Mese: novembre 2018

AGRIGENTO. FERMATI 11 SCAFISTI AD AGRIGENTO E RAGUSA.

Negli ultimi giorni, complice le buone condizioni del mare, sono ripresi i tentativi di sbarco sulle nostre coste da parte di migranti. In due occasioni l’apparato di sicurezza ha interrotto le attività di sbarco, arrivando ad arrestare in totale 11 scafisti.

La Squadra mobile di Ragusa, in collaborazione con la Sezione operativa navale della Guardia di finanza e con i Carabinieri della compagnia di Modica e Pozzallo, ha arrestato tutto l’equipaggio di scafisti composto da cinque persone di origine egiziana, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Gli stranieri sono accusati di aver condotto verso le coste italiane un’imbarcazione con 264 migranti provenienti dalle coste libiche, che ora sono ospitati nell’hot spot di Pozzallo.

I migranti hanno detto agli investigatori di aver pagato una media di 1.500 euro a testa e che gli scafisti erano dei veri e propri professionisti organizzati, ognuno con un compito ben preciso.

Gli investigatori della Mobile di Agrigento, a Lampedusa, hanno fermato altri sei cittadini egiziani, anch’essi ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Al termine di un’indagine, condotta insieme ai militari della Guardia di finanza, i poliziotti hanno raccolto elementi indiziari a carico dei sei fermati, accusati di aver  effettuato il trasporto illegale di 68 migranti dalla Libia verso l’Italia, introducendoli clandestinamente nel nostro Paese attraverso la frontiera marittima di Lampedusa.

ALESSANDRIA. IL GIORNO DOPO LA DISFATTA CONTRO IL CUNEO. LA ROTTURA CON I TIFOSI E’ VICINA.

Dopo l’ennesima sconfitta il malcontento dei tifosi inizia a farsi sentire. La tifoseria, come di consueto, grida contro il presidente Di Masi, accusandolo di aver rovinato la società, promesse non mantenute, la non conoscenza nel campo calcistico e via dicendo… ma mai nessuno si era permesso, fino a ieri sera, di andare contro i giocatori,( è accaduto che venissero contestati i singoli: Bocalon, Iocolano ed anche l’ex portiere dei grigi Vannucchi,ma mai l’intera formazione),  calciatori  sempre sostenuti e applauditi, infatti, dopo il 3 a 0 subito contro il Cuneo, alcuni sostenitori della squadra ha urlato contro i ragazzi di D’Agostino definendoli incapaci, senza attributi e viziati.

”Il nostro giornale si dissocia dalle contestazioni che eccedono nell’insulto da parte della dei tifoseria. Tentiamo di scrivere la cronaca della partita e cerchiamo di riportare in modo equilibrato i fatti avvenuti durante e dopo la partita. Sosteniamo senza strumentalizzazioni il lavoro svolto dalla società e siamo fermamente convinti in una crescita costante della squadra,avendo sempre presente  che militare nella serie C non è semplice come le chiacchiere da bar.
La composizione della squadra dell’Alessandria è stata in questa stagione proposta in chiave completamente diversa da quella che la società ci aveva abituati negli anni scorsi. Non è sicuramente più la squadra di “din don” Bocalon,Vannucchi,Iocolano, Marras e Gonzalez che ci aveva viziati, perfino esageratamente, e allo stesso tempo traditi per non essere mai riusciti a fare quel salto al di là del fossato,la frontiera che dalla “C” conduce al campionato cadetto della serie “B” dove si odora profumo di professionismo ad un livello che ha poco da invidiare alla serie maggiore,la serie “A”.  Ma fatto sta e di questo anche noi ci rammarichiamo che la serie “B” è sempre stata preclusa ai Grigi, nonostante la qualità della squadra,il livello agonistico e le enormi potenzialità che avevano i grigi degli anni scorsi. Nonostante ciò comprendiamo, e siamo partecipi in prima persona delle frustrazioni delle tifoserie, del “dolore” per le occasioni perse, ma siamo anche coscienti che l’Alessandria del campionato 2018/19 è composta da un gruppo di ragazzi completamente rinnovato. La compagine dei grigi in parte composta da giovani che hanno voglia di fare, voglia di segnare e anche di vincere,ma che se per una parte la giovane età della squadra è un investimento per il futuro,dall’altra manca l’esperienza, la scaltrezza, che non fa cadere nelle trappole degli avversari,(spesso al limite dell’agonismo calcistico consentito), che fa la differenza in campionato”.  

Prima dell’inizio del match è stato osservato un momento per dire NO! alla violenza sulle donne, i calciatori sono scesi in campo accompagnati dalle ragazze della Novese femminile con il simbolico segno rosso sulla guancia.

Nel primo tempo scontro alla pari da parte delle due squadre dove i grigioneri trovano più volte le occasioni per andare in vantaggio, non finalizzandole. I cunesi trovano un gol fortuito dopo una ribattuta di Cucchietti al 23°, tutto facile per Castellana.

Nel secondo tempo il Cuneo sovrasta i grigi e dopo 2 minuti trovano il 2 a 0 con Gissi.DSC_0829.JPG

Molta meno Alessandria nella ripresa che non riesce a trovare spazi e gioca più volte il pallone nella propria metà campo, innervosendo i tifosi con conseguenti fischi. All’87° rigore per gli ospiti, Borello non sbaglia e chiude l’incontro.

In sala stampa il mister chiede a tutti di addossargli ogni colpa e di lasciar stare i ragazzi ”non sono stato in grado di far recuperare le forze ai ragazzi, mi spiace per la sconfitta, nessuna scusa è colpa mia” queste le parole di D’Agostino.

ALESSANDRIA. PERCHÉ LA CGIL DICE NO AL DECRETO PILLON.

Nelle prossime settimane appariranno nelle città della nostra provincia manifesti che dicono “NO” al decreto legge a firma Pillon.

CGIL

Abbiamo deciso come CGIL di dare visibilità al nostro dissenso verso un decreto legge che consegna ai cittadini una idea di famiglia che non ci appartiene e che pensavamo superata nell’Italia del ventunesimo secolo.

La famiglia non è il controllo dell’uomo su moglie e figli. La famiglia non può penalizzare la donna in quanto parte economicamente debole della coppia e non può legittimare comportamenti violenti dell’uomo, avvalendosi dei figli come forma di ricatto.
Una legge che trasforma i figli in “esseri” senza diritto di scelta, di sentimenti, dei pacchi postali da dividersi in parti uguali senza tenere conto delle reali situazione di vita, dei legami di amicizia, delle relazioni sociali ed educative.

Una legge che non permette di fatto ai figli di rifiutare la violenza sulla propria madre e giudicare chi la pratica. Una legge che non obbliga più al mantenimento dei figli dopo la separazione, ci sono più doveri verso le proprietà fisiche che verso i figli nel modello “famiglia del governo del cambiamento”.
La CGIL pensa che una azione di governo non possa essere giudicata a tranci: pensioni, fisco, stato sociale, famiglia, lavoro, salute, sviluppo; un pezzo meglio l’altro peggio.
Noi valutiamo l’idea complessiva dell’Italia e dell’Europa che è rappresentata nella politica del Governo e che si declina nelle aree geografiche a controllo politico giallo o verde e troviamo un progetto stantio di società dove il patriarcato torna prepotentemente di moda con un integralismo di matrice religiosa che ci costringe a manifestare nuovamente per difendere il diritto alla scelta libera della maternità e a difesa della “legge 194”. Una legge che sancisce la maternità a dispetto di chi praticava aborti clandestini arricchendosi, e di chi in modo ipocrita dice di voler difendere la vita.
E dobbiamo manifestare anche nella nostra città, ad Alessandria, dove si maschera questo abominio con una definizione meschina di “Città a favore della vita”, ma anche a Verona, a Milano e in tante altre realtà del Paese.
Un Paese che dice di volersi occupare di vita e di futuro e nel contempo costringe i nostri giovani a scappare dalla disoccupazione e dalla mancanza di prospettive, rendendolo una tra le nazioni più vecchie al mondo dopo il Giappone; dove muoiono almeno 1000 persone all’anno sul lavoro e dove ogni 25 novembre si celebra la giornata contro la violenza sulle donne perché è diventato normale che ogni 60 ore una donna venga uccisa per motivi pseudo sentimentali da un uomo.
La qualità della vita in Italia peggiora costantemente e la soluzione rivoluzionaria governativa al degrado sociale culturale e politico è la ricerca del “nemico” e il bisogno di difendersi da questo “nemico”. Ecco quindi il diritto di armarsi, di sparare al prossimo, di diffidare di chi a orientamenti affettivi diversi, di chi è diverso per colore della pelle per religione per provenienza geografica.
La mancanza cronica di lavoro dignitoso e l’assenza di servizi essenziali, la mancanza di alloggi, tutto si risolve con le parole magiche “prima gli italiani” ma primi su cosa? Su piccoli lavoretti precari senza diritti, su case popolari fatiscenti, su pezzi sempre più risicati di welfare. Primi forse nel precipizio della povertà, e del degrado culturale e sociale?
Ciò che abbiamo di prezioso da difendere è l’eredita della nostra storia post fascista, di una guerra di liberazione che ci consente di essere 70 anni dopo una nazione libera, con una Costituzione che ci indica la strada etica per la convivenza civile, che tiene insieme tutti con pari dignità senza distinzioni di sesso, razza, lingua, opinione politica, religione, condizioni politiche e sociali
Uno Stato figlio della Resistenza deve essere governato da leggi etiche che richiamano i suoi valori alti. Il decreto Pillon non ha diritto di cittadinanza nell’Italia democratica dei diritti e dei doveri nella quale la CGIL non si stancherà mai di riconoscersi e di promuoverne lo sviluppo e la crescita collettiva.

AGRIGENTO. CATTURATO PESCHERECCIO MENTRE RIMORCHIAVA BARCONE CARICO DI MIGRANTI.

Comando Provinciale Agrigento

I trafficanti di migranti nel Canale di Sicilia escogitano nuove strategie per trasferire i migranti dalle coste del Nord Africa a quelle siciliane. Le organizzazioni criminali dedite al favoreggiamento e allo sfruttamento dell’immigrazione illegale sembrano aver adottato nuove modalità operative. In particolare, per le provenienze dalla fascia costiera compresa tra il confine libico tunisino, i trafficanti utilizzano grosse barche da pesca in grado di trasportare o trainare una lancia di servizio per agevolare la traversata di gruppi di poche decine di migranti, che vengono abbandonati fuori dalle acque territoriali italiane a bordo delle imbarcazioni minori, con le quali raggiungere, generalmente, l’isola di Lampedusa.

Anche lo scorso 22 novembre, un motopeschereccio libico di base a Zuwara navigava con al traino una barca in legno vuota, di quelle normalmente utilizzate per distendere le reti, in direzione dell’arcipelago delle Pelagie. Un aereo da ricognizione operante per l’Agenzia Europea FRONTEX operante su indicazione della Direzione Centrale dell’Immigrazionee della Polizia delle Frontiere del Ministero dell’Interno e successivamente un elicottero della Marina Militare imbarcato su Nave Carabiniere, inquadrata nel dispositivo Mare Sicuro, lo hanno localizzato in mare aperto a circa 50 miglia a sud di Lampedusa, documentandone fotograficamente l’attività.

Di lì a poco, in un nuovo passaggio del velivolo, il natante di servizio non era più vincolato al peschereccio, che intanto aveva invertito la rotta, e procedeva carico di persone verso l’isola, distante ormai una quarantina di miglia. L’osservazione aerea, debitamente comprovata dalle riprese video, dimostrava inequivocabilmente il nesso tra l’episodio migratorio ed il ben più grave reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione illegale, quindi, grazie all’immediato raccordo informativo prodotto dal Centro Nazionale di Coordinamento della Direzione Centrale dell’Immigrazione della Polizia delle Frontiere nonché operativo dell’International Coordination Center di Frontex, istituito presso il Comando Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza, veniva attivato un dispositivo navale diretto dal Reparto Operativo Aeronavale di Palermo, che potendo avvalersi, grazie all’alta direzione e coordinamento della Direzione Centrale, in aggiunta alle proprie risorse, della collaborazione di uomini e mezzi resi disponibili dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto e dal Comando in Capo della Squadra Navale della Marina Militare, veniva schierato in parte al limite delle acque territoriali per impedire l’ingresso incontrollato dei migranti sul territorio nazionale. In particolare Nave Carabiniere della Marina Militare si disponeva all’inseguimento del peschereccio impedendone l’ingresso nelle acque territoriali di uno dei Paesi nordafricani.

Non appena i migranti superavano il confine marittimo italiano, gli uomini delle Fiamme Gialle, in costante contatto con la Procura della Repubblica di Agrigento che dirigeva le operazioni di polizia giudiziaria, procedevano con il concorso di un’unità navale della Capitaneria di Porto al fermo degli stessi che venivano condotti presso il locale hot spot e avviati alle procedure di identificazione, accoglienza e sottoposti ai rilievi di polizia. Contestualmente, il peschereccio “madre” giunto ormai, a notte inoltrata, a 35 miglia dalle coste libiche, veniva riconosciuto inequivocabilmente come quello che poco prima aveva trasportato i migranti, per questo, il personale del team d’abbordaggio del Guardacoste della Guardia di Finanza, sotto la protezione ravvicinata di un team di fucilieri della Brigata Marina San Marco, imbarcato su Nave Carabiniere, ne prendeva il controllo.

L’imbarcazione, quindi, veniva agganciata al traino del Pattugliatore Multiruolo “Monte Cimone” della Guardia di Finanza di Messina inviato sul posto in supporto alle operazioni e condotta nel porto di Lampedusa per lo svolgimento dei necessari approfondimenti investigativi. Giunti all’hot spot di Lampedusa venivano avviate, in piena sinergia, le indagini a cura della Squadra Mobile della Polizia di Stato di Agrigento, della locale Brigata della Guardia di Finanza e del personale dello stesso Corpo imbarcato sulle unità navali che aveva eseguito i fermi in mare. Al termine dei riscontri investigativi, le sei persone componenti l’equipaggio del peschereccio, di nazionalità egiziana, venivano sottoposti a fermo con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione illegale, il peschereccio veniva sottoposto a sequestro, mentre per i 68 migranti di provenienza bengalese, egiziana e marocchina, venivano avviate, caso per caso, le pertinenti procedure che condurranno alla loro espulsione o accoglienza.

La piena e fattiva sinergia tra le varie amministrazioni dello Stato, ognuna per la parte di propria competenza, ha permesso la buona riuscita della complessa ed articolata attività di polizia di alto mare a conferma della validità delle procedure in vigore tra le Istituzioni coinvolte.

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