LAVORO E SALUTE

ROMA.LA MORTE “NERA” NEI CAMPI: MORTI 1.500 BRACCIANTI AGRICOLI IN 6 ANNI.

La pacchia è finita, già… la pacchia è definitivamente finita per 1.500 braccianti agricoli morti di fatica nei campi negli ultimi 6 anni.

I braccianti agricoli, migranti con regolare permesso di soggiorno, migranti clandestini o solo uomini che per necessità accettano di essere sfruttati nei campi: “Vivono in baraccopoli senza acqua, senza servizi igienici senza accesso ai servizi sanitari di base”.

La denuncia dei medici presentata in una pubblicazione sul British Medical Journal.

Infine alla fatica di vivere si aggiunge il fenomeno del caporalato, la forma più subdola e violenta di sfruttamento degli esseri umani dove paghi per lavorare e morire di stenti.

Il British Medical Journal ha ospitato un articolo dei medici in cui si denunciano le condizioni di vita dei migranti che vivono nelle baraccopoli. In 1.500 sono morti negli ultimi 6 anni sei anni: sfruttati in modo bestiale nei campi e che vivono in condizioni disumane nelle baraccopoli senza servizi igienici, senza poter avere accesso al più elementare diritto alla salute e ai servizi sanitari di base.

“La pacchia è finita”, smantelleremo le baraccopoli senza dare ai migranti nessuna alternativa se non dormire in strada, ricreare le baraccopoli e continuare a morire di stenti e di malattie.

Una soluzione sarebbe quella di fermare lo sfruttamento in agricoltura dove i migranti vengono pagati 12 euro per 8 ore di lavoro, schiavi dei campi per portare pomodori italiani sulle tavole di tutto il mondo tutto l’anno a prezzi bassi.
I morti di stenti e di malattie non sono gli unici perché a questi bisogna aggiungere i morti ammazzati dal caporalato,come affermano i medici su Bmj.
Claudia Marotta e i colleghi delle Ong Medici con l’Africa Cuamm spiegano che queste persone vivono in baraccopoli senza acqua, senza servizi igienici senza accesso ai servizi sanitari di base.
L’organizzazione dal 2015, in partnership con istituzioni locali, fornisce servizi sanitari di base ai migranti sparsi per tutta Italia. Sono almeno 100 mila sparsi in 50-70 baraccopoli e che nonostante la legge ‘sull’Agromafia’, sono completamente privi di protezione.


Nell’articolo gli autori scrivono: “Salute, migrazione, economia, sviluppo sostenibile e giustizia sono tutti aspetti del nostro mondo tra loro interconnessi ed è un dovere per la comunità scientifica e clinica prendersi cura e dare voce a queste persone mute. Tutti dobbiamo batterci contro lo sfruttamento, la discriminazione, il razzismo e l’egoismo, in qualsiasi forma si presenti”.

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