POLITICA

ROMA.MATTEO RENZI, “IL BULLO DI RIGNANO”, FA SALIRE LA TENSIONE NEL P.D. A TRE GIORNI DALLA DIREZIONE NAZIONALE.

Maurizio Martina,reggente in carica del Pd, non ha apprezzato l’intervento dell’ex segretario da Fazio che,con uno strappo contro nei confronti del partito, ha chiuso a qualsiasi ipotesi d’intesa con i Cinque Stelle, anticipando quale dovrà essere la linea del partito: “Impossibile guidare un partito in queste condizioni”

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Il reggente del Pd,Maurizio Martina,non ci sta ad assecondare l’ex segretario Dem che entra a gamba tesa nella discussione sul confronto con i 5 Stelle e punta il dito contro l’atto di bullismo politico di Matteo Renzi: “Ciò che è accaduto in queste ore è grave, nel metodo e nel merito. Così rischiamo l’estinzione”.

Maurizio Martina entra nel merito dell’intervista che ha bloccato sul nascere qualsiasi tipo di ipotesi di intesa di governo tra il Partito democratico e il Movimento Cinque Stelle.

L’intervista tre giorni prima della Direzione del Pd che ha lo scopo di decidere se avviare un confronto con il movimento per trovare una mediazione possibile per dare vita ad un esecutivo, dopo il fallimento del tentativo di accordo tra lo stesso Movimento e il centrodestra.

Le parole di Renzi non sono piaciute a Martina ed a una parte cospicua del Pd e spiega: “Ora servirà una discussione franca e senza equivoci (in Direzione nazionale) perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”.

L’incontro del 3 maggio rischia di diventare una resa dei conti: “Per il rispetto che ho della comunità del Pd porterò il mio punto di vista alla Direzione, che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione”.

Le parole di Maurizio Martina giungono dopo la presa di posizione di Gianni Cuperlo:“Renzi, come senatore, ha diritto di esprimere la sua opinione. Ma dopo risultato disastroso del 4 marzo non è stata fatta una discussione, si sarebbe dovuta convocare la Direzione tre o quattro volte e discutere insieme e invece si è rimosso tutto. Vedendo ieri Renzi sono rimasto dispiaciuto, quella discussione andava fatta in Direzione, invece commentiamo una intervista attesa come una partita di calcio, ma così un partito si spegne. Quando un leader perde si fa da parte. Lo ha fatto Veltroni, non si fa così dove c’è un deficit di democrazia. Quando un leader perde deve avere la forza di chiedere scusa, mettersi da parte e mettersi nella condizione di ascoltare”.

Dura la posizione di Francesco Boccia, uomo di fiducia al governatore della  Puglia, Michele Emiliano: “Per Renzi non è successo nulla, è fermo al 4 dicembre del 2016. Se avesse a cuore l’interesse del Paese prenderebbe in considerazione la formula dell’appoggio esterno. Facciamolo decidere al partito. E’ sempre sgradevole dire “io ordino ai miei di fare questo” e gli altri eseguono. Facciamo una discussione vera e lasciamo tutti liberi di scegliere, altrimenti questi deputati sembrano soldatini”.

L’intervista di Renzi ha provocato anche la reazione di Di Maio che che nei giorni scorsi aveva aperto ad un’intesa, dopo il fallimento del tentativo avviato con Matteo Salvini e il centrodestra.

Quel: “il Pd la pagherà” pronunciato da Di Maio non è affatto piaciuto agli esponenti del Pd.

Teresa Bellanova su Twitter: “Che dite, quel “la pagheranno” mi pare oggettivamente il miglior modo per gettare le basi per un confronto democratico, no? Non cambiano mai”.

Giuditta Pini commenta: “Di Maio ieri ha mandato una lettera al Corriere per aprire al Pd e spiegarci che lo faceva per il nostro bene. Alla sera, lo stesso giorno, lo stesso Di Maio, su un post ha detto che la pagheremo per le nostre malefatte”.

Carlo Calenda,Ministro dello sviluppo economico, si dice invece d’accordo con le parole di Renzi: “Condivido al 100% e non mi capitava da tempo. Su Repubblica avevo provato a definire contenuti Governo istituzionale e Legislatura costituente per avviare Terza Repubblica. Il Pd recupera autorevolezza se mette in campo una proposta propria non se si divide su quella degli altri”.

La Direzione del 3 maggio ha il compito di trovare una sintesi che dopo l’intervento televisivo del “Bullo di Rignano” appare sempre più lontana, anche se non mancano i tentativi di ricomporre la rottura.

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