Mese: febbraio 2019

ROMA.G. di F. CONFISCATO PATRIMONIO IMMOBILIARE DI UN EX PARLAMENTARE.

Comando Provinciale Roma

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito l’ordinanza di confisca della Corte di Appello capitolina avente ad oggetto il patrimonio mobiliare e immobiliare riconducibile a L. L., per un ammontare di oltre 9 milioni di euro.

Il provvedimento in parola conclude, per quanto concerne l’aspetto patrimoniale, la vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto l’ex parlamentare e tesoriere di un partito politico, condannato in via definitiva per appropriazione indebita nel dicembre 2017.

Le indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, avevano consentito di acclarare come L., con la connivenza della moglie e di alcuni professionisti, avesse distratto fondi, per svariati milioni di euro, destinati al partito mediante un complesso sistema di false fatturazioni, realizzato attraverso alcune società a lui riconducibili.

Nel 2012, i rilevanti elementi di prova raccolti avevano portato all’arresto di L., della consorte e di due commercialisti, nonché al sequestro dei seguenti beni, oggi acquisiti al patrimonio dello Stato:

  • quote sociali e intero patrimonio aziendale di una società di capitali;
  • 1 villa sita in Genzano di Roma, del valore di circa 4,1 milioni di euro;
  • 6 appartamenti, 1 box e 1 terreno ubicati a Roma e in provincia de L’Aquila, per un valore complessivo di circa 3,7 milioni di euro; – conti correnti, polizze assicurative e fondi d’investimento per circa 1,3 milioni di euro, per un valore complessivo di circa 9,2 milioni di euro.

PESARO.G. di F. “PIRAMIDE DI CARTA”,ARRESTATO FALSO PROMOTORE FINANZIARIO

Comando Provinciale Pesaro

I finanzieri del Comando Provinciale di Pesaro, lo scorso 11 febbraio, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria denominata “Piramide di carta”, hanno tratto in arresto a Milano, V.R., sedicente promotore finanziario di anni 43, originario della provincia di Messina, responsabile di truffe a danno di centinaia di investitori. L’arresto è stato eseguito in esecuzione di un’ordinanza di misura cautelare personale, emessa in data 5 dicembre 2018 dal Tribunale di Pesaro – Ufficio G.I.P. a seguito di indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica. Il rintraccio del destinatario della misura, all’estero da diversi anni, è stato particolarmente complesso ed ha richiesto molto tempo a causa dell’accortezza usata dal soggetto negli spostamenti.

Per settimane sono state eseguite attività tecniche e di “pedinamento virtuale” – quali intercettazioni telefoniche, tracciatura dei movimenti finanziari, costante monitoraggio dei social network – che hanno portato alla localizzazione della posizione fisica di V.R. in Croazia nella città di Pola ove, indisturbato, si stava attrezzando per svolgere una vita lavorativa analoga a quella italiana. Lunedì 11 febbraio, R. ha però fatto un passo falso: ritenendo di non essere più oggetto di attenzioni, ha deciso di varcare i confini e mettersi in viaggio verso Milano. Il movimento non è sfuggito ai finanzieri pesaresi che, dopo averlo localizzato, lo hanno agganciato e seguito nel suo tragitto che aveva come meta finale un ufficio postale di Milano.

Là ad aspettarlo ha trovato le Fiamme Gialle che sorprendentemente hanno constatato come l’autoveicolo usato per gli spostamenti fosse “rubato”, in quanto sottratto indebitamente a un’impresa di autonoleggio siciliana. La complessa ed articolata attività di indagine, culminata con l’arresto del falso promotore, trae origine da autonoma attività investigativa intrapresa a fine 2014 e con la quale erano stati individuati alcuni soggetti che svolgevano, nella provincia pesarese, un’attività illecita di collocamento di prodotti e strumenti finanziari per un valore complessivo di oltre 3.200.000 euro, promossa da varie società estere, registrate anche in cc.dd. “paradisi fiscali”, tutte facenti capo a V.R.

Il contenuto del sito web di riferimento essenzialmente proponeva investimenti immobiliari in America e Germania, protezione del patrimonio, costituzione di società estere, consulenza del debito con operazioni di saldo e stralcio, e persino un corso da investitore immobiliare con “successo garantito” al costo di euro 13.000. Nel sito web sono state rinvenute anche le testimonianze di alcuni presunti investitori che esaltavano i vantaggi ottenuti dagli investimenti con la società.

V.R. ed i suoi collaboratori ostentavano sul loro diario pubblico di facebook “vite da sogno” e importanti iniziative imprenditoriali, pubblicando continuamente fotografie e racconti di appuntamenti, incontri con potenziali investitori, sopralluoghi finalizzati alla gestione di immobili e, soprattutto, guadagni facili, con l’intento ultimo di attrarre nuovi investitori. Il modus operandi posto in essere dal R. e dai suoi sodali consisteva nell’offerta al pubblico – per lo più attraverso la rete internet e un collaudato passaparola tra investitori soddisfatti, tipico del c.d. “schema Ponzi” – contratti di associazione in partecipazione che garantivano rendimenti sino al 96% del capitale investito, con l’esonero dalle eventuali perdite e con la garanzia della restituzione dell’intero capitale investito.

È stata, quindi, interpellata dall’Autorità giudiziaria pesarese per un raccordo investigativo l’Autorità di vigilanza di settore, ossia la CONSOB, che ha preso conoscenza della portata e della pericolosità del fenomeno rilevato, addivenendo all’adozione dei provvedimenti di sospensione e revoca delle autorizzazioni per l’esercizio di attività finanziaria delle società estere. Il R., con il fine di tentare di aggirare il divieto della CONSOB, si è quindi “associato” con un altro soggetto residente nel milanese, offrendo ai suoi clienti dei nuovi investimenti denominati “CELLE” (o SHARES) che avevano la possibilità – a suo dire – di essere garantiti anche con dei diamanti. Le investigazioni hanno fatto emergere che i prodotti offerti – secondo R. collegati ad operazioni immobiliari ad altissima redditività effettuate in tutto il mondo – erano in realtà inesistenti, così come la sede e l’operatività delle società coinvolte erano puramente formali: una truffa colossale che ha indotto in errore almeno 300 investitori residenti su tutto il territorio italiano, di cui oltre cinquanta nella provincia pesarese.

Le indagini hanno consentito di appurare che gli investitori truffati avevano effettuato numerosi e consistenti bonifici su conti svizzeri, maltesi e croati gestiti dal R. che sono al momento in fase di rintraccio in quanto è stato emesso un decreto di sequestro per un ammontare complessivo di euro 3.260.000. L’operazione si inserisce nella più ampia cornice dell’azione di contrasto della Guardia di Finanza all’abusivismo finanziario e ai delitti contro il patrimonio tramite frode, a tutela del cittadino e dei piccoli investitori.

LECCE. G. di F. “FIORI DI PRIMAVERA”, 27 ARRESTI PER TRAFFICO INTERNAZIONALE DI DROGA.

Comando Provinciale Lecce

Dalle prime luci dell’alba oltre 100 militari del Comando Provinciale di Lecce e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma della G. di F., coordinati dalla Direzione Nazionale Antimafia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, sono impegnati in una vasta operazione antidroga (denominata “FIORI DI PRIMAVERA”), in Italia e in Albania, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dai magistrati della citata DDA di Lecce ed emessa dal G.I.P. del locale Tribunale a carico di 27 soggetti (di cui 21 albanesi e 6 italiani) responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla produzione ed al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Le indagini, durate quasi due anni, hanno permesso di identificare e catturare gli appartenenti a quattro distinti gruppi criminali italo albanesi, con basi operative nella provincia di Lecce e ramificazioni in altre Regioni italiane (Calabria, Toscana, Emilia Romagna, Sicilia, Liguria, Lombardia), tutti responsabili di traffico internazionale di stupefacenti e detenzione ed introduzione nel territorio nazionale di armi e munizioni da guerra.

I capisaldi dei gruppi criminali, quasi tutti albanesi, commissionavano, rivolgendosi ai propri connazionali, organici al sodalizio, ingenti quantitativi di droga da smerciare in tutta Italia ed in altri Paesi europei. Nel Paese delle Aquile venivano reclutati gli scafisti con il compito di trasportare, con potenti gommoni oceanici, tonnellate di marijuana, oltre che cocaina ed eroina dalle coste albanesi a quelle salentine. La fase logistica in Italia, ossia il temporaneo stoccaggio e la commercializzazione delle partite di droga, veniva affidata a complici italiani in posizione “subordinata” rispetto agli albanesi, a testimonianza di quanto le organizzazioni criminali albanesi siano riuscite ad insinuarsi con prepotenza nel tessuto criminale locale e nazionale.

Lo dimostra il fatto che, ripetutamente, gruppi criminali di spessore anche mafioso presenti in Sicilia ed in altre città italiane, si siano rivolti agli albanesi catturati dalle Fiamme Gialle per approvvigionare i rispettivi mercati di ingenti quantitativi di stupefacente pagato in anticipo e per contanti come dimostrano i numerosi sequestri di banconote, generando un vorticoso flusso di denaro verso il Salento e l’Albania sulle cui tracce si sono posti gli inquirenti del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza. Dalle indagini, dunque, emerge un inquietante spaccato della criminalità albanese in grado di garantire ingenti forniture di droga da destinare al mercato europeo (specialmente Germania e Svizzera), di cui, il Salento, rappresenta uno snodo cruciale, complice anche la favorevole posizione geografica di vera e propria “porta d’Oriente”.

L’operazione odierna è stata resa possibile grazie all’istituzione di una c.d. Squadra Investigativa Comune (S.I.C.) tra Magistratura e Finanzieri leccesi con magistrati e forze di polizia albanesi che ha consentito agli investigatori di proseguire le indagini nella Terra delle Aquile scoprendo i luoghi di produzione, preparazione, stoccaggio e spedizione della droga in Italia ed in altri Paesi europei e identificando i componenti delle organizzazioni criminali albanesi responsabili. I militari del G.I.C.O. di Lecce in moltissimi casi, anche con la collaborazione dei mezzi aerei e delle motovedette del Reparto Operativo Aeronavale di Bari, sono stati in grado di “intercettare” le spedizioni in mare e di intervenire sui c.d. “punti di sbarco” lungo il litorale pugliese, compiendo ben 26 distinti interventi operativi nel corso delle indagini ed arrestando in flagranza 31 persone responsabili, insieme ad altre 90 denunciate a piede libero, dell’importazione ripetuta in Italia di 8 tonnellate e mezzo di marijuana e quasi 10 chilogrammi di eroina e cocaina oltre che di armi e munizioni.

Efficace e determinante è stata poi la collaborazione internazionale che ha visto coinvolti il Ministero della Giustizia e dell’Interno, la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.), l’Interpol ed il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP – Ufficio dell’esperto per la sicurezza in Albania) grazie ai quali i Finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Lecce e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma della Guardia di finanza, sono riusciti – in sinergia con la polizia nazionale albanese – a rintracciare all’alba di oggi i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere rifugiatisi nel frattempo in Albania.

TORINO.G. di F. COLLA PERICOLOSA, SEQUESTRATI 700.000 STICK

Comando Provinciale Torino

Contenevano sostanze vietate e pericolose le oltre 700.000 confezioni di colla importate dalla Repubblica Cinese e sequestrate, nei giorni scorsi, dalla Guardia di Finanza di Torino a conclusione di un’operazione che ha visto coinvolte molte Regioni in tutta Italia.

L’indagine, condotta dai Baschi Verdi di Torino e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, è iniziata mesi con alcuni accertamenti tecnico scientifici su campioni di prodotti acquisiti dai Finanzieri in alcuni negozi ed empori nel capoluogo piemontese. Gli esiti hanno confermato la presenza di sostanze vietate pericolose in concentrazione superiore ai limiti consentiti dalla legge ed in particolare dicloroetano, una sostanza cancerogena, tossica e irritante, nonché cloroformio, potenzialmente irritante.

E’ bene ricordare che, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, anche in piccolissime quantità, le sostanze rinvenute avrebbero potuto provocare lesioni acute o croniche. I Finanzieri, nei giorni scorsi, hanno rinvenuto gli stick, di uso comune, stoccati in due diversi depositi in Puglia ed in Campania, all’interno dei quali, grazie anche al supporto dei colleghi di Martina Franca e Torre Annunziata, è stato possibile sequestrare ulteriori 15.000 confezioni di colle pericolose pronte per essere commercializzate sull’intero territorio nazionale.

L’indagine della Guardia di Finanza di Torino ha disarticolato l’intera filiera distributiva dei prodotti nocivi, facente capo a imprenditori italiani e di origine cinese. Al termine dell’operazione, sono dieci gli imprenditori coinvolti e denunciati alla Procura della Repubblica di Torino per numerosi reati; si va dalla frode in commercio alle false indicazioni qualitative del prodotti, dall’immissione in commercio di prodotti pericolosi sino alla commercializzazione di articoli contenenti sostanze vietate. Il valore della merce sequestrata supera i 2 milioni di euro.

L’intervento posto in essere dai Finanzieri, nello svolgimento del loro esclusivo compito di polizia economico-finanziaria, è stato finalizzato oltre alla dismissione dal commercio di prodotti pericolosi, anche a riportare sui giusti livelli i parametri della libera concorrenza, che invece, come accade con la vendita di prodotti non conformi e quindi prodotti in “economia”, causa danni a chi propone merce regolare e a prezzi di mercato.

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