Mese: novembre 2018

NOVI LIGURE. SERIE C FEMMINILE. NOVESE – TORINO, UNA PARTITA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.

Domenica pomeriggio, al Girardengo di Novi Ligure, andrà in scena la partita Novese – Torino, valida per la 6^ giornata di campionato.

Una partita che avrà un senso in più per essere seguita, infatti, le ragazze di ambo le squadre scenderanno in campo con un segno rosso sulla guancia per ricordare e urlare ad alta voce STOP! alla violenza sulle donne. Non solo il calcio femminile ma, in tutti i campi dalla serie A alla serie D i calciatori si uniranno all’iniziativa.

BOLOGNA. OPERAZIONE “THE TRAVELLERS”, FRODE INFORMATICA DA 100.000 EURO AL MESE.

Operazione “The Travellers”

La Polizia di Stato attraverso indagini tecnologiche complesse, intercettazioni, pedinamenti fisici ed informatici e paziente incrocio di migliaia di dati, ha sgominato una pericolosa organizzazione criminale, radicata nell’hinterland napoletano, ma operativa sull’intero territorio nazionale, dedita ad attività di frode informatica di ampio respiro che permettevano di conseguire guadagni illeciti per oltre 100 mila euro al mese. Cinque le misure cautelari eseguite all’alba di questa mattina su disposizione del GIP di Bologna dagli uomini della Polizia Postale e delle Comunicazioni, a carico di altrettanti soggetti, residenti nelle zone di Frattamaggiore e Giugliano in Campania, accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato, alla frode informatica e all’indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico. Un’organizzazione criminale definita dagli stessi inquirenti “itinerante” – specchio del carattere ormai assunto dai reati informatici come “crimini senza territorio” – che agiva in oltre 90 province italiane. Il modus operandi criminoso era particolarmente sofisticato. L’organizzazione partiva con veri e propri agguati ai portalettere di tutta Italia, che venivano pedinati e poi derubati del loro carico di raccomandate, contenenti centinaia di carte di credito emesse dai maggiori istituti bancari ed indirizzate ai clienti finali. Ottenuta la disponibilità delle carte di credito, il problema era l’attivazione delle stesse, e l’ottenimento dei codici PIN per le spendite illecite. A questo punto intervenivano abilissimi hacker, interni all’organizzazione, i quali, impiegando sofisticate tecniche di clonazione delle schede telefoniche SIM appartenenti agli ignari titolari delle carte, riuscivano a penetrare nei sistemi informatici bancari, sostituendosi ai clienti, ed attivando le carte di credito (talvolta aumentandone esponenzialmente il plafond). Il codice pin, infine, era ottenuto con l’impiego di avanzate tecniche di vishing, grazie al quale il ramo dell’organizzazione esperto in “ingegneria sociale” assumeva l’identità delle banche, contattando gli ignari clienti ed inducendoli con l’inganno a comunicare i preziosi codici dispositivi. Ma il PIN carpito illegalmente era solo uno dei sistemi con cui l’organizzazione criminale monetizzava i suoi proventi illeciti: L’associazione disponeva infatti di un solido “apparato tecnico- finanziario”, che si occupava di creare società commerciali di facciata, dotandole di conti correnti bancari ed apparati POS portatili (anche operativi su circuiti internazionali), sui quali le carte rubate venivano “strisciate” e defraudate di decine di migliaia di euro, giustificati a fronte di fatture commerciali radicalmente false. Attraverso gli apparati POS, il gruppo criminale era in grado di simulare acquisti di beni o servizi presso le società “paravento”, monetizzando i proventi degli indebiti utilizzi delle carte di credito che poi confluivano su strumenti prepagati, ed infine prelevati per contanti su sportelli bancomat sparsi per il Paese. Le indagini informatiche e l’esame dei flussi finanziari sono state curate dagli investigatori delle Compartimento Polizia Postale di Bologna, coadiuvati per l’esecuzione delle misure cautelari dai colleghi del Compartimento di Napoli e dei Commissariati PS di Giugliano e Frattamaggiore. Il coordinamento investigativo operato dalla Sezione Financial Cybercrime del Servizio Centrale Polizia Postale di Roma, ha poi consentito di un ricostruire il quadro complessivo dell’attività criminale sull’intero territorio nazionale, evidenziando le coincidenze investigative emergenti dai diversi Uffici e contribuendo a disegnare compiutamente l’imponente scenario criminoso. L’unione di tali attività, permetteva di ricostruire compiutamente la struttura dell’associazione, poiché consentiva di evidenziare le modalità di redistribuzione dei proventi, che dai vertici dell’organizzazione venivano suddivisi ai singoli componenti “autori” delle imprese delittuose o a loro complici occasionali, appositamente reclutati, presenti nelle sedi geografiche prese di mira. Già nel gennaio di quest’anno, le investigazioni tecniche avviate a carico del gruppo criminale dalla Polizia Postale di Bologna avevano portavano all’arresto in flagranza, presso negozi di lusso del centro cittadino, di un 45enne pregiudicato, originario di Napoli, mentre tentava di acquistare dei beni di lusso per migliaia euro con carte di credito rubate. Ingentissimo il danno arrecato nel complesso dall’organizzazione criminale sgominata: migliaia di carte di credito rubate dalla corrispondenza e profitti per oltre 100 mila euro ogni mese, ma una quantificazione totale dei danni sarà possibile solo all’esito delle ulteriori attività d’indagine ed analisi tecnica del materiale rinvenuto presso le abitazioni degli indagati, da parte degli specialisti della Polizia Postale. Ulteriore riprova di come oggi il crimine informatico, applicato all’ambito finanziario, sia ormai in grado di arrecare danni imponenti all’intero sistema economico del Paese. Il buon esito dell’operazione è stato possibile anche grazie alla collaborazione assicurata da Poste Italiane S.p.a., particolarmente preziosa nella parte dell’info-sharing investigativo. Tre delle cinque persone indagate sono state sottoposte a custodia cautelare in carcere, mentre agli altri tre è stata applicata la misura restrittiva dell’obbligo di dimora.

BOLOGNA. I MODELLINI DI AUTO LAMBORGHINI RADIOCOMANDATE, UN AFFARE PER LA CONTRAFFAZIONE

Comando Provinciale Bologna

I finanzieri del Comando Provinciale di Bologna hanno condotto un’operazione, articolata su più interventi, all’esito della quale sono stati sequestrati oltre 7.000 riproduzioni in scala di automobili radiocomandate contraffatte, repliche di autovetture della casa automobilistica Lamborghini.

In particolare, nel corso dello svolgimento di una serie di controlli per il contrasto alla contraffazione, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria sono intervenuti presso la sede di alcuni esercizi commerciali gestiti da cittadini di origine cinese operanti in provincia (nei comuni di Bologna e Budrio) dove hanno rinvenuto, esposte per la vendita, circa 150 modellini di automobili radiocomandate riproducenti, senza legittimo titolo, il design di due note “super car” ( la “Aventador” e l’“Huracan”, oggetto di registrazione comunitaria) dell’azienda di Sant’ Agata Bolognese.

Durante queste operazioni, grazie all’esame della documentazione contabile rinvenuta nel corso delle ispezioni, i finanzieri sono riusciti ad individuare quelli che parevano essere i centri di importazione e distribuzione, due società aventi entrambe sede a Poggio Marino, nella provincia di Napoli.

Questa situazione è stata segnalata alla Procura della Repubblica di Bologna che, nella persona del sostituto procuratore Michela Guidi, oltre a convalidare il sequestro delle macchinine rinvenute presso i rivenditori bolognesi, ha disposto l’esecuzione di una perquisizione presso le aziende partenopee.

L’intervento dei militari ha consentito così di scoprire e sequestrare ulteriori 6.800 articoli contraffatti oltre alla documentazione amministrativo-contabile riferita all’importazione/acquisto dei prodotti (documentazione doganale, fatture di vendita, fatture di acquisto, schede di magazzino) al fine di riscontrare i flussi economici e finanziari generati nell’ambito della commercializzazione posta in essere dalle società coinvolte.

Nello specifico è stato possibile accertare l’importazione dalla Cina e la distribuzione sul territorio nazionale di quasi 21.000 modellini contraffatti. Tutte le attività sono state condotte in stretta collaborazione con l’ufficio legale della casa del Toro, legittima titolare di tutti i diritti di proprietà industriale e di sfruttamento economico, che con i propri periti ha certificato come i modellini oggetto dei sequestri da parte delle Fiamme Gialle fossero effettivamente riconducibili al design delle autovetture a marchio Lamborghini.

I responsabili dell’illecita attività di importazione, due cittadini italiani, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica di Bologna, unitamente ai titolari dei tre esercizi commerciali presenti sul territorio emiliano.

L’intervento si colloca nell’ambito della missione istituzionale della Guardia di Finanza, finalizzata alla tutela del mercato dei beni e dei servizi, alla salvaguardia dei marchi nonché al contrasto di tutte le condotte illecite che minacciano il “Made in Italy”, realizzata mediante una costante azione di controllo economico del territorio.

ALESSANDRIA.IL GOVERNO DEI CONDONI,DEL DECRETO SICUREZZA, I REGALI,ALLE IMPRESE AMICHE E AGLI EVASORI FISCALI. LA “FUFFA” SULLA SICUREZZA DI RICCARDO MOLINARI

Le imprese amiche passano all’incasso per l’aiuto che in questi anni,ma sopratutto nell’ultima campagna elettorale.

Il sindaco di Alessandria con la sua inseparabile sigaretta elettronica.

La Lega pare che di finanziamenti ne abbia ricevuti in abbondanza,il caso Enimont con 200 milioni per la campagna elettorale del sindaco di Milano Formentini, il finanziamento che la società autostrade elargì alla Lega che poi ripagò il finanziatore votando a favore della liquidazione dei controlli e gli adempimenti a carico della concessionaria che Prodi pose come condizione alla società Autostrade.

Il crollo del ponte di Genova strumentalizzato a favore della propaganda elettorale della Lega si è invece dimostrato un boomerang, quindi la questione Genova è scomparsa dall’agenda della Lega, rimane qualcosa solo su quella dei 5 stelle che l’Hanno usata per far passare il condono per 28 mila abitazioni abusive ad Ischia e l’aumento fino a mille volte la quantità consentita di idrocarburi presenti nei fanghi da smaltire attraverso lo sversamento nei terreni.

 

Ma il segretario della Lega Matteo Salvini, dopo essersi fatto paladino della sicurezza, fautore per un uso incontrollato e padrino politico delle lobby industriale che produce armi, chissà come mai dietro ogni crisi sociale,dietro ogni allarme sicurezza spuntano affari milionari in euro a favore dei produttori della sicurezza.

Matteo Salvini ancora una volta non si è smentito e sono anni che conduce una battaglia politica a favore delle sigarette elettroniche,( propaganda e  partecipazione attiva, “prima gli italiani”,ma in questo caso “prima i fumatori”) partecipando a manifestazioni e portando avanti proposte per ridurre le imposte e facilitarne l’utilizzo in luoghi pubblici.

Ma come in ogni “caso” che stranamente coinvolge il ministro degli interni anche in questo “caso” qualcosa non quadra: I favori si restituiscono e a quanto pare la Lega sta per restituire un elargizione di 75.000 euro fatta proprio a favore della Lega.

La Lega ha infatti presentato in Senato un emendamento al decreto fiscale che, contro il parere del ministero della Salute, porterà a un taglio delle imposte e a un condono da 180 milioni di euro per il settore. Intendiamoci si parla di sigarette elettroniche che producono danni ai fumatori esattamente come le sigarette

I giornalisti della Stampa Gianluca Paolucci e Michele Sasso scrivono che nell’ultima campagna elettorale, un importante azienda del settore, la Vaporart, ha versato al partito 75 mila euro: “I soldi sono tanti, ma la Vaporart ha 12 milioni di fatturato e i bilanci in utile. Ha anche oltre due milioni di debiti tributari che, con il condono, diventerebbero magicamente quasi tutti utile netto».

Le campagne di Salvini oltre a fare molta acqua sprofonda sempre in un mare di fango di interessi personali e di partito, specialmente quando in gioco ci sono soldi e se sono tanti.

I titolari della società, i fratelli Gianluca e Stefano Giorgetti,si difendono spiegando di aver incontrato più volte il segretario della Lega, sia nel corso di manifestazioni pubbliche che nel corso di incontri privati nella sede della Lega a Milano: “Ha preso a cuore la nostra battaglia contro una tassa che nel resto d’Europa non c’è”, (ndr Gianluca Giorgetti)  riferendosi all’equiparazione fiscale tra sigarette e sigarette elettroniche introdotta in Italia nel 2014, ma sospesa da anni a causa di una serie di ricorsi in tribunale.

Salvini nel 2014 partecipò allo “Svapo Day”,una raccolta di firme contro l’equiparazione, e da allora difende gli interessi del settore.

La Lega ha così a cuore e portafogli(75.000 euro) che ha preteso venisse inserita nel contratto di governo la  riduzione delle imposte sul settore. Si parla dell’intenzione di “provvedere alla correzione dell’extra tassazione sulle sigarette elettroniche”.

L’emendamento presentato in Senato mette in pratica,amplia,soddisfa e ripaga le promesse.

Le sigarette elettroniche sono tassate come le sigarette, mentre la proposta della Lega prevede di ridurla moltissimo: i liquidi per sigarette elettroniche senza nicotina saranno completamente detassati, mentre gli altri saranno tassati a 0,037 euro per ogni millilitro di nicotina (il ministero della Salute propone invece 1,2 euro di imposte per ogni flacone, con o senza nicotina, e l’estensione dei divieti fino ora previsti solo per le sigarette di tabacco).

L’emendamento contiene inoltre anche il condono per il settore che non è esplicitamente previsto dal contratto di governo.

L’origine di questa misura viene raccontata da Paolucci in un articolo che riproponiamo:

La questione della tassazione sulle sigarette elettroniche si trascina da un po’. Esattamente da quando, nel 2014, il governo decise di riorganizzare la fiscalità del settore, ordinando la giungla precedente ed equiparandola di fatto a quella dei tabacchi. Alla mossa del governo fece seguito un ricorso al Tar di una serie di produttori. Il Tar, il 16 dicembre 2015, ha ritenuto «non manifestamente infondato» il ricorso e rimandato alla Corte costituzionale. La Consulta ha deciso a fine 2017, ritenendo conforme alla Carta la normativa del 2014 e confermando quindi il regime fiscale che questa stabiliva. Tutto bene? Non proprio. Perché nel frattempo i produttori avevano fatto finta di niente, continuando ad auto-applicarsi la normativa fiscale precedente, per loro più favorevole. E pagandone la metà. Sì, perché guardando la relazione che accompagna l’arrivo in Aula del decreto fiscale, si arriva alla tabella che riassume gli effetti economici del condono. Per gli anni dal 2014 al 2018, il settore avrebbe dovuto pagare 205 milioni di euro di imposte.

Il condono della Lega, in sostanza, permetterà di risolvere queste pendenze con il fisco pagando il 5 per cento di quanto dovuto in rate che potranno essere distribuite nel corso di dieci anni.

ALESSANDRIA PREVEDE DI INSTALLARE TELECAMERE DI VIDEO SORVEGLIANZA PER SEICENTOMILA EURO. 

Il capogruppo alla camera,Riccardo Molinari,già condannato in appello per peculato ha annunciato che in provincia di Alessandria arriveranno quasi 600 mila euro  per la videosorveglianza.

Riccardo Molinariha spiegato che il bando sulla videosorveglianza è stato rifinanziato, privilegiando i comuni con il maggior tasso di criminalità.

In tutto il Paese saranno investiti: “37 milioni di euro complessivi per un totale di 428 comuni italiani. Al Piemonte andranno oltre 4 milioni e 274 mila euro, suddivisi tra 96 amministrazioni locali. Mentre altri chiacchierano, la Lega fa i fatti“.

La provincia di Alessandria, dopo Asti e Torino, è la terza realtà piemontese con il maggior investimento economico che andranno così ripartiti:
Alessandria
 (15 comuni) oltre 599.000 euro
Asti (51 comuni) 2.226.000 euro
Biella (2 comuni) 33.000 euro
Cuneo (8 comuni) oltre 320.000 euro
Novara (10 comuni) oltre 291.000 euro
Torino (7 comuni) 681.000 euro
Vercelli (3 comuni) oltre 124.000 euro

Il capogruppo della Lega in un intervento, che somiglia più a un comizio che alla spiegazione pratica dell’utilità e l’utilizzo delle telecamere ha spiegato( il testo è integrale e ripreso da una emittente radiofonica locale):

 “Una politica, quella per la sicurezza dei territori, e delle persone che li abitano, da sempre nel Dna della Lega, e che Matteo Salvini ha sempre posto come priorità assoluta, e ora con coerenza sta perseguendo da Ministro dell’Interno. La richiesta di maggior protezione, da parte dei cittadini e delle imprese, è forte e per nulla legata ad emotività, come qualcuno ha sostenuto in passato: semmai determinata dal bisogno oggettivo di poter vivere, spostarsi, lavorare sul proprio territorio con serenità, e nella certezza che lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, è presente e vigile al fianco delle persone. Esigenza, questa, che emerge con ancora maggior forza nelle piccole comunità, capaci di forte coesione, ma che spesso si trovano a maggior distanza fisica rispetto ai presidi delle forze dell’ordine. Consentire a tanti piccoli e medi comuni del territorio piemontese di effettuare importanti investimenti in videocamere e altri strumenti elettronici di controllo del territorio significa permettere ai cittadini di vivere, muoversi, lavorare in contesti di maggior sicurezza, in forte sinergia con le Prefetture e le Forze dell’Ordine cui spetta naturalmente il compito di intervenire tempestivamente, ogni volta che se ne manifesta la necessità. La Lega come sempre privilegia i fatti alle parole. A chi da anni parla, spesso a vanvera, di insicurezza ‘percepita’ il Governo risponde con un provvedimento che si preoccupa di produrre maggior sicurezza reale, mettendo a disposizione dei sindaci le risorse per dotarsi delle strumentazioni necessarie”. 

In un post su Facebook a Riccardo Molinari rispondono i militanti del Laboratorio Sociale di Alessandria:

Per bocca del concittadino Molinari, capogruppo della Lega alla Camera e già condannato a 11 mesi per il reato di peculato ci viene spiegato come la sicurezza dei territori passi per la spesa di 600mila euro in telecamere.
Tuttavia sappiamo bene che quel tipo di “sicurezza del territorio” è pura retorica acchiappavoti, sappiamo bene che i sistemi di videosorveglianza hanno già fallito in passato propagandati da giunte interessate.
Molinari, la sicurezza che il territorio ha bisogno è quella idrogeologica, quella di una viabilità sostenibile, di un’aria pulita che sia sicura da respirare, una città a misura di bici e di bambini.

A Riccardo Molinari rispondiamo anche noi del Quotidiano on line che sui temi della sicurezza,della lotta alla povertà e del lavoro ci siamo spesi molte volte:

Il tema della sicurezza non passa solo attraverso la militarizzazione del territorio,temi cari alle destre mondiali che alla risoluzione dei proble e dei conflitti antepongono solo propaganda e retorica. 

La sicurezza passa da una migliore ridistribuzione delle ricchezze, dagli investimenti sul territorio che siano in grado di garantire lavoro e una vita dignitosa ai cittadini, la sicurezza intesa come garanzia di integrità fisica e psichica deve necessariamente passare dal recupero dei rapporti personali, sociali ed economici.

La sicurezza non è solo spendere 600 mila euro per installare le telecamere, ma la sicurezza è spendere molto più di 600 mila euro per mettere in sicurezza il territorio dai rischi idrogeologici, mettere in sicurezza le scuole finanziando l’edilizia scolastica, investire sulla salute e sul diritto all’accesso gratuito alle cure mediche per imeno abbienti,sicurezza sociale è  garantire il diritto allo studio e alla formazione continua, la sicurezza è garanzia di un posto di lavoro dignitoso e questo passa per un più attento investimento dei soldi pubblici.

Caro Riccardo Molinari tutto il resto è “FUFFA” , propaganda spalata a piene mani sulla faccia dei creduloni o degli interessati.

     

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KENIA. VOLONTARIA DELLA ONG AFRICA MILELE RAPITA IN KENIA.

Silvia Romano, 23 anni milanese, volontaria italiana della Ong Africa Milele è stata rapita in Kenia da un gruppo armato di cui non si conoscono le finalità. La polizia ha arrestato 14 persone, componenti del commando e stanno ricercando attivamente un uomo allontanatosi dal villaggio poco prima dell’assalto. Il rapimento è avvenuto nella contea di Kilifi.

le foto dell’articolo sono di Silvia Romano prese su facebook

Silvia aveva accettato di recarsi in Kenia per partecipare a progetti di cooperazione internazionale.

La sua vita scandita dai post su facebook la collocano in un orfanotrofio a Likoni con la Onlus Orphan’s dreams, ad agosto prima dl suo ritorno in Italia. Poco dopo era ripartita per il Kenia con un altra Ong per prestare servizio nella contea di Kilifi dove è stata rapita, nello scontro a fuoco sono anche rimaste ferite 5 persone. 

Sulla pagina Facebook di Silvia vengono ampiamente documentate le sue passioni, si può scoprire il suo entusiamo, la sua voglia di giustizia, la dimensione degli altri e la sete di bellezza.

Silvia scrive: “Si sopravvive di ciò che si riceve ma si vive di ciò che si dona. Amo piangere commuovendomi per emozioni forti, sia belle sia brutte, ma soprattutto amo reagire alle avversità. Amo stringere i denti ed essere una testa più dura della durezza della vita. Amo con profonda gratitudine l’aver avuto l’opportunità di vivere.

La testimonianza di una ragazza che rappresenta la meglio gioventù dell’Italia che può guarirci da quella chiusura ottusa di certa politica razista e xenofoba. 

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