ANNUNCI ECONOMICI

PECHINO.DA RADIO CINA INTERNAZIONALE: TERRORISMO COMMERCIALE U.S.A. LE PRIME CONSEGUENZE NEGATIVE.

Emergono negli Stati Uniti le prime conseguenze negative del “terrorismo commerciale”

Nonostante l’allarme per gli attriti commerciali scatenati dagli Stati Uniti e lanciato da diversi Paesi come Cina e Canada, cui si è poi aggiunta la voce dell’Ue, secondo cui una guerra commerciale non lascerebbe spazio a vincitori, la Casa Bianca ha continuato ostinatamente ad insistere su questa linea fino ad infliggere danni al “Made in Usa”, di cui è molto orgogliosa.

Venerdì 25 giugno la casa motociclistica statunitense Harley Davidson, che vanta una storia di oltre un secolo, ha deciso di spostare parte della produzione fuori dagli Stati Uniti per evitare le misure doganali ritorsive decise dall’Ue nei confronti degli Usa. Il giorno stesso, i “big five” americani della tecnologia (Facebook, Amazon, Apple, Netflix ed Alphabet) hanno visto andare in fumo 80 miliardi di dollari sul mercato azionario, provocando un “murder case dei mercati” indotto da Harley Davidson.

Negli ultimi due giorni la “furia” del presidente americano si è riversata sui social network. In diversi tweet Trump ha espresso parole di condanna nei confronti di Harley Davidson, colpevole di essere stata la prima, tra tutte le società, ad “alzare bandiera bianca”. Per questo motivo il presidente ha minacciato la casa motociclistica con l’imposizione di tasse “come mai avvenuto in precedenza”.

Donald Trump ritiene che Harley Davidson sia un rappresentante di spicco del “Made in Usa” e che abbia contribuito in modo importante alla sua entrata alla Casa Bianca. L’imposizione di dazi ad altri Paesi e la riduzione delle imposte nei confronti delle aziende domestiche sono misure con cui Trump ha intenzione di tutelare le imprese Usa – proprio come Harley Davidson – incentivandole a fare ritorno in patria con più linee di produzione, capitali e posti di lavoro. Tuttavia, oggi, quest’azienda che ha contribuito al successo di Trump è diventata “ribelle”, e coloro che dovevano essere i più tutelati sono stati i primi a fuggire. Tutto sembra muoversi in direzione contraria rispetto alla volontà di Trump.

In effetti, Trump non ha alcun titolo per condannare Harley Davidson poiché altre aziende di questo tipo sono state costrette in un vicolo cieco proprio a causa dell’adozione unilaterale delle misure di protezionismo commerciale decise dal presidente americano. Inoltre, vista l’imposizione da parte dell’Ue di misure doganali ritorsive nei confronti degli Stati Uniti, la tassazione imposta dall’Unione europea sui prodotti Harley Davidson è cresciuta dal 6% al 31%; In questo modo il prezzo di ogni motociclo in vendita sul territorio dell’Ue ha registrato una crescita media di 2200 dollari, con un aumento dei costi a livello annuale tra gli 80 e i 100 milioni di dollari. Il trasferimento di parte della produzione all’estero deciso da Harley Davidson è stata una scelta obbligata da parte della casa motociclistica, che così ha voluto evitare i rischi.
Harley Davidson è stata la prima azienda del “Made in Usa” ad uscire dal gioco di Trump, provocando, con quest’azione, segnali di fallimento della politica economica e commerciale del governo Usa, insieme ad una serie di effetti a catena. Attualmente, l’industria dell’energia, dell’agricoltura e del manifatturiero si trovano in una situazione di sofferenza; inoltre, con sempre più Paesi – tra cui Cina, India, Turchia, Messico, insieme a quelli dell’Unione europea – che hanno adottato misure doganali ritorsive nei confronti del “Made in Usa”, la Casa Bianca vedrà sempre più aziende domestiche spostarsi in altri Paesi, proprio come ha fatto Harley Davidson. Infine, se Trump deciderà realmente d’imporre le “tasse più alte mai registrate in precedenza” alle aziende statunitensi che intendono portare all’estero la produzione attivando la procedura dell’ “ultimo giorno”, saranno i cittadini americani che per primi dovranno ingoiare il boccone amaro delle conseguenze delle azioni di “terrorismo commerciale” adottate da Trump.

Finora, il “terrorismo commerciale” scatenato dagli Usa attraverso l’adozione di dazi doganali ha avuto enormi effetti sugli investimenti, sull’occupazione, sui mercati e sui consumi in tutto il mondo. Le importazioni da parte di vari Paesi hanno subito rallentamenti, con l’aumento dei prezzi delle materie prime, mentre i prodotti agricoli provenienti dagli Stati Uniti stanno perdendo fette di mercato, insieme alla diminuzione degli ordini da parte delle fabbriche tedesche. A questo proposito il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha detto di aver sentito per prima volta queste parole dai responsabili delle imprese: “gli investimenti sono stati posticipati, insieme alle decisioni e alla disponibilità dei posti di lavoro.”
La presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, e il direttore generale del Foreign Trade Association, Christian Ewert, hanno recentemente ricordato che “non c’è alcun vincitore in una guerra commerciale”. Oggi, Harley Davidson ha spostato parte della produzione all’estero, suscitando l’indignazione di Trump. A causa del numero sempre maggiore di contromisure prese da Paesi come India, Turchia, Messico, Cina, ed anche dall’Unione europea, il governo Usa si troverà a fare i conti con le conseguenze negative delle politiche commerciali da esso stesso adottate.