Mese: giugno 2018

TORINO. IMMOBILE DEMANIALE TRASFORMATO IN BASE PER TOUR TURISTICI.

LA GUARDIA DI FINANZA DI TORINO HA SCOPERTO UN SACERDOTE CHE HA CEDUTO IN SUBAFFITTO UN IMMOBILE DEMANIALE E LO HA TRASFORMATO IN BASE PER TOUR TURISTICI.

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Il sacerdote affitta un’immobile, destinato agli esercizi spirituali, e lo subaffitta trasformandolo a base per tour turistici nelle capitali europee.
E’ stato denunciato dalla Guardia di Finanza di Torino il sacerdote affittuario dell’ex Caserma“Rocciamelone”, ubicata nella frazione Villaretto del comune di Usseglio, Comune del Torinese e di proprietà demaniale, perché, per trarne profitto, ne faceva un uso distorto.
Nel corso delle indagini condotte dalle Fiamme Gialle di Lanzo Torinese, infatti, è emerso come l’immobile era stato da molti anni concesso in locazione, ad un canone particolarmente agevolato, ad una Parrocchia marchigiana. Il canone annuo di mercato per poter usufruire della struttura, infatti, è stato valutato in oltre 20.000 euro. La normativa è però chiara, gli enti religiosi possono sì usufruire di un canone agevolato corrispondente al 10% del valore del canone di mercato, a condizione che la struttura venga utilizzata, senza alcun scopo di lucro, a fini culturali e formativi.
Per l’affitto della struttura, quindi, il sacerdote pagava allo Stato una somma di poco superiore a 2.000 euro annui. Come accertato dai Finanzieri, però, per ottenere il considerevole “sconto” che l’Agenzia del Demanio di Torino applicava al parroco, il prelato aveva presentato dichiarazioni rivelatesi non veritiere.
L’immobile, costituito da oltre 7000 mq. di superficie per una capacità di circa 120 posti letto, doveva essere esclusivamente destinato, come il religioso si era formalmente impegnato a fare, a campi estivi per ragazzi e famiglie e esercizi spirituali.
I Finanzieri hanno invece scoperto come l’ex Caserma veniva, in modo per niente affatto
occasionale, sub affittata ad altre persone e utilizzata come sosta intermedia nell’ambito di itinerari compresi in pacchetti turistici orientati verso diverse capitali e città europee (un esempio, soggiorno a Usseglio e 4 giorni a Berlino, Parigi e addirittura in Cornovaglia).
Quanto emerso dalle indagini, pertanto, oltra a violare le norme che vietano la sub concessione di beni immobili dello Stato, contrasta con le finalità per le quali veniva concesso il canone agevolato causando, in tal modo, un danno alla comunità calcolato in oltre 190.000 euro.
Il parroco, oltre ad essere stato denunciato alla Procura della Repubblica di Ivrea per indebite percezioni di erogazioni ai danni dello Stato, è stato anche segnalato alla Procura Regionale della Corte dei Conti.

MONZA. “SEGRETO D’UFFICIO”: TRUFFA PER 1 MILIONE DI EURO, ARRESTATE DUE SORELLE.

LA GUARDIA DI FINANZA DI MONZA CON L’OPERAZIONE “SEGRETO D’UFFICIO”HA ARRESTATE 2 SORELLE PER UNA TRUFFA DA OLTRE 1 MILIONE DI EURO.

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I militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Monza hanno dato esecuzione, questa
mattina, ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed ai domiciliari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Monza, nei confronti di due donne, residenti in provincia di Monza e Brianza e Lecco, indagate per truffa aggravata dall’avere, tra l’altro, approfittato di circostanze di persona (parentela, amicizia, età avanzata delle vittime) tali da ostacolare la privata difesa, ricettazione e favoreggiamento reale.
Le indagini sono scaturite da una denuncia presentata alla Guardia di Finanza, nell’ottobre 2016, da due anziani coniugi che riferivano di essere stati vittime di una truffa architettata da una loro vicina di casa, dipendente di Poste Italiane sino al gennaio 2017. Quest’ultima, nel 2014, proponeva alla coppia di sottoscrivere un investimento finanziario a suo dire vantaggioso in quanto riservato solo al personale dipendente di Poste Italiane. Convinti ad aderire, soprattutto per il rapporto di conoscenza con la donna, le due vittime hanno poi versato presso le Poste, tra il 2014 e il 2016, somme di denaro per complessivi 165.000 euro,
senza sospettare nulla, anche perché venivano spesso ricevute nell’ufficio della consulente per la compilazione dei moduli di adesione all’investimento e per i necessari aggiornamenti. Il figlio della coppia, invece, una volta saputo delle operazioni finanziarie concluse dai genitori, notava alcune anomalie nelle modalità di gestione dell’investimento (ad es., la stipula dei
contratti presso l’abitazione dei clienti e la consegna di soldi in contanti) e, chieste spiegazioni presso l’Ufficio Postale dove operava la consulente infedele, scopriva la truffa.
Su delega della Procura della Repubblica di Monza, i Finanzieri del Gruppo hanno eseguito le indagini, scoprendo numerosi altri casi di truffa posti in essere dall’indagata con le medesime modalità in danno di oltre 40 persone sue conoscenti (parenti, amici, vicini di casa e clienti abituali di Poste Italiane). Nel periodo tra il 2013 e il 2016, le vittime, grazie alla vicinanza ed alla fiducia nutrita verso la ex consulente postale, venivano convinte a sottoscrivere dei falsi contratti – spacciati per vantaggiosi investimenti riservati ai soli dipendenti postali – a fronte dei quali versavano alla donna, in contanti, con assegni e bonifici, somme complessivamente pari a 1.100.000 euro, in gran parte da lei spesi nel gioco d’azzardo. Per rendere credibile il raggiro e poi eludere le richieste di chiarimenti che i clienti avanzavano sui ritardi nel
pagamento degli interessi, l’indagata versava sui conti dei truffati delle somme di denaro – a suo dire anticipi sugli interessi – che provenivano dai soldi sottratti ad altri clienti.
L’attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza ha chiarito, inoltre, il ruolo assunto nella commissione delle condotte illecite dalla sorella della ex dipendente postale, indagata quindi per concorso nel reato di truffa, favoreggiamento reale e ricettazione.
Il servizio ha portato all’emissione da parte del G.I.P. di Monza – su richiesta della Procura della Repubblica – di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per la principale indagata e agli arresti domiciliari per la sorella.

REGGIO CALABRIA. ‘NDRANGHETA, SEQUESTRATI 6,5 MILIONI DI EURO.

la GUARDIA DI FINANZA di REGGIO CALABRIA HA APPLICATO LA MISURA DI
PREVENZIONE PATRIMONIALE NEI CONFRONTI DI INDIZIATO DI
APPARTENENZA ALLA ‘NDRANGHETA. SEQUESTRATO PATRIMONIO
DI VALORE STIMATO IN OLTRE 6,5 MILIONI DI EURO.

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Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria e del Servizio Centrale
Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, coordinati della locale
Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, stanno
eseguendo un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione
del Tribunale di Reggio Calabria, che dispone l’applicazione della misura di
prevenzione patrimoniale del sequestro sul patrimonio riconducibile a
AQUINO Nicola Rocco cl.’49, originario di Marina di Gioiosa Jonica (RC),
costituito da n. 24 fabbricati, 10 terreni agricoli, nonché quote societarie e
compendi aziendali relativi a 6 imprese commerciali, per un valore
complessivo stimato di circa 6,5 milioni euro.
Il provvedimento si fonda sulle risultanze delle indagini di cui al p.p. n.
1389/08 R.G.N.R. D.D.A. – operazione “Crimine”, condotta dal Comando
Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria e conclusa nel 2010 con
l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di n. 119
soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, del delitto di cui all’art. 416 bis c.p.
(associazione per delinquere di tipo mafioso), tra cui anche il predetto
AQUINO Nicola Rocco.
Quest’ultimo era stato ritenuto intraneo all’omonima cosca di ‘ndrangheta di
Marina di Gioiosa Jonica (RC) e, in particolare, aveva fatto parte della “locale”
di Marina di Gioiosa Ionica, con il seguente ruolo:
“AQUINO Nicola Rocco, AQUINO Giuseppe, TAVERNESE Vincenzo,
MAZZAFERRO Rocco, COLUCCIO Antonio, con la qualità di partecipi attivi
alla locale, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati,
partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici della società e
dell’associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne
al sodalizio, curando gli affari dell’associazione”.
Tale provvedimento restrittivo non veniva eseguito dagli Organi di Polizia in
quanto l’AQUINO si rendeva irreperibile. Veniva, quindi, emessa nei suoi
confronti ordinanza di custodia cautelare nel mese di settembre 2010 e il
proposto era successivamente dichiarato – con apposito decreto – latitante: e
tale restava per quasi 4 anni, sino alla revoca della misura disposta nel corso
del giudizio di appello.
Con sentenza di primo grado n. 348/2012, il G.U.P. presso il Tribunale di
Reggio Calabria dichiarava AQUINO Nicola Rocco colpevole dei reati
ascrittigli, escluse le aggravanti ex art. 416 bis comma 6 c.p., condannandolo
alla pena di anni 12 di reclusione.
Successivamente, la Corte di Appello di Reggio Calabria, con sentenza n.
10157/2015, assolveva AQUINO Nicola Rocco “per non aver commesso il
fatto”.
In esito alle suddette attività investigative, veniva delegata dalla menzionata
D.D.A. al G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio
Calabria ed allo S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza, apposita indagine a
carattere patrimoniale volta all’individuazione – ai fini dell’applicazione di una
misura di prevenzione – del patrimonio riconducibile al summenzionato
proposto.
In tale ambito, i Finanzieri individuavano, con riferimento al percorso
esistenziale del proposto, le condotte delittuose dallo stesso poste in essere,
le frequentazioni, i legami parentali, i precedenti giudiziari e gli altri elementi
ritenuti fondamentali per la formulazione, ai sensi della normativa antimafia,
da parte della competente A.G., del prescritto giudizio prognostico sulla
pericolosità sociale.
Alla luce di tali risultanze, il Tribunale Sezione Misure di Prevenzione ha
ritenuto sussistente – richiamando il principio dell’“autonoma valutazione” del
materiale probatorio – la pericolosità sociale del proposto “qualificata” dalla
riferibilità ad un’associazione per delinquere di stampo ‘ndranghetista.
Le conseguenti investigazioni a carattere patrimoniale, condotte dai citati
Reparti della Guardia di Finanza attraverso la ricostruzione e l’analisi delle
transazioni economiche e finanziarie operate – negli ultimi trent’anni – dal
proposto e dal relativo nucleo familiare, hanno consentito l’individuazione dei
patrimoni dei quali gli stessi risultavano disporre, direttamente o
indirettamente, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alla
capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi, nonché le fonti
illecite dalle quali il proposto aveva tratto le risorse per la loro acquisizione.
Alla luce di quanto sopra, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia,
la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha
disposto, con l’odierno provvedimento, il sequestro di prevenzione del
patrimonio riconducibile ad AQUINO Nicola Rocco cl. ‘49 costituito dai
seguenti beni immobili, quote sociali e compendi aziendali, per un valore
complessivo stimato in circa € 6.500.000,00:
a. n. 24 fabbricati e 10 terreni ubicati in Marina di Gioiosa Ionica (RC),
Roccella Ionica (RC), Riace (RC) e Stignano (RC);
b. quote sociali e compendi aziendali relativi complessivamente a n. 6
imprese, come di seguito indicato:
– patrimonio aziendale della D.I. “AQUINO SALVATORE” P.IVA
01368670806, con luogo di esercizio in Marina di Gioiosa Ionica (RC),
esercente l’attività di segagione e lavorazione delle pietre e del marmo;
– patrimonio aziendale della D.I. “AQUINO FRANCESCO” P.IVA
01606130803, con luogo di esercizio in Marina di Gioiosa Ionica (RC),
esercente l’attività di commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari, di
materiali da costruzione e legnami;
– patrimonio aziendale della D.I. “GIOIELLERIA AQUINO DI AQUINO
MARIA” P.IVA 02158070801, con luogo di esercizio in Marina di Gioiosa
Ionica (RC), esercente l’attività di commercio al dettaglio di articoli di
gioielleria;
– quote sociali e patrimonio aziendale della “REGINA S.a.s. DI AQUINO
VINCENZO DI FRANCESCO AQUINO & C.” P.IVA 01149810804, con sede
legale in Marina di Gioiosa Ionica (RC) ed unità locale “Bar Il Brutto
Anatroccolo” esercente l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e
bevande;
– quote pari al 33,33 % del capitale sociale della “ISCA DREAM S.r,l.
IMMOBILIARE” P.IVA 02807000795, con sede legale in Isca sullo Ionio (CZ),
esercente l’attività di costruzione di edifici residenziali e non residenziali;
– quote pari al 20 % del capitale sociale della “V.B.D. IMMOBILIARE
S.r.l.” P.IVA 02328670803, con sede legale in Caulonia (RC), esercente
l’attività di lavori generali di costruzione di edifici;
c. rapporti bancari e finanziari comunque riconducibili al proposto e ai
componenti il proprio nucleo familiare, aventi saldo attivo superiore a €
1.000,00.

ROMA. SEQUESTRATI BENI PER 6 MILIONI DI EURO.

LA GUARDIA DI FINANZA DI ROMA HA SEQUESTRATO BENI PER
OLTRE 6 MILIONI DI EURO.

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito un decreto di
sequestro emesso dalla Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del
Tribunale capitolino, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei
confronti dell’imprenditore ADDARI Enzo, classe 1945, del figlio Manuel, dell’ex
moglie GAY Edi e del suo compagno ORTS Michel Jean Dominique.
Questi ultimi tre erano stati tratti in arresto dal Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria
di Roma nel 2010, per associazione a delinquere finalizzata alla
bancarotta fraudolenta a danno di diverse società operanti nel campo delle
pulizie.
Le successive indagini economico-patrimoniali hanno fatto emergere che i beni
oggi cautelati sono stati acquisiti dai proposti o da società a loro riconducibili – a
fronte della dichiarazione di redditi esigui o addirittura nulli – reimpiegando i
proventi illeciti delle attività distrattive e dissipatorie realizzate in pregiudizio del
patrimonio delle fallite.
La macroscopica sproporzione tra il patrimonio accumulato negli anni, da un lato,
e le apparentemente modeste capacità reddituali, dall’altro, hanno condotto
all’odierna misura di prevenzione patrimoniale, avente ad oggetto 10 lussuosi
appartamenti (9 ubicati nel quartiere dell’EUR e uno ad Anzio), 2 automezzi, una
cassetta di sicurezza, polizze vita e disponibilità liquide, per un valore
complessivo di oltre 6 milioni di euro.

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