Mese: agosto 2018

CATANIA. I MIGRANTI SBARCANO DALLA MOTONAVE “DICIOTTI”. MATTEO SALVINI INDAGATO MINACCIA DI SEQUESTRARE TUTTA L’ITALIA.

Il lungo e penoso braccio di ferro tra il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, e tutte le istituzioni nazionali e internazionali pare si stia avviando a conclusione.

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La decisione del ministro di permettere ai migranti di scendere e contemporaneamente liberare l’equipaggio della “Diciotti” solo dopo essere stato indagato di reati gravissimi dalla Procura di Agrigento per Sequestro di persona, violenza privata, abuso d’ufficio. I reati per cui il ministro è accusato potrebbero portare a una condanna che varia trai 25 e i 30 anni di reclusione, ma il punto non è se un processo verrà celebrato o se Salvini sarà condannato perché il ministro sta già interpretando la seconda parte del suo spettacolo del teatrino della politica: la parte della vittima che dopo aver seminato odio immaginandosi invulnerabile scopre che la legge in uno stato di diritto vale anche per i potenti o i prepotenti che dir si voglia.

Quale palcoscenico poteva sfruttare il leader della Lega se non un comizio davanti ai suoi più accaniti fans per lanciare la sua sfida al paese, alla magistratura, alle opposizioni,al capo dello stato e a tutta la gente di buona volontà: “Mi indagano, ma io mi prenderò tutta l’Italia” più che una minaccia ci pare al tempo stesso una scemenza e certezza.

Perché Salvini urla frasi che puzzano di minacce eversive nei confronti dello stato. Lo fa perché è ormai certo di essere contemporaneamente l’ago della bilancia nei confronti  qualsiasi governo, il leader e il padrone assoluto del centro destra, specialmente dopo che Berlusconi ne ha preso le difese contro la magistratura, e l’unico in grado di garantire la sopravvivenza del M5s già dopo essersi piegato da mesi ai suoi voleri, alle sue politiche ne è diventato un protettorato: le parole di Di Maio hanno il sapore della resa alla doppia morale, che da sempre costituisce l’asse portante delle destre,giustizialismo e manette per gli avversari politici e i “poveracci”, garantismo e difesa ad oltranza per gli amici, i potenti e gli alleati, anche se solo per una stagione.

Alla richiesta di dimissioni per Alfano in 5 minuti,indagato per abuso d’ufficio,  come tuonava Di Maio si è sostituito:” il nostro codice etico non prevede le dimissioni per Salvini”.

L’unico rischio è che il lupo dopo aver indossato gli abiti della pecorella possa approfittare della situazione per dare la spallata definitiva al “governo del fantasma Giuseppe Conte, che sulla nave “Dicotti” non ha mai espresso una opinione salvo andare in Europa, tornare a casa bastonato, e dichiarare che se Di Maio e Salvini non vogliono lui non verserà la quota di 20 miliardi di euro che spettano all’Italia.

In questa condizione tutti gli scenari sono aperti. La legge finanziaria resta una sconosciuta per volere degli stessi Salvini e Di Maio che sono ormai alla canna dell’ossigeno per le promesse fatte e che non sono in grado di soddisfare verso confronti dei loro elettori, Una apertura di credito che ha portato dritti verso il baratro, di cui i protagonisti non vogliono e no vogliono che si parli:

La promessa al primo consiglio dei ministri di abolire 7 accise sulla benzina, che invece è aumentata fino alla cifra record di 2. 07 euro per un litro di carburante per la benzina verde e 1,95 euro per il gasolio( prezzo alla pompa in autostrada pagata dal sottoscritto di ritorno dalle vacanze).

Il reddito di cittadinanza è stata un altra delle chimere della campagna elettorale, per ora l’unico sostegno al reddito è il REI e la Naspi del passato governo Renzi-Gentiloni.

Il decreto dignità che ha prodotto solo confusione e nuova disoccupazione.

Lo spread che ritorna ai livelli del 2011(da 62 del governo Gentiloni a 296 punti base del governo Conte) e provoca un aumento degli interessi da pagare a a carico degli italiani, 3,07% sui btp decennali.

L’economia che rallenta e le agenzie di Rating che minacciano di declassare l’Italia provocando un nuovo aumento degli interessi a carico del paese.

In tutto questo a tenere banco è stata la sorte di 200 persone tra migranti e membri dell’equipaggio della “Diciotti”.

 

TORINO. BECCATI DALLA G. DI F. CON I SOLDI NASCOSTI NEI POSTI PIÙ IMPENSABILI

LA GUARDIA DI FINANZA DI TORINO HA
MONITORATO CIRCA 4,5 MILIONI DI EURO NELL’ULTIMO ANNO.

Dagli ovetti di cioccolato, ai pacchi regalo, dalle imbottiture delle cinture agli indumenti intimi,
sino ad arrivare ai pannolini per bambini o addirittura agli assorbenti intimi.
Sono vere e proprie opere dell’ingegno, divenute nel corso del tempo, sempre più elaborate,
quelle scoperte dalla Guardia di Finanza di Torino all’Aeroporto di Caselle Torinese che,
unitamente ai Funzionari dell’Agenzia delle Dogane in servizio allo scalo aeroportuale, solo
nell’ultimo anno, ha monitorato un flusso di circa 4,5 milioni di euro. Circa un milione di euro è
stato intercettato dalle Fiamme Gialle e dai Doganieri, che constatavano e verbalizzavano
un’eccedenza, rispetto alle soglie consentite dalla legge, di circa 200.000 euro.
I Finanzieri della Compagnia di Caselle Torinese, che nell’ultimo anno hanno intensificato i
controlli valutari sui passeggeri in partenza e in arrivo presso lo scalo Sabaudo, hanno
selezionato e sottoposto a ispezione circa 600 passeggeri in partenza ed in arrivo presso
l’aeroporto “Sandro Pertini”.
Dei menzionati soggetti sottoposti a controllo, un centinaio sono stati sanzionati, poiché trovati
con ingenti quantitativi di valuta contante al seguito violando, in tal modo, la normativa vigente
che prevede, per i passeggeri, l’obbligo di dichiarare in Dogana gli importi di denaro contante
portati al seguito pari o superiori a 10.000 euro.
Gran parte delle persone controllate in ingresso sul territorio nazionale proveniva dal continente
asiatico quelle in partenza, invece, erano dirette verso paesi africani e dell’est Europa, Romania
in particolare.
Tra gli espedienti adottati per tentare di eludere i controlli vi è quello compiuto da una cittadina
Nigeriana in partenza per Lagos, via Istanbul, alla quale i Finanzieri hanno rinvenuto migliaia di
euro in banconote di diverso taglio, occultati all’interno degli assorbenti intimi ingegnosamente
modificati; oppure, quello realizzato da un soggetto di origine rumena in partenza per Bucarest
che nascondeva il denaro all’interno degli involucri in plastica contenuti negli ovetti di cioccolato
al posto delle sorprese per i bambini.
Fondamentale, in tutti i casi, è stato anche l’apporto fornito dal fiuto del cash dog delle Fiamme
Gialle Escos, il pastore tedesco abituato a riconoscere l’odore delle banconote anche a distanza.
La contestazione degli illeciti amministrativi valutari si colloca in un più ampio dispositivo di
prevenzione e repressione delle violazioni in materia di movimentazione transfrontaliera di valuta
e titoli di credito che si integra alla perfezione con i compiti istituzionali della Guardia di Finanza;
infatti, in questi casi, vengono avviate, dai Reparti del Corpo competenti, le indagini per verificare
la provenienza lecita delle somme e se le stesse siano state denunciate al fisco.

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