Mese: marzo 2018

TORINO. I MORTI ERANO INTESTATARI DI CONTRATTI DI AFFITTO PER OTTENERE CONTRIBUTI AGRICOLI.

LA GUARDIA DI FINANZA DI TORINO HA FATTO EMERGERE UNA TRUFFA CON CONTRATTI DI LOCAZIONE DI TERRENI INTESTATI A DEFUNTI PER OTTENERE CONTRIBUTI AGRICOLI.

L'identità - Le risorse strumentali

L’identità – Le risorse strumentali

Quando si imbatteva in un terreno agricolo apparentemente abbandonato, la prassi
era sempre la stessa: si recava all’Agenzia delle Entrate e lo registrava a suo nome in
qualità di locatario. Il vantaggio? Ottenere in tal modo i contributi agricoli erogati dalla
Regione. C’era però un particolare, i legittimi proprietari non ne sapevano nulla.
Questo è quello che ha scoperto la Guardia di Finanza di Torino nel corso di
un’indagine nei confronti di un agricoltore di Germagnano, piccolo Comune delle Valli
di Lanzo.
Il tutto è nato dalla denuncia di un uomo che casualmente ha scoperto che il terreno
ereditato dai genitori risultava registrato con un contratto di affitto in realtà mai
stipulato.
I Finanzieri della Tenenza di Lanzo Torinese che hanno condotto le indagini coordinati
dalla Procura della Repubblica di Ivrea, hanno ascoltato una trentina di proprietari
terrieri nei comuni di Lanzo Torinese e Germagnano. Dai primi riscontri è emerso fin
da subito che la quasi totalità dei soggetti coinvolti era totalmente all’oscuro che i loro
appezzamenti, sui cui gravava tra l’altro una richiesta di contributo pubblico,
risultassero dati in locazione al fantasioso agricoltore.
“L’operazione” ideata dal maldestro concittadino, infatti, permetteva, mediante la
registrazione del contratto, di ottenere i contributi agricoli che l’A.R.P.E.A., l’agenzia
regionale per i fondi all’agricoltura, eroga a vantaggio dei produttori agricoli.
La vicenda ha assunto toni ancora più spiacevoli quando i Finanzieri hanno accertato
che alcuni dei contratti agricoli erano stati stipulati con persone oramai defunte da
anni, destando l’incredulità e l’indignazione dei parenti delle persone decedute.
La posizione del sessantenne è ora al vaglio della Procura della Repubblica di Ivrea
mentre i Finanzieri stanno già investigando su un altro analogo caso che riguarda
terreni ubicati in comuni della val di Viù.

ROMA. SENTENZA TRIBUTARIA PILOTATA: ARRESTATO STEFANO RICUCCI E UN MAGISTRATO.

LA GUARDIA DI FINANZA DI ROMA PER LA  SENTENZA TRIBUTARIA
“PILOTATA” HA ARRESTATO STEFANO RICUCCI, UN SUO SOCIO
D’AFFARI E UN MAGISTRATO

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OPERAZIONE “EASY JUDGEMENT”
Questa mattina, all’esito delle indagini svolte nel contesto dell’operazione “Easy judgement”,
che a luglio 2016 aveva portato all’arresto di Stefano RICUCCI e Mirko COPPOLA per reati
tributari, i finanzieri del Comando Provinciale di Roma, coordinati dalla Procura della
Repubblica capitolina, hanno eseguito una nuova ordinanza di custodia cautelare
emessa dal GIP del locale Tribunale nei confronti dello stesso RICUCCI, del suo “socio
d’affari” Liberato LO CONTE e di Nicola RUSSO, giudice della Commissione Tributaria
Regionale del Lazio e del Consiglio di Stato (già sospeso dalle funzioni), per corruzione in atti giudiziari.
Le attività investigative, condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Capitale, hanno fatto emergere un accordo corruttivo tra i tre, sottostante all’emissione di una sentenza nell’ambito di un contenzioso tributario tra la MAGISTE REAL ESTATE PROPERTY S.p.A. e l’Agenzia delle Entrate, avente ad oggetto il riconoscimento di un credito IVA di oltre 20 milioni di euro, vantato dalla citata società nei confronti dell’Erario.
Gli approfondimenti eseguiti sulla documentazione e sui file sequestrati nell’estate del 2016 hanno permesso di acclarare le responsabilità dei protagonisti della vicenda, dimostrando che RUSSO – come si legge nel provvedimento cautelare –, già prima della decisione era “legato a costoro da vincoli di fiducia basati sull’amicizia, comune colleganza di interessi e frequentazione, alla base dell’accordo illecito corruttivo concretato anche in regalie e disposizioni economiche di favore”, consistenti, tra l’altro, nel pagamento di cene e serate in noti hotel, ristoranti e locali notturni romani.
Il magistrato – anziché astenersi, come avrebbe dovuto in quanto in conflitto d’interessi –
aveva favorito i suoi “amici”, nella sua qualità di relatore ed estensore della sentenza di
secondo grado, favorevole all’impresa ricorrente, che aveva riformato la precedente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale, di segno opposto.
E’ stata disposta nei confronti di RICUCCI e LO CONTE la misura della custodia in carcere,
di RUSSO quella degli arresti domiciliari.