Mese: ottobre 2018

BRASILE.IL BRASILE IN MANI FASCISTE, JAIR BOLSONARO E’ STATO ELETTO PRESIDENTE DEL BRASILE.

l’ex ufficiale dei paracadutisti, denunciato da molti come una minaccia fascista, governerà la quarta democrazia al mondo. Con un passato neofascista Jair Bolsonaro è stato eletto presidente del Brasile battendo il suo rivale Fernando Haddad.

12 punti  percentuali di differenza, il 55,50% contro il 44,46% con il 94% delle schede scrutinate, regala al Brasile il nuovo corso politico ed economico.

La vittoria di Balsorano è stata  immediatamente salutata in italia dal leader della Lega Matteo Salvini: “Anche in Brasile i cittadini hanno mandato a casa la sinistra! Buon lavoro al presidente Bolsonaro, l’amicizia tra i nostri popoli e i nostri governi sarà ancora più forte”.

Nonostante il recupero di consensi dell’ ultimo periodo Haddad, erede politico di Lula da Silva del Partito dei Lavoratori (Pt) , il ballottaggio ha confermato le previsioni dei sondaggi, che davano Bolsonaro favorito alla presidenza del Brasile.

La vittoria di Bolsonaro è una frattura storica tra l’elettorato Brasiliano, dopo quattro governi consecutivi del Pt, e il partito dei lavoratori, che ha chiuso l’esperienza di governo nell’agosto del 2016 con l’impeachment di Dilma Rousseff,seguita dal breve mandato dell’amministrazione di Michel Temer, arrivato alla fine del suo mandato battendo tutti i record di impopolarità.

Le elezioni brasiliane hanno sancito la nuova sconfitta dei partiti e dei leader protagonisti della cosiddetta “marea rosa” progressista che ha investito l’America Latina all’inizio del 21° secolo, dopo le vittorie elettorali del centrodestra in Argentina, Cile, Perù e Colombia e le derive autoritarie in Venezuela e Nicaragua.

La storia di Bolsonaro rappresenta quanto di peggio il Brasile potesse augurarsi, il passato da ex ufficiale dei paracadutisti, noto per il suo appoggio alla dittatura militare, golpista, favorevole alle torture contro le donne e le minoranze razziali, etniche e sessuali,xenofobo e razzista, da deputato è passato per otto partiti  in quasi due decenni di attività parlamentare ed è sempre stato considerato un personaggio eccentrico.

Balsorano è diventato il leader della destra che ha cavalcato il crescente malessere di enormi fasce della società brasiliana.

La crisi economica iniziata durante il governo di Dilma Rousseff, la più grave della storia brasiliana, gli scandali, la corruzione politica che ha colpito i principali partiti politici e portato in carcere Lula, l’escalation della violenza criminale nel paese hanno favorito un sentimento di esasperazione diffusa.  I brasiliani hanno scelto un candidato che si è presentato come un outsider contro l’establishment politico, utilizzando gli stessi argomenti populisti, gli stessi slogan delle peggiori destre mondiali.

Nel ballottaggio il Brasile si è diviso fra chi vedeva in Bolsonaro  pericolo fascista e si è impegnato per impedirgli di vincere le elezioni e chi era disposto a votare chiunque purché fosse impedito il ritorno del PT al potere.

Lo svantaggio di Haddad che è stata la seconda scelta del Pt, che fino alla fine ha sperato nel ritorno di Lula come candidato, non ha sortito l’effetto desiderato.

La candidatura di Lula è stata  bocciata dalle autorità elettorali a causa della sua condanna a 12 anni per corruzione ed è stato l’elemento decisivo per far vincere Bolsonaro. Lula  non è riuscito a spostare i voti al suo successore, né ad ottenere l’appoggio di leader politici di altri partiti per lanciare il suo progetto di”«unità democratica” contro Bolsonaro.

LECCE. LA TAP SI FARA’, MA LE BUGIE SULLA PENALE RESTANO.

Il trio delle meraviglie hanno scoperto solo ora che cancellare le opere ha un costo, ma i grillini lo sapevano da tre anni e fingendosi un tantino tordi se ne sono dimenticati e hanno fatto solo finta per fregare i pugliesi.

Il premier,Giuseppe Conte, ha detto No!  Al popolo della NO TAP ha raccontato che c’è una penale assai costosa da pagare per bloccare il gasdotto che passerà per Meledugno e l’attuale governo, impelagato com’è con lo spread oltre i 300 punti base, il rating abbassato a livello di quasi spazzatura, i capitali che fuggono dal bel paese e l’economia che rallenta proprio non può permettersela.

Tutto ciò lascia qualche dubbio nei più critici alla manovra del governo che può invece permettersi una spesa a deficit per far quadrare i conti della Manovra del Popolo.

Luigi Di Maio ripete che esiste una penale per bloccare i lavori della TAP, ma il povero Di Maio, che ripetiamo essere un politico per caso che casualmente è stato eletto in parlamento ed ancora più casualmente e vicepremier e ministro nel governo dello sfascio, sostiene che prima loro non lo sapevano della penale, adesso sì.

Il “loro” di Di Maio si intende per Movimento 5 Stelle, lo stesso che prima promette e solo dopo verifica se è possibile soddisfare le promesse fatte. Ma è solo un altra bugia che serve al M5s per giustificarsi agli occhi dei salentini che pure avevano riposto la loo fiducia in chi prometteva il blocco dei lavori per la Tap.

Più che l’ansia di giustificarsi con gli attivisti che ha illuso  potè un posto comodo da oltre 10.000 euro al mese per giustificarsi nei confronti di coloro che adesso chiedono le dimissioni di ministri e parlamentari eletti in Puglia; perciò le “balle” hanno un valore e parlare di penali che non esistono rimandano la questione dimissioni a data da destinarsi.

Non esiste alcun contratto tra lo Stato italiano e il Consorzio TAP.  L’opera è privata, ma di interesse pubblico che non è da confondere con opera pubblica.

Trans Atlantic Pipeline ha firmato contratti con le aziende fornitrici che hanno quasi terminato la costruzione del gasdotto e con gli shippers.

TAP, però in caso di stop ai lavori potrebbe chiedere il riconoscimento del danno emergente e lucro cessante per l’autorizzazione che è stata concessa dal ministero dello Sviluppo economico nel maggio del 2015 e che ha messo in moto effetti economici di durata venticinquennale.

I contratti vanno dal 2020 , anno in cui Tap si è impegnata a consegnare la prima fornitura di gas, al 2045.

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Il progetto del TAP (Il Messaggero, 28 ottobre 2018)

Quindi non esistono penali,ma il rischio di vedersi citati in giudizio per i danni derivanti dal blocco dell’opera per non aver completato il percorso autorizzativo dell’opera.

La campagna elettorale portata avanti da Di Battista  parlava di TAP da fermare in 15 giorni mentre venivano firmati tre documenti che autorizzavano il TAP.

Il primo documento è la Ratifica del trattato Italia-Albania-Grecia pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 gennaio del 2014 che dà il via libera alla realizzazione dell’opera con l’Italia che si impegna a non ostacolarla.

Contro l’approvazione i 5 Stelle votarono contro,ma erano consapevoli che il voto favorevole rappresentava un punto di non ritorno per la realizzazione del gasdotto.

Un secondo punto arriva l’11 settembre del 2014 quando il ministero dell’Ambiente dà il via libera al decreto ambientale che autorizza tutte le opere necessarie per costruire il tubo nella parte italiana. 

Infine l’ultimo documento cruciale è del 20 maggio del 2015: l’Autorizzazione unica firmata dal Mise.

Il trattato internazionale, Il decreto ambientale, L’autorizzazione unica rende chiaro che non indietro non si poteva tornare e il M5s lo ha sempre saputo, ma ha ugualmente impostato la campagna elettorale in Puglia con lo slogan:”bloccheremo la TAP in 15 giorni”.

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Southern Gas Corridor (La Stampa, 19 luglio 2018)

I conti delle “penali” sono presto fatti:  l’opera costa 4,5 miliardi, fino ad ora è stata realizzata l’80% dell’opera. Il risarcimento del danno è di circa 3,5 miliardi.

Il governo stima in 11 miliardi di euro il danno per le mancate consegne delle forniture di gas da parte di Tap agli acquirenti, a cui va aggiunto l’utile a cui Tap dovrebbe rinunciare, i costi che ricadrebbero sui produttori azeri per il gas estratto e non venduto.

L’oste ha preparato il conto, ma dei commensali seduti a tavola nessuno vuole mettere mano al portafogli e pagare.

ALESSANDRIA. PAREGGIO IN CASA PER I GRIGI. DE LUCA CADE NELLA TRAPPOLA DI BINI E PRENDE IL ROSSO.

Finisce 1 a 1 l’incontro tra Alessandria e Gozzano. Una partita difficile e nervosa con De Luca che casca nella trappola di Bini.

Il numero 9 grigio ha subito spintoni, calci, tirate di maglie da parte del difensore avversario fino a che alla sua reazione, con cui ha colpito l’avversario al volto, è scattato il rosso diretto.

 

La partita si sblocca al 12°, a favore degli ospiti, dopo una ripartenza sulla sinistra da manuale, Palazzolo non fa altro che mettere il pallone alle spalle di Cucchietti.

 

I Grigi nel primo tempo costruiscono poco, rifugiandosi in un giro palla contestato dai propri tifosi.

Nel secondo tempo i ragazzi di D’Agostino si risvegliano e costringono i Novaresi a chiudersi a centrocampo. Il Pareggio arriva al 57° con Santini che su una palla sporca riesce a girarsi e a calciare rubando il tempo al portiere.

 

Dopo l’espulsione di De Luca, la partita prende una piega molto aggressiva e l’arbitro perde il controllo della gara dovendo interrompere più volte il gioco dando parecchi cartellini gialli.

I due mister in sala stampa sottolineano che per le due squadre sono 2 punti persi e che questo è il campionato più instabile mai giocato, avendo squadre che dall’inizio della stagione hanno giocato 5 partite su 7 e che avendo una rosa lunga è più semplice vincere

 

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VARESE. WHIRLPOOL: DI MAIO SI PRENDE IL MERITO DELL’ACCORDO, MA L’ACCORDO E’ IN CONTINUITA’ CON QUELLO SOTTOSCRITTO DAL GOVERNO RENZI.

Il sindacato contro Luigi Di Maio accusato di prendersi meriti per accordi non suoi, lo aveva già fatto a Riva di Chieri e negli utlimi giorni a Varese , la Fim Cisl lo bacchetta: “Basta prenderti meriti che non hai”

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Alessandra Damiani, segretaria nazionale della Fim Cisl: “Il ministro è corso al ministero per appendersi la medaglia e fare le foto di rito prendendosi meriti di battaglie che non combatte, se non da spettatore, tra l’altro al fotofinish. L’accordo sottoscritto è in continuità con quello siglato con il governo Renzi, con l’allora ministro Guidi”.

 

L’intesa raggiunta tra le parti sociali e i vertici della Whirlpool, la segretaria nazionale della Fim Cisl, Alessandra Damiani,è in continuità con l’intesa raggiunta dal governo Renzi, ma Di Maio che è succeduto a Calenda alla guida del ministero è arrivato di corsa solo per fare le  foto di rito e prendersi i meriti per l’accordo raggiunto tra Whirlpool e sindacati.

“Caro Di Maio basta prenderti meriti che non  hai” così Alessandra Damiani ha svergognato il ministro a 5 stelle,Luigi Di Maio.

I metalmeccanici della Cisl, in occasione dell’accordo con Whirlpool, hanno denunciato il vergognoso spettacolo,che come da copione già messo in atto Ilva e Bekaert, il ministro che gli accordi li ha solo seguiti da spettatore e corso al ministero per prendersi la medaglia al merito e fare le foto di rito: “Il ministro Di Maio è corso al ministero per appendersi la medaglia e fare le foto di rito prendendosi meriti di battaglie che  non combatte, se non da spettatore, tra l’altro al fotofinish. L’accordo sottoscritto è in continuità con quello siglato con il governo Renzi, con l’allora ministro Guidi».

Comunque un merito al Governo, in merito all’accordo Whirlpool, Alessandra Damiani,  lo riconosce e riguarda la riconferma degli ammortizzatori sociali che permetteranno di attraversare il periodo di investimenti in sicurezza:  “Le soluzioni per tenere il lavoro di questo grande gruppo in Italia sono state frutto di dure battaglie dei lavoratori e del sindacato: scioperi e manifestazioni che nel periodo di crisi grazie al lavoro congiunto con il governo hanno costretto l’azienda a restare in Italia e avviare gli investimenti in tecnologia e formazione che  già nel 2015 avevano permesso  il reshoring  delle produzioni dall’estero. L’allora ministro Federica Guidi, nel 2015 ha seguito ogni secondo del negoziato, notti incluse lavorando fianco a fianco con il sindacato. Il ministro Di Maio lo vediamo comparire solo al fotofinish e nelle conferenze stampa. Oggi contrariamente ai toni trionfalistici del comunicato del ministro con lo spread sopra quota 300 le imprese sono in forte difficoltà e lo saranno sempre più. Già i primi dati mostrano un rallentamento delle imprese del triangolo del nord-est.  L’unico provvedimento di politica industriale pubblica che ha funzionato negli ultimi 20 anni:  il Piano per Industria 4.0 che stava dando importanti risultati in termini di ripresa e occupazione, con un orizzonte del lavoro che guardava al futuro e non alle prossime elezioni è stato dimezzato. Insieme alla completa cancellazione del credito d’imposta sulla formazione.  Sono tutti sintomi evidenti dello scarso interesse di questo Governo per il lavoro e per le imprese. D’altra parte un governo che punta a sussidi e condoni,  il lavoro è un di cui in mezzo alla prossima campagna elettorale. Il ministro Di Maio ricordi che noi ci siamo da prima della sua nomina a ministro e c’eravamo prima, non siamo più disposti a tollerale questo pressappochismo e strumentalizzazione dei lavoratori e del sindacato”.

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