Mese: marzo 2018

ROMA. LA “BUFALA” DEL MARE ITALIANO CEDUTO ALLA FRANCIA

La campagna elettorale è finita,ma non per tutti,evidentemente, le balle sui social abbondano come il riso sulla bocca degli sciocchi ed accade che il segretario della Lega, Matteo Salvini, la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e parlamentari del Movimento 5 Stelle,continuino a postare notizie false sui social.

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Le solite pagine Facebook,che ormai ci hanno abituati a mangiare pane falso condito con companatico altrettanto falso, diffondono notizie palesemente,ma tra queste ne gira una completamente esagerata con cui viene riesumata una vecchia bufala,che puzza di stantio, che gira da tempo e racconta di un misterioso trattato “segreto” firmato di “nascosto” dal governo Gentiloni,per cui  la Francia starebbe per impadronirsi di larghi tratti di mare italiano tra Toscana, Liguria e Sardegna.

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Giorgia Meloni è stata la primogenitrice che ha riportato la “bufala” agli onori della cronaca e dell’attualità, forse che non bastavano i sarcofaghi egizi a infiammare la campagna elettorale,e su Facebook ha scritto: “Fratelli d’Italia intima il governo in carica ad agire immediatamente per interrompere la procedura unilaterale di ratifica attivata dalla Francia presso Bruxelles, che in caso di silenzio-assenso da parte italiana, conferirà de iure i tratti di mare in questione alla Francia arrecando un gravissimo danno ai nostri interessi nazionali”. Il deputato del Movimento 5 Stelle,Angelo Tofalo, ha abboccato all’amo e ripreso la bufala, sostenendo che il passaggio territoriale avverrà il 25 marzo se il governo non farà nulla per fermarlo, ma secondo NextQuotidiano i primi in assoluto a ciarlare su questa “cazzata” sarebbe stata CasaPound, “che ha immediatamente allertato gli italici eserciti del Nord Ovest per difendere i confini vilipesi”.

A scanso di equivoci  bisogna ammettere che il trattato Caen esiste veramente ed è il frutto di un accordo seguito ad un lunghissimo negoziato tra Italia e Francia,iniziato nel 2006 e terminato nel 2012,ma il trattato prevede di regolare in maniera più precisa i confini marittimi tra Italia e Francia che nelle zone indicate: Sardegna,Corsica,Toscana e Liguria sono piuttosto incerti e forieri di incidenti come quello accaduto alcuni giorni fa quando un peschereccio italiano sarebbe stato abbordato  perché durante una uscita per la pesca del gambero rosso avrebbe sconfinato in acque francesi;incidente poi rientrato per ammissione degli stessi francesi di essersi sbagliati.

Secondo l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che ha dedicato al caso un articolo sul suo blog, in base all’accordo “l’Italia avrebbe ceduto la “Fossa del cimitero” nelle acque di Ospedaletti in provincia di Imperia ottenendo in cambio alcune secche tra Corsica, Capraia ed Elba. Proprio la Fossa del cimitero è un tratto di mare molto ricco dal punto di vista della pesca, con una vivace presenza proprio di gamberoni rossi”.

Il trattato sottoposto a “bufala” è stato condotto da molti governi da destra a sinistra perciò non si capisce a chi attribuire la paternità del “regalo” fatto alla Francia,considerando anche che gli stessi che gridano allo scandalo sono stati tra i promotori della trattativa facendo parte del governo di centro destra tra il 2008 e il 2011.

Il trattato è stato firmato dal governo italiano nel 2015, ma non è stato mai ratificato dal parlamento italiano,che pure avrebbe potuto farlo a maggioranza, e quindi è nullo e non entrerà in vigore ne il 25 marzo ne mai.

Il post di Meloni è stato relegato dal ministero degli Esteri a “bufala” considerando la notizia destituita di ogni fondamento essendo il trattato di Caen privo di qualsuiasi effetto perché mai votato e ratificato dal nostro parlamento.

La prima volta del Caen ha creato il caso in Italia è stata nel gennaio del 2016 con il peschereccio italiano Mina, che  pescando gamberi rossi sulla “Fossa del cimitero”, venne fermato dalla Guardia costiera francese e obbligato a entrare nel porto di Nizza,per poi allontanarsi dopo aver pagato una cauzione da 8.300 euro.

La storia si ripetè alcuni giorni dopo con un altro peschereccio.

De Giorgi allora spiega che l’accordo,sconosciuto in Italia, era invece molto noto in Francia,e con la sua firma la gendarmeria francese si era convinta che fosse già in vigore e quindi iniziò a comportarsi come se lo fosse, fermando le navi italiane che sconfinavano oltre la nuova linea di demarcazione.

Chiarito l’equivoco, il governo francese porse le sue scuse per l’incidente.

La notizia tornata di attualità nelle ultime settimane impazza sui social  a causa della consultazione organizzata il 25 marzo, in cui verranno raccolti pareri e opinioni sulle zone di pesca nel Mediterraneo e l’organizzazione dei confini.

L’ambasciata di Francia in Italia ha smentito Giorgia Meloni e Matteo Salvini spiegando,in un comunicato,che le mappe e il materiale per la consultazione sono “sbagliate” e mostrano i confini tra Italia e Francia come se il trattato di Caen fosse già in vigore.

Il 25 marzo non accadrà nulla di particolare, non ci sono clausole pronte a scattare per rendere effettivo il trattato in maniera unilaterale, come invece scrivono Meloni e Tofalo del Movimento 5 Stelle: l’articolo 4 del trattato, che quest’ultimo cita come sua fonte,che non riporta nulla di quanto affermato.

Da chiarire che il fatto che sia una notizia infondata, o meglio priva di ogni fondamento, non vuol dire che non ci sia un problema reale legato alla pesca per quanto riguarda i confini marittimi tra Italia e Francia.

De Giorgi ha scritto che i confini al momento “sono incerti” e diversi pescatori denunciano da tempo di essere spesso multati, fermati o comunque minacciati dalle autorità francesi per sconfinamenti veri o presunti.

De Giorgi inoltre denuncia anche come queste questioni ricevano molta più attenzione da parte dell’opinione pubblica francese e non siano invece oggetto di dibattito nel nostro paese.

O meglio, lo sono, ma lo diventano in genere quando le “bufale” prendono il posto dalle notizie vere e trasformate in notizie false.

COSENZA. “AUTO STOP” SEQUESTRATA AUTOMOBILE NUOVA AL BOSS “RE DEL PESCE”.

LA GUARDIA DI FINANZA DI COSENZA HA CONDOTTO L’OPERAZIONE “AUTO STOP”.
E SEQUESTRATO AL BOSS FRANCO MUTO UN’AUTOVETTURA NUOVA DEL
VALORE DI EURO 26.500.


La Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Cosenza, coordinata dalla
Procura della Repubblica di Cosenza, ha eseguito un Decreto di sequestro
preventivo, nei confronti di Francesco M., alias “il re del pesce”, ritenuto il
Boss dell’omonimo Clan Cetrarese di matrice ‘ndranghetista e ristretto in
regime speciale di cui all’art. 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario, avente ad
oggetto una “Jeep Renegade” nuova e di prima immatricolazione, del valore di
euro 26.500.
Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari presso il
Tribunale di Cosenza – dr. Piero Santese, su richiesta del capo della Procura
Bruzia – dr. Mario Spagnuolo, è scaturito da un’indagine di Polizia Giudiziaria
effettuata dai Finanzieri cosentini, in materia “Antimafia”: con particolare
riferimento alle disposizioni normative che disciplinano il “monitoraggio” ed il
“controllo” delle “variazioni patrimoniali” dei soggetti destinatari di “Misure di
Prevenzione” e/o “condannati per reati di particolare allarme sociale”.
I soggetti condannati per reati di stampo mafioso e quelli colpiti da misure di
prevenzione, infatti, sono obbligati a comunicare alla Guardia di Finanza, per dieci
anni decorrenti dalla data del provvedimento definitivo (Decreto di Prevenzione
e/o Sentenza di condanna) emesso a loro carico, ed entro trenta giorni dal fatto,
tutte le variazioni nell’entità e nella composizione del patrimonio, di valore non
inferiore all’ammontare di euro 10.329,14. Qualora tale importo dovesse essere
raggiunto a seguito di diversi e separati incrementi, la comunicazione deve essere
effettuata entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui i fatti si sono
verificati.
Il suddetto obbligo costituisce una Misura di Prevenzione di natura patrimoniale,
volta a esercitare un controllo preventivo e costante sui beni dei condannati o
degli indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, anticipato rispetto a
quello svolto con le misure, pure patrimoniali, di carattere preventivo-repressivo
costituite dal sequestro e dalla confisca, al fine di accertare ogni forma di illecito
arricchimento.
Le Fiamme Gialle, attraverso il costante utilizzo delle banche dati ed altre
investigazioni di Polizia Giudiziaria, hanno ricostruito l’intera vicenda della
compravendita dell’autovettura, effettuata presso una concessionaria con sede in
altra regione d’Italia, accertando le violazioni di legge commesse da Franco Muto,
al quale è stato contestato il reato di “Omessa comunicazione di variazione
patrimoniale”.
Il provvedimento cautelare emesso dall’Autorità Giudiziaria è finalizzato alla
“confisca” dell’autovettura, che passerà nel patrimonio dello Stato.
Continua, incessante e costante, l’azione della Guardia di Finanza Calabrese
nella lotta alla criminalità organizzata, a quella comune ed alle illegittime e/o
indebite accumulazioni patrimoniali.

ALESSANDRIA. LA CRISI DEL COMMERCIO E’ LA CRISI DELLA CITTA’.

Mi piacerebbe aprire un negozio in centro,ma è conveniente oppure è meglio affidarsi al è-commerce  per gli acquisti on line? Mi piacerebbe aprire un laboratorio artigiano in centro città,ma vale la pena investire migliaia di Euro in una impresa artigiana? E se poi non funziona? Se il centro non soddisfa la condizione di attrarre persone e potenziali clienti?

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Le domande e le facciamo tutti i giorni,ma ogni giorno che passa per Alessandria,ma non solo perché il discorso è molto più generale ed articolato, passa per quella giungla chiamata liberalizzazione fino ad arrivare ai costi che una impresa artigiana,un piccolo negozio deve affrontare quotidianamente:locali in locazione con affitti che in assenza di regole possono arrivare 1.000/2.000 e oltre. Fatto inspiegabile perché scusate,ma dopo la crisi del 2008,il crollo dei consumi, la precarizzazione selvaggia del mercato del lavoro, la consapevolezza di vivere giorno per giorno il proprio destino,chi ha voglia e volontà di investire in consumi che non siano il necessario per soddisfare il fabbisogno quotidiano.

Su La Stampa di Alessandria i commercianti,i rappresentanti di categoria fanno notare come  l’immobilismo della politica stia dando il colpo di grazia al commercio cittadino e alla città in particolar modo.

Su La Stampa, Davide Valsecchi coordinatore della zona per Ascom si domanda quale potrà essere il futuro di un centro che così vuoto non si era visto mai.

La chiusura di Boano ha fatto il giro della città,se ne è parlato sui giornali e in questo modo ha riaperto quella ferita che sembrava potersi rimarginare sperando nel nuovo corso della politica,nuovi amministratori, tante parole,promesse e aggirando la norma antiaccattonaggio  il sindaco e la sua giunta erano perfino arrivati a investire sul centro e sul commercio ben 4.000 euro da destinare a chi intendeva aprire una attività in centro,ma attenzione 4.000 euro in tutto da dividere tra coloro che avrebbero avviato una attività “nuova”. Sindaco non siamo accattoni,forse poveri,ma i 4.000 euro può tenerseli. Forse farebbe meglio a far sedere intorno a un tavolo i rappresentanti di categoria: commercianti,artigiani e proprietari immobiliari per discutere come creare un paniere per contenere i prezzi delle locazioni e le agevolazioni fiscali per le imprese che volessero insediarsi in centro ad Alessandria.

Davide Valsecchi parlando della crisi del commercio a La Stampa dichiara: «Non si può più parlare solo di commercio, ma della città in generale: quello che bisogna fare è pensare cosa serve ad Alessandria, come renderla idonea. Il consumatore oggi vuole una città pulita, sicura e con un centro veloce da raggiungere. Solo così sarà di nuovo popolata e si comincerà di nuovo a lavorare. Quando parlo di centro non intendo solo corso Roma e via san Lorenzo, ma anche e soprattutto via Dante, piazza Garibaldi. Devono essere punto di attrazione e di soddisfazione. Non è più il tempo di piangersi addosso».

Il paragone con l’outlet di Serrravalle è d’obbligo perché a pochi minuti di macchina dal centro di Alessandria:  “funziona grazie a quello che offre. C’è la sensazione di pulizia, sicurezza, c’è illuminazione adeguata anche d’inverno. Alessandria è buia. Non è pulita, il verde non è curato, non ci sono facilitazioni per i clienti: i miei appoggiano le bici ai vasi”.

Davide Valsecchi da le sue soluzioni al problema del commercio in centro: “Controllare l’affluenza delle macchine, perché il centro è troppo aperto e non è sicuro. Ma nello stesso tempo è troppo “chiuso” nel senso che non ci sono parcheggi. Un riordino generale è fondamentale. Sogno un parcheggio con 90 minuti gratuiti. Poi, come ad Ascona, in Svizzera, facciamo pagare un’ora 4 euro. Ma le prime due lì sono gratis e c’è il tempo per le compere e per un caffè”.

 

Manuela Ulandi, presidente provinciale di Confesercenti,realizza una analisi politica che supera i confini dl centro e della città richiamando l’urgenza di rivedere la condizione del commercio non solo Alessandrino,ma allargato a livello nazionale: “La condizione di Alessandria è drammatica, ma non sono messi bene nemmeno gli altri centri zona. Quando noi diciamo che c’è bisogno di una riforma del commercio seria e urgente è perché non se ne può più di vedere negozi che chiudono e periferie con capannoni dove arriva la grande distribuzione. Bisogna capire se la politica c’è, perché è la politica che deve decidere che strada percorrere, non si può lasciare tutto in mano alla finanza. La liberalizzazione ha fatto più danni di Bertoldo in Francia”.

Le soluzioni del commercio in centro ad Alessandria potrebbero esserci rivitalizzando la città,richiamando gente da fuori: “Puntare su cose che già ci sono: università, ospedale, tribunale, Conservatorio. Sono tutte realtà che richiamano gente da fuori, Mettiamole a sistema. Pensiamo, ad esempio, a rendere la nostra un città universitaria perché potrebbe essere la chiave per rilanciarla. Poi bisogna rivedere il trasporto, la logistica, i parcheggi, la viabilità, ma prima bisogna avere un’idea di città. Abbiamo commercianti capaci che farebbero investimenti coordinati con un modello preciso di città. La situazione che viviamo oggi è il risultato di anni di treni persi e di scelte non fatte a tutti i livelli, nazionali e locali.

La politica che dovrebbe fare la sua parte e che invece tentenna fino a non sapere ancora se il neoeletto deputato Riccardo Molinari abbia rassegnato le dimissioni da assessore oppure no: “Non sappiamo se Riccardo Molinari abbia già rassegnato le dimissioni, ma qui ci sono delle scelte da fare urgentemente e non possiamo tenere tutto fermo”.

PERUGIA. 13 ARRESTI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE.

Nelle prime ore di oggi i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Perugia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di 13 soggetti, di cui 8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, residenti in Umbria, Lombardia, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Svizzera, indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi fiscali.

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Contestualmente è in corso di esecuzione il sequestro preventivo di oltre 25 milioni di Euro disposto dallo stesso G.I.P. sui conti correnti, sulle quote societarie e sui beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati ed alle società coinvolte nell’associazione.
Le complesse indagini di polizia giudiziaria, dirette da questo Ufficio ed eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia e, per i profili di competenza, dal locale Ufficio Doganale, hanno preso il via da un controllo fiscale aperto nei confronti di un’importante società umbra operante nella distribuzione di prodotti petroliferi.

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All’esito di detto controllo si è proceduto all’effettuazione di mirate analisi di rischio, insieme a specifici servizi di osservazione e pedinamento ed approfondimenti dei rapporti commerciali intrattenuti da un imprenditore umbro, che hanno consentito, anche con l’ausilio di indagini tecniche e finanziarie, di risalire sino ai vertici di due distinte organizzazioni criminali, di cui una operante anche in ambito internazionale, nel settore della commercializzazione di carburante per autotrazione.
Così, mentre il carburante transitava dall’Est Europa in un deposito fiscale italiano, in attesa di giungere ai destinatari finali, le società interposte emettevano false fatture di vendita ad un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto dalla società svizzera, con l’applicazione dell’IVA. In questo modo, i destinatari finali del carburante riuscivano a spuntare un prezzo più basso di quello praticato dal mercato, così da poter praticare, presso le proprie pompe di benzina, prezzi più convenienti rispetto alla concorrenza, con conseguente distorsione del mercato e notevole danno per gli altri operatori del settore.
Contestualmente, le società fittizie aumentavano il loro debito IVA nei confronti dello Stato, senza mai assolverlo, mentre il margine di guadagno della compravendita di carburante veniva depositato al sicuro nei conti svizzeri nella disponibilità dei promotori dell’organizzazione.
Inoltre, per evitare controlli che potessero disvelare il meccanismo fraudolento, il
prelevamento del carburante dal deposito fiscale avveniva in tutta regolarità, con il
pagamento dell’accisa e la predisposizione della documentazione di trasporto per le
autocisterne: allo stesso modo, venivano regolarmente effettuati i pagamenti in
corrispondenza dei vari passaggi del prodotto (società svizzera – società fittizie – cliente
finale).

Le indagini hanno consentito di individuare ben 21 società fittizie create dalle due
organizzazioni criminali ed intestate a prestanomi che, in un biennio, hanno frodato il fisco, complessivamente, per oltre 25 milioni di Euro.
Proprio per arginare questo fenomeno criminale, che prende il nome di “frode carosello”, il legislatore è intervenuto in occasione della legge di bilancio 2018, prevedendo ora anche per l’IVA, così come già contemplato per l’accisa, l’obbligo di versamento dell’imposta all’atto dell’estrazione del carburante dai depositi fiscali.
Il lavoro meticoloso, portato avanti con competenza e professionalità dagli investigatori
anche attraverso l’esecuzione di decine di perquisizioni in tutta Italia e l’esame della mole di 3 documentazioni acquisite, nonché l’effettuazione di mirate indagini finanziarie, ha consentito di assicurare alla giustizia i componenti delle associazioni criminali e di restituire alla collettività gli ingenti proventi dell’attività illecita, non solo sotto forma di disponibilità finanziarie ma anche di ville milionarie ed autovetture di lusso.

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La sinergia tra la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane ha contribuito in maniera
significativa al disvelamento delle complesse architetture criminali progettate e realizzate dai due sodalizi in un settore merceologico tanto peculiare sotto il profilo normativo quanto strategico dal punto di vista economico e tributario.
Il procedimento ha evidenziato la consueta professionalità ed abnegazione della Guardia di Finanza per l’espletamento di lunghe e delicate indagini, nonché la professionalità e la
qualificata collaborazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli fornita nell’ambito di competenza.

ALESSANDRIA. COMUNICATO STAMPA IN MERITO ALLO SCIOPERO DEL 23 MARZO 2018

CITTÀ DI ALESSANDRIA
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SETTORE SERVIZI DEMOGRAFICI E POLITICHE EDUCATIVE
SERVIZIO SISTEMA EDUCATIVO INTEGRATO
UFFICIO GESTIONE AMMINISTRATIVA E DIRITTO ALLO STUDIO
Via San Giovanni Bosco, 53 – 15121 Alessandria – Cod. fisc. e P.IVA 00429440068
tel. 0131 213268 – fax 0131 213274 – email: giuseppina.vullo
@comune.alessandria.it
pec :
comunedialessandria@legalmail.it
Alessandria, 20 marzo 2018
All’Ufficio Stampa
All’Aristor s.r.l.
FAX: 0131246514
Ai Nidi d’Infanzia Comunali, Scuole dell’Infanzia
Comunali e Sezioni Primavera
COMUNICATO
In rettifica al comunicato di ieri 19/03/2018, si comunica che in occasione di
“Sciopero nel comparto scuola
del 23 marzo 2018”
indetto dall’ Associazione Professionale Sindacale ANIEF e dai Comitati di base della
Scuola COBAS per la giornata di:
VENERDI’ 23 MARZO 2018
RESTERANNO REGOLARMENTE APERTI:
I NIDI D’INFANZIA COMUNALI:
“Arcobaleno”, “Il Girasole” e “Il Girotondo”
LE SCUOLE COMUNALI DELL’INFANZIA:
“Il Girotondo”, “Il Brucomela” e “La Cascina dei Sogni”
LA SEZIONE PRIMAVERA COMUNALE:
“ll Brucomela”
SARANNO PARZIALMENTE FUNZIONANTI:
-SCUOLA COMUNALE DELL’INFANZIA “La Girandola”:
APERTE LE SEZIONI GUFI E COCCINELLE CON PRANZO AL SACCO
CHIUSA LA SEZIONE RANOCCHIE
RESTERANNO CHIUSI:
-SEZIONE PRIMAVERA COMUNALE
“Trucco” e-NIDO D’INFANZIA COMUNALE “Trucco”.
La Responsabile P.O.
Dr.ssa Vittoria Gallo