ANNUNCI ECONOMICI

ROMA.LAVORO NERO, DI MAIO E LE COLPE DEI PADRI.

Spalare fango, spargerlo come fosse acqua Santa non per purificare, come nell’aspersione, ma per sporcare la vita, la dignità e la visione politica degli avversari politici a volte ci si ritorce contro. Ricorderemo la campagna diffamatoria scatenata, proprio dal movimento di Di Maio, contro il papà di Matteo Renzi, conclusosi con la doppia condanna del giornalista Marco Travaglio per diffamazione, e contro il padre di Maria Elena Boschi, all’epoca ministro, anch’esso scagionato dalle accuse che lo volevano coinvolto nella vicenda delle banche toscane, ma non dal fango che gli è stato buttato addosso.

foto archivio

Ironia della sorte tocca proprio al capo dl movimento, “fangarolo”, che tanti danni ha fatto contro i padri degli ex ministri a dover ora difendersi dalle accuse di usare lavoratori in “nero” nell’azienda di papà.

Il lavoro nero nell’azienda di papà,che ha dichiarato un reddito imponibile di quasi 90 euro nel 2017, guadagnano sicuramente di più i 4 lavoratori irregolari: è bufera su Luigi Di Maio.

Luigi Di Maio è stato chiamato in causa da un servizio delle Iene per la vicenda di un lavoratore, ma altri pare si stiano aggiungendo alla lista, assunto in nero dall’Ardima srl, l’impresa di Antonio Di Maio, padre del vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo.

La storia già poco edificante, per il capo politico del M5s, che ha peggiorato la situazione cercando di spiegare la propria posizione riguardo all’azienda di cui è comproprietario al 50% con la sorella, effettivamente le assunzioni erano irregolari, ma risalgono a un periodo antecedente di due anni a quando Luigi Di Maio è diventato socio( insomma tutto a sua insaputa,ma dove l’abbiamo già sentita questa barzelletta da teatrino d’avanspettacolo?): “Io non gestisco direttamente l’azienda. E tra il 2009 e il 2010 non ero socio. A me questa cosa non risulta ma il fatto è grave, verificherò”,così Di Maio manderà gli ispettori del lavoro nell’azienda di papà,che in realtà è sua per il 50% e per l’altro della sorella. L’impresario che chiede agli ispettori di controllare la sua azienda o forse il pastore che mette il lupo a guardia delle sue pecore.

Di Maio ha anche descritto le difficoltà nei rapporti con il papà: “Io e mio padre per anni non ci siamo neanche parlati, non c’è stato un bel rapporto, adesso è migliorato un po’. A quell’epoca avevo 24-25 anni, io nell’azienda di famiglia ho aiutato mio padre come operaio( in regola?), ma non gestivo le cose di famiglia. Devo verificare questa cosa, verifichiamo tutto assolutamente”.

Le Iene, pare, abbiano raccontato la verità, ma a rendere ancora più vera l’inchiesta delle Iene questa sera potrebbe arrivare la conferma che almeno altre 4 operai sono state assunti irregolarmente.

La notizia del lavoratore irregolare nell’azienda del padre del vicepremier ha inevitabilmente acceso i riflettori sul vice premier, e a rendergli la pariglia con gli attacchi contro Renzi e Boschi, sono giunti gli attacchi di chi era stato accusato di disonestà dal M5S e soprattutto dai vertici del Movimento. 

Maria Elena Boschi, in un video condiviso sui social ha ricordato il fango gettato addosso a lei e a suo padre da parte dei Cinque stelle sulla vicenda Banca Etruria: “Caro signor Di Maio le auguro di dormire sonni tranquilli, di non sapere mai cosa è il sentimento di odio che è stato scaricato addosso a me e ai miei di non sapere mai cosa è il fango dell’ingiustizia che ti può essere gettato contro, perché il fango fa schifo, come fa schifo la campagna di fake news su cui il M5s ha fondato il proprio consenso”.

Matteo Renzi ha accusato i grillini: “quelli dell’onestà, di avere fatto tutta la campagna elettorale spargendo odio in quantità industriale sugli avversari e sulla mia famiglia. Adesso non solo viene condannato due volte Marco Travaglio (senza che la notizia susciti particolare indignazione: i condannati si attaccano solo se sono del PD, evidentemente) ma emerge una brutta storia sul padre di Luigi Di Maio. Una storia fatta di lavoro nero, incidenti sul lavoro, abusi edilizi e condoni (tanto per cambiare). Volevo evitare di parlarne ma il pensiero dei quintali di fango contro mio padre mi ha portato a scrivere una lunga riflessione su Facebook. Spiego perché se Di Maio è un uomo oggi deve chiedere scusa”.

Il vicepremier  ha comunque voluto rimarcare le differenze tra lui e il padre e preso le distanze dagli eventi precisando di non essere socio dell’azienda né di essersi mai occupato delle questioni del padre.

Luigi Di Maio messo all’angolo del ring sta cercando disperatamente di difendersi e per dimostrare la sua buona volontà e trasparenzaha consegnato alcuni documenti alla troupe delle Iene che ieri si è presentata al ministero del lavoro e dello sviluppo economico.

La vicenda dei lavoratori assunti in nero dal padre di Di Maio è finita con l’atto di buona volontà del ministro, anzi questa sera nella nuova puntata saranno chiamati a testimoniare altri occupati in nero. 

Il vicepremier dovrà presentarsi in parlamento e riferire sulla vicenda, perché i senatori del pd hanno presentato un’interrogazione parlamentare in cui chiedono che Di Maio venga subito in aula a dare la sua versione dei fatti.

Condanna anche da Forza Italia mentre Salvini si defila: “Anche su di me ne ho lette di tutti i colori, ma penso che entrambi abbiamo la coscienza a posto”.

Renzi,in riferimento alla notizia, ha aggiunto: “Sulla vicenda del padre di Luigi Di Maio toccherà al figlio vicepremier venire in parlamento e spiegare all’aula ciò che va chiarito. Ma il ragionamento è un altro. Non mi interessa sbirciare dal buco della serratura che cosa ha fatto Di Maio padre. Mi sconvolge pensare che Di Maio figlio ha voluto un decreto dignità prima e il reddito di cittadinanza poi che per definizione sono due misure che fanno aumentare la piaga del lavoro nero.  Bisogna rendere più facili le assunzioni, non i licenziamenti come invece ha fatto il decreto dignità. Bisogna dare incentivi per assumere, come il JobsAct, non il reddito di cittadinanza. Bisogna combattere chi evade, non rinviare le fatturazioni elettroniche. Bisogna sanzionare chi fa gli abusi edilizi, non votare i condoni”. Renzi ha infine ribadito che:  “noi siamo contro il lavoro nero, contro l’evasione, contro gli abusi edilizi. L’imprenditore Di Maio non può dire altrettanto. Ma il politico Di Maio da che parte sta?”