ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. GUAZZORA: IL RITORNO DELLO SQUADRISMO CONTRO IL PRESIDIO DEI LAVORATORI IN LOTTA.

Il Comune di Guazzora, provincia di Alessandria, 300 anime più o meno sta vivendo un incubo che ricorda l’Italia del ventennio con lo squadrismo neofascista in difesa degli interessi del “padrone”, interessi che in più occasione si è scontrato con i diritti e le rivendicazioni economiche dei braccianti agricoli.

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I braccianti agricoli di un’azienda locale stanno subendo da troppo tempo una continua  forma di sopraffazione e sfruttamento che nelle campagne pare siano la normalità insieme all’arroganza dei datori di lavoro.

I braccianti lamentano che da sempre i salari sono pagati con ritardo di mesi, le ore di lavoro straordinario non pagate,gli arretrati messi in dubbio,il TFR in ritardo di anni,gli accordi regolarmente disattesi, e l’azienda che si rifiuta di collaborare.

I lavoratori avviliti dal comportamento dell’azienda si rivolgono al sindacato di base CUB di Alessandria, ma la contrattazione non porta a risultati soddisfacenti, anzi non porta ad alcun risultato, lo scontro tra azienda e sindacato è un muro contro muro voluto dalla proprietà.

I braccianti dopo una assemblea a cui hanno partecipato sia lavoratori italiani che immigrati proclamano lo stato di agitazione e lo sciopero.

Quando la situazione sembra sbloccarsi per riprendere la strada della trattativa l’azienda riceve la visita di una delegazione di Casapound. Il fatto non sfugge al sindacato che diffonde un comunicato in cui si denuncia l’accaduto: “l’Azienda Angeleri riceve la visita di una delegazione di Casapound, evidentemente gradita, viste anche le conclamate simpatie politiche dei proprietari”.

I neofascisti, ma non è una novità, giustificano il loro intervento per impedire ai lavoratori di scioperare e creare un danno all’azienda e lo spiegano con le parole di un loro esponente: “perché le aziende del territorio devono essere tutelate, non messe in difficoltà come sta facendo la CUB in questi giorni, che portando i dipendenti allo sciopero hanno rischiato di far perdere consegne all’azienda”.

I neofascisti, esattamente come il fascismo del ventennio, insegnano che se  il padrone non ti paga avrà i suoi buoni motivi, il lavoratore non deve essere egoista, deve sacrificarsi e collaborare  per il “bene comune”, ma sopratutto per il “bene dell’azienda” oppure”ma che vuoi ti faccio lavorare, vorrai mica essere anche pagato”.

Ai lavoratori i neofascisti vogliono ricordare come funziona il “corporativismo”: la rigida difesa del profitto del padrone sul sudore di chi lavora da privare anche della propria organizzazione indipendente, imponendo quel “collaborazionismo” tanto caro a Mussolini e agli squadristi che non hanno mai lavorato,ma pretendono di imporre agli altri le regole del lavoro senza regole.

Il fascismo nato dalla collusione delle organizzazioni padronali, confindustria e grandi proprietari fondiari,serviva solo per difendere i padroni dalle rivendicazioni operaie ce lo insegna la storia.

La complicità dei proprietari terrieri e grandi industriali si manifestava con il finanziamento degli squadristi per aggredire fisicamente operai e braccianti e reprimere nel sangue scioperi, lotte e occupazioni per fermare l’avanzata del movimento dei lavoratori dopo la fine della prima guerra mondiale e la Rivoluzione Sovietica.

 

I neofascisti di Casapound proseguono confermando le posizioni del  ventennio che solo qualche revisionista storica tenta di mettere in dubbio: “Lo sciopero è un diritto dei lavoratori […] ma senza ostacolare il lavoro dell’azienda”.

La CUB Piemonte nel suo comunicato spiega che  uno sciopero che non danneggia il padronato non è uno sciopero vero, ma fittizio e non bisogna mai cadere nel tranello di sovrapporre l’interesse dell’azienda (intesa come proprietà) con quello dei lavoratori.

La CUB ha indetto per sabato 10 novembre alle ore 11:00 un presidio davanti alla prefettura di Alessandria in solidarietà ai braccianti dell’azienda e ai sindacalisti dell’organizzazione locale, invitando “tutti coloro che vogliono difendere sul serio la libertà di organizzazione e di lotta dei lavoratori e l’unità della nostra classe”.