dei rimpatri operati in meno di un anno di governo giallo-verde.

Matteo Salvini spiega in questo modo il fallimento delle politiche in materia di emigrazione ed espulsione: “Stiamo lavorando per le espulsioni, ma per espellere devi trattenere, se non ho posti dove trattenere non posso espellere”. Poi si lancia in una nuova avventura propagandistica promettendo più posti nei Centri per i rimpatri (Cpr).

Attualmente i Cpr operativi sono sei divisi tra Roma, Potenza Bari, Brindisi, Caltanissetta e Trapani, ma Salvini assicura che sono in arrivo altri posti da aggiungere a quelli esistenti: “I posti sono 672, nelle prossime settimane arriveranno altri 250 posti , tra Bari, Roma, Torino e Potenza, altri 400 entro ottobre, quindi a ottobre 2019 arriveremo a triplicare il numero dei posti per gli immigrati che possono essere espulsi, saranno circa 1.400 rispetto ai 400 trovati”.

Il ministro non tiene conto di altri fattori che faranno aumentare in modo esponenziale il numero di clandestini, dai 90 mila irregolari si rischia di superare i 450 mila per effetto delle sanatorie degli scorsi anni,ma che per effetto della crisi ha nuovamente spinto nel limbo della clandestinità migliaia di immigrati che non hanno potuto rinnovare il permesso di soggiorno dopo aver perso il lavoro.

La Fondazione Ismu ha calcolato in circa 450 mila le presenze di immigrati irregolari in Italia, cifra destinata a crescere per gli effetti del decreto sicurezza voluto dal ministro Salvini che farebbero aumentare ulteriormente la fila dei clandestini di almeno 50 mila nel corso dell’anno.

Inoltre se gli irregolari sono 90 mila significa che i governi precedenti non hanno lavorato così male nel blocco degli sbarchi, come invece accusa Salvini. Al M5S si associano le reazioni del PD con Debora Serracchiani: “Dopo un anno che dal Viminale grida all’invasione, Salvini oggi scopre che non deve più rimpatriare i 600 mila migranti irregolari che ci raccontava in campagna elettorale. Avvisi i suoi caporali sui territori che possono stare tranquilli: le ronde possono rientrare”.

Nel gioco a dare i numeri tutti dimenticano che i migranti non sono numeri, ma persone che meritano di vivere una vita dignitosa in luoghi sicuri.

La conta dei morti nel cimitero chiamato “Mediterraneo” non la ricorda nessuno eppure i morti ci sono galleggiano sull’acqua o giacciono in fondo al mare e nessuno se ne preoccupa oppure vengono torturati, violentati e uccisi nei campi di sterminio organizzati in Libia anche con i fondi di “prima gli italiani”.

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