ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. ROMA CHIAMA ALESSANDRIA, PECULATO: RICCARDO MOLINARI SALVATO DALLA NORMA AD PERSONAM SUL PECULATO, MA L’INTERESSATO NEGA.

Mentre Il capo della Lega schiamazza sicurezza e si mette alla guida della ruspa per abbattere le otto villette dei Casamonica, in parlamento con il voto segreto, Lega e M5s, salvano il capogruppo della lega Riccardo Molinari con una norma,in odore di essere ad personam, sul peculato, reato per il quale ha una condanna in secondo grado.

Mandano sotto il governo,ma soprattutto mandano in soffitta definitivamente l’#onestà.

Alla Camera, dove si stava esaminando il provvedimento simbolo del M5s, è avvenuto il fattaccio che permetterà a Riccardo Molinari di presentarsi al convegno organizzato ad Alessandria come una persona nuova, ripulita da ogni macchia: il ddl anti-corruzione.

La maggioranza del Governo è stata battuta con voto segreto e l’emendamento firmato da Catello Vitiello è stato approvato con 284 voti a favore e 239 contrari. 

L’emendamento, che era stato già presentato dalla Lega, ma poi ritirato, si dà un vero e proprio colpo di spugna al reato di peculato, di cui è accusato il capogruppo della Lega e pensare che i grillini da sempre evocano la piazza e lo spettro della forca per i colpi di spugna e le leggi ad personam  a favore di Silvio Berlusconi.. 

 Salvini,arrabbiato per un voto che sostiene essere profondamente sbagliato, ma tanto non vale assolutamente nulla neanche la sua presa di posizione. I numeri alla camera gli danno torto: la Lega alla Camera ha 121 deputati, di cui 9 erano assenti, per un totale di 102 presenti.  9 del M5s non erano presenti alla votazione. La maggioranza, per vincere,aveva bisogno di 106 voti, non è difficile immaginare chi sia stato a votare a favore.

Ma Molinari nega tutto: “Non siamo stati noi”.

l’emendamento spiega che da adesso è colpevole di peculato solo il pubblico ufficiale che maneggia denaro pubblico destinato al proprio ufficio, ma il cui uso non è regolato da norme interne. Quindi, figure come il capogruppo di un partito che gestisce i fondi pubblici destinati al funzionamento del gruppo non sono punibili in caso di utilizzo diverso del denaro, perché i partiti hanno delle regole interne.