Mese: marzo 2019

ALESSANDRIA.SALDO POSITIVO PER IL TURISMO ALESSANDRINO.

Alessandria, 28 marzo 2019

COMUNICATO STAMPA


Turismo in Alessandria: saldo positivo

La Regione Piemonte ha reso noti i dati delle presenze turistiche nel territorio alessandrino. Le statistiche che penalizzano complessivamente la nostra Provincia, tuttavia, evidenziano per il nostro capoluogo un saldo positivo del 5% circa degli arrivi e del +10 % circa di presenze rispetto all’anno 2017.
“Abbiamo appreso con piacere questi dati che, in un contesto di flessione negativa per l’intera provincia premiano, invece, la Città di Alessandria – ha commentato il sindaco, Gianfranco Cuttica di Revigliasco -. I numeri ci mostrano una città che ha saputo essere più attrattiva rispetto al passato probabilmente per merito delle molte iniziative, qualitativamente diversificate, che sono state messe in campo partendo dal volano degli 850 anni e che, certamente, hanno fatto da traino per stimolare la vivacità culturale e la creatività del territorio. L’alta qualità della nostra offerta culturale come testimonia la mostra ‘Alessandria Scolpita’ a palazzo del Monferrato o il focus su Pellizza da Volpedo alle Sale d’Arte, hanno confermato la vocazione di Alessandria come hub turistica e porta del Monferrato. Siamo consapevoli che molta strada è ancora da percorrere, ma siamo altrettanto convinti di essere sulla via giusta”.
“Sono molti i ‘cantieri culturali’ aperti’: la Cittadella, Marengo, il museo Borsalino su cui si sta alacremente lavorando per arrivare quanto prima ad una sua riapertura, i numerosi eventi che hanno interessato e che interesseranno il circuito dei musei civici, sono tutti aspetti che sono stati e saranno il fulcro di una strategia efficace di promozione della Città – ha continuato l’assessore al Turismo, Mattia Roggero -. Il ponte Meier è stato anche un ottimo mezzo con il quale la Città ha saputo raccontarsi al di fuori dei nostri stessi confini nazionali. Non abbiamo ancora dei dati certi su cui ragionare per capire di che tipo di turismo stiamo parlando, in particolare sulla provenienza e sulla tipologia delle presenze, ma questi dati ci confortano a continuare sulla strada tracciata e proseguire nel ragionamento, promuovendo un’offerta che sia in grado di intercettare una domanda in rapido mutamento e che soddisfi la ricerca di modalità alternative e innovative per trascorrere il proprio tempo libero. Dobbiamo tener presente che lo sviluppo turistico ha come diretta conseguenza lo sviluppo economico e che entrambi gli aspetti vanno considerati in sinergia per costruire percorsi e strategie che guardino al di fuori dei nostri stessi confini cittadini e provinciali, per coinvolgere sempre più visitatori: sicuramente anche i risultati sottesi al finanziamento ed alla progettualità dei fondi Por-Fesr non potranno che dare buoni frutti, a questo riguardo”. 

ALESSANDRIA. IL SINDACO CUTTICA:” PIENA FIDUCIA AL SEGRETARIO GENERALE”.

Alessandria, 28 marzo 2019

COMUNICATO STAMPA


Il Sindaco Cuttica esprime piena fiducia al Segretario Generale:
“Figura fondamentale per efficienza, trasparenza, competenza”

“Sono perplesso e allibito per il clima di accerchiamento che qualcuno, neanche troppo velatamente, sta cercando di creare attorno alla figura del nostro Segretario Generale. Ritengo quindi corretto, e necessario, ribadire alla dottoressa Francesca Ganci il pieno e incondizionato sostegno del Sindaco e di tutta la nostra Amministrazione. In quasi due anni di attività il suo operato ha portato al Comune di Alessandria un fondamentale apporto di legalità, trasparenza, competenza ed efficienza. E speriamo possa continuare a farlo nei prossimi anni”. Il Sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, dopo aver letto nei giorni scorsi qualche articolo “chiaramente strumentale ed eterodiretto”, interviene per spegnere sul nascere qualsiasi polemica e per esprimere totale apprezzamento nei confronti del Segretario Generale di Palazzo Rosso.
“Riepilogo qualche passaggio essenziale, per i più distratti – ha continuato il primo cittadino – . Quando, per volontà degli elettori di Alessandria, mi sono insediato in Comune, nella tarda primavera del 2017, mi è stata consegnata dal Segretario Generale uscente la lettera di quiescenza o pensionamento. A quel punto è stata aperta, come previsto dalla Legge, la procedura per la selezione di una nuova figura che avesse quei requisiti di competenza, correttezza, professionalità che sono indispensabili per ricoprire un ruolo tanto delicato in un Comune come il nostro. La dottoressa Francesca Ganci si è rivelata, per titoli ma anche per determinazione, passione ed entusiasmo, la figura in assoluto più idonea. E in questi due anni ha mostrato di saper tenere la barra dritta in ogni circostanza, dalle gare dell’ente al ‘caso’ mense, fino alla vicenda del bilancio. Ha rappresentato per me, per la Giunta e per i dirigenti un fermo, costante e presente punto di riferimento. Trovo quanto meno curioso che una simile figura possa essere oggetto di critiche e allusioni a mezzo stampa, ma gli ispiratori di questi attacchi resteranno ampiamente delusi e si renderanno presto conto di essere completamente fuori strada. Auspico che la collaborazione con la dottoressa Ganci possa proseguire quanto meno per tutta la durata del mio mandato: la sua competenza, la sua trasparenza, la sua efficienza sono oggi più che mai indispensabili”.

ROMA. DUE RIGHE DEL GOVERNO PENTALEGHISTA TAGLIANO LE TUTELE DEI LAVORATORI.

La medaglia ha molte faccia e una migliaio di sfaccettature, ma sui diritti legati al mondo del lavoro ne ha una sola: i tagli ai diritti che il governo pentaleghista sta realizzando senza farne menzione con alcuno.

Le tutele scese ai minimi europei passati sotto silenzio, dopo l,anuncio di un mese fa della legge delega alle semplificazioni in molte materie, ocmprese quelle del lavoro o della deregolamentazione del lavoro firmata lega e 5 stelle.

Che dire dopo anni di campagna contro il Jobs act di Matteo Renzi, la legge Fornero, una campagna elettorale tutta tesa a denunciare l’attacco ai diritti co del Pd ora i nodi tornano al pettine e il governo gialloverde mostra la sua faccia, quella vera, di destra contro i diritti dei lavoratori.

Il progetto sul lavoro è il vero nodo preoccupante tra la miriade di testi vaghi su altre questioni, ma evidentemente ancora una volta si usa il cavallo di Troia per fingere di regolamentare molti settori mentre l’obbiettivo vero è uno solo: la deregolamentazione del lavoro eliminando tutti i livelli di disciplina superiori alla base prevista dall’Unione Europea: “meno diritti per i lavoratori italiani”.

Il mese scorso la pubblicazione di un comunicato stampa del Governo senza che questo desti particolare attenzione particolare perché si tratta dell’approvazione di dieci disegni di legge delega in moltissime materie, con il fine della codificazione e semplificazione.

Il documento interessante nei non contenuti dove il consiglio dei ministri approva leggi delega per se stesso come se lo svuotamento della titolarità del parlamento nella sua funzione legislativa fosse una pratica ormai sdoganata. Il parlamento inteso come un passacarte, un notaio di decisioni già perse dal governo.

Le dieci leggi delega spaziano nella nebulosa delle materie trattate, si va dalla riforma agricola, codice civile, contratti pubblici, turismo, disabilità, ordinamento militare, istruzione e università, spettacolo, lavoro.

Ma di chiaro non c’è assolutamente nulla, non si sa come andranno riformate lasciando tutto nella vaghezza più assoluta, lasciando spazio alle ipotesi,alle interpretazioni anche in un senso opposto all’altro.

L’anomalia del Governo che delega sé stesso,che lascia spazi e dubbi di incostituzionalità all’art.76 della costituzione: “l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”.

L’unica direttiva chiara, particolarmente precisa accanto alla vaghezza di tutte le altre, è la disposizione in materia di lavoro che si preannuncia come un progetto enorme di deregolamentazione del lavoro e la compressione dei diritti dei lavoratori.

Un esempio per tutti è il congedo di maternità che per legge, in Italia, è di 5 mesi, il più alto in Europa che prevede un congedo di 14 settimane obbigatorie per le sole lavoratrici.

Ma le tutele a rischio sono molte di più e si va dal trattamento di fine rapporto, al licenziamento individuale, le limitazioni del potere datoriale, i diritti di associazione sindacale e di sciopero. I “livelli di regolazione superiori ai minimi” è ampiamente messo in discussione e in pericolo.

la Costituzione della Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli socio-economici per il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione dei lavoratori alla vita politica della comunità.

La Costituzione prevede diritti minimi: l’assistenza per gli inabili, il riposo settimanale e annuale, la parità tra lavoratrici e lavoratori, la retribuzione proporzionata e dignitosa.

Le tutele nel mondo del lavoro nascono per impedire che il lavoratore diventi uno strumento di ricatto delle imprese in un mondo in cui il mercato del lavoro è sempre più deregolamentato: dal divieto del lavoro minorile ai doveri in materia di salute e sicurezza, la normativa di diritto del lavoro rappresenta il tentativo politico di riequilibrare il potere del mercato.

Giuridicamente le convenzioni internazionali come l’OIL, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sono state ratificate dall’Italia e livelli di regolazione superiori ai minimi delle direttive sono previsti anche nella Carta Sociale Europea.

L’abbassamento delle tutele e delle protezioni dei lavoratori viòla l’ordinamento interno e le convenzioni internazionali. La della Corte Costituzionale che ha smontato il meccanismo centrale del Jobs act tra le varie violazioni rispetto alla Carta costituzionale, viene citata quella all’art. 117 Cost, riguardante i trattati internazionali, a causa dell’inosservanza di una norma della Carta sociale.

La censura sull’eventuale incostituzionalità di provvedimenti di erosione delle tutele sarebbe, però successiva alla loro approvazione e attuazione: gli effetti della deregulation avrebbero avuto un impatto negativo sul mercato del lavoro italiano.

La questione fa capolino alle strategie di politica sociale degli Stati europei governati dalla destra: in Ungheria è stata approvata una contestata legge sul lavoro che aumenta il tetto degli straordinari fino a 400 ore all’anno, con la possibilità di rimandare la retribuzione nei tre anni successivi.

L’obiettivo della deregolamentazione e della riduzione delle tutele potrebbe spianare la strada all’abbassamento del costo del lavoro e la conseguente crescita degli investimenti dall’estero.

Il prezzo dell’apparente aumento degli investimenti di capitale sarebbe quello di privare i lavoratori in Italia di quei diritti di sicurezza sociale finora garantiti.

Il rischio, neppure troppo velato alla faccia dello slogan “prima gli italiani” coinvolge il processo socio-economico e democratico in un paese che ci sta abituando all’abuso di potere non solo perché il governa delega se stesso in una funzione legislativa che è propria del parlamento, ma anche perché l’abbassamento delle tutele pone il lavoratore in una condizione di soggezione con cui viene privato dei diritti sociali e della libertà di movimento e di pensiero.

L’equilibrio tra la sicurezza sociale vissuta nell’ambiente di lavoro, fermo restando la libertà economica del datore di lavoro, deve essere garantita insieme alla libertà e alla dignità del lavoratore. La sicurezza sociale, che si sviluppa con il principio solidaristico e lavoristico che caratterizzano le costituzioni socialdemocratiche, è lo strumento tramite cui le persone possono partecipare alla vita politica senza timore che la propria libertà di espressione abbia impatto negativo sul rapporto di lavoro.

Un paragone ideologico esemplificativo ci viene dai primi atti del regime fascista che dopo la presa del potere che furono l’attacco ai sindacati, l’eliminazione delle possibilità di negoziare condizioni di lavoro, mitigate dalla elemosina di provvedimenti assistenziali, che finivano per essere strumenti di consenso e di controllo, che sono alla base della retorica di “prima gli italiani” e che come allora fa perno su finte concessioni sociali, ma che si caratterizza soltanto una su riduzione dei diritti che come nel ventennio sono drastici e pericolosi.

TORINO. REGIONE PIEMONTE. LA UE FINANZIERA’ IL 50% DELLA TAV.

L’Unione Europea finanzierà al 50% i lavori di realizzazione della Torino-Lione: a renderlo noto è l’assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, Francesco Balocco, che in qualità di presidente dell’AIPo (Agenzia interregionale per il fiume Po) ha partecipato alla visita che la coordinatrice europea del Corridoio Mediterraneo, Iveta Radicova, ha effettuato il 27 marzo al porto di Valdaro (Mantova) e alla conca di navigazione sul Po di Isola Serafini (Piacenza), a un anno dalla sua inaugurazione.

Lunedì scorso – precisa Balocco – è stato deciso dall’Unione Europea che i finanziamenti relativi alla prossima programmazione per il Corridoio Mediterraneo nell’ambito dei progetti per l’interoperabilità, la decarbonizzazione e la digitalizzazione copriranno il 50% del costo. Una notizia importante, che vale anche per la Torino-Lione e conferma quanto anticipato nei mesi scorsi”.

Nell’intervento effettuato durante il workshop “Il sistema navigabile del fiume Po nel contesto del Corridoio Mediterraneo – rete dei trasporti TEN-T: realizzazioni e prospettive future”, Balocco ha ricordato “l’importanza dei corridoi europei e la necessità di spostare i traffici merci dalla gomma al ferro e nel caso specifico alle idrovie per superare la dipendenza dal petrolio”.

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