ANNUNCI ECONOMICI

ROMA. DUX DI MAIO ESULTA COME UN DITTATORE QUALSIASI, MA C’E’ DEBITO E DEBITO.

Il debito è servito e per chi ha la memoria corta dal default, cioè il fallimentno del paese,nel 2012 ne siamo usciti con il rotto della cuffia con una manovra lacrime e sangue. La manovra Monti-Fornero riportò il differenziale BTP a livelli accettabili,ma costò 250 mila”esodati” che forse erano 400 mila,ma questo è un dato ancora da verificare.

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La reintroduzione dell’IMU sulla prima casa, la riforma delle pensioni che colpì una intera generazione di lavoratori che se la videro scippata sul filo del traguardo.

Sacrifici pagati a duro prezzo dai lavoratori che in nome del risanamento hanno subito la riforma del mercato del lavoro, la precarizzazione del lavoro esistente fino alla liquidazione coatta dell’art. 18, della cassa integrazione in deroga e della mobilità che per molti ha rappresentato il salvagente sociale ed economico alla crisi economica.

Tutti questi sacrifici sono stati buttati nel “cesso” e dopo abver tirato lo sciacquone Di Maio è andato festeggiare sul balcone di palazzo Chigi come un piccolo dittatore qualsiasi. Intanto che Di Maio festeggiava con i suoi deputati e i militanti con le bandiere al vento la borsa perdeva il 2%-, i titoli bancari affossavano e il conto per lo stato in poche ore è stato di 1 miliardo di euro: il primo miliardo di euro di tutti i miliardi che perderemo da oggi al fallimento annunciato dll’economia italiana.

Ma poco importa, quel che importa è aver potuto affacciarsi al balcone e gridare vittoria, ma quale vittoria poi?

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Ma Il balcone viene prima di tutto, se poi è il balcone di Palazzo Chigi per il vicepremier Luigi Di Maio è entusiasta nell’annunciare, affiancato dai suoi ministri, che il Governo avrebbe speso 10 miliardi di euro, ovviamente a debito, per garantire il reddito di cittadinanza di fronte alle bandiere dei 5 stelle esultanti.

L’exploit di Di Maio che reincarna il peronismo argentino in salsa italiana, con un mix di populismo, politiche sociali, culto del capo, che ha dominato per anni la scena sudamericana.

Di Maio dal balcone di palazzo Chigi si affaccia sul baratro che ha fatto reagire male, molto male, i mercati che allo sforamento del deficit/pil, previsto al 2,4 per cento per tre anni nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza,  hanno risposto con il rialzo degli interessi del debito dello stato.

Lo spread,il timore per la tenuta del debito pubblico e gli interessi dei titoli di Stato, è schizzato a quasi 280 punti, i titoli bancari ,detentori della gran parte dei titoli di Stato, sono crollati in borsa.

Per i mercati le azioni degli istituti di credito sono meno appetibili per la presenza di titoli di Stato che rischiano di divenire carta straccia, l’Argentina insegna a chi ha poca memoria.

Il ministro dell’Economia tace mentre i vicepremier Di Maio e Salvini esultano e ostentano indifferenza tanto per i mercati quanto per il monito dell’ Unione europea, che potrebbe infliggerci sanzioni costosissime e intimandoci di rientrare nei limiti dello 0,8%.

Ma i ministri fanno sapere che “se la Ue boccia la manovra, noi andiamo avanti”.

Pierre Moscovici, commissario agli Affari economici, ha spiegato senza troppi fronzoli: “Lo sforamento del deficit porterà a ingrossare ulteriormente lo stock del debito. Se gli italiani continuano a indebitarsi cosa succede? Il tasso di interesse aumenta, il servizio del debito diventa maggiore. Gli italiani non devono sbagliarsi; ogni euro in più per il debito è un euro meno per le autostrade, per la scuola, per la giustizia sociale”.

La Francia di Macron,presa ad esempio da Di Maio, ha deciso di sforare il deficit del 2,8 per cento,ma fare paragoni serve a poco.

La Francia ha un debito pubblico del96,4 per cento del Pil e una credibilità finanziaria maggiore  con lo spread è al 32 punti base.

L’Italia ha un debito sovrano del 130,7%  e uno spread che punta a 300 , sempre sperando che si fermi.

Il “conto” dello sforamento si tradurrà in maggiori tassi di interesse da pagare sui titoli di Stato e quindi in maggiori tasse per i contribuenti.

Ma è solo l’ inizio.