ALESSANDRIA

ALESSANDRIA. STORIA DI UNA IMPIEGATA: MISSIVE PER PROCEDIMENTI PENALI; UNA TRUFFA O PRESSIONI INDEBITE SU UNA TESTIMONE?

La storia si ripete,e quasi sempre uguale a se stessa,ma qualche volta accade che la vittima decida di rivolgersi al nostro giornale, piccolo con lettori di nicchia, pronto denunciare tutti gli eventuali abusi, le pressioni indebite e l’uso della giustizia con metodi che poco hanno a che fare con l’ordinamento giudiziario ed un uso inconsueto del codice di procedura penale in cui la persona sottoposta a indagine,l’indagato, dovrebbe almeno ricevere un avviso di garanzia per le indagini in corso sul suo conto.

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Ma questo non è mai avvenuto e l’impiegata, di cui abbiamo già raccontato la brutta storia e la disavventura, pur non avendo mai ricevuto alcun avviso da parte della Procura,PUR NON ESSENDO MAI STATA IMPUTATA,contrariamente a quanto afferma l’avvocato, ha invece ricevuto una missiva di un conosciuto studio legale alessandrino che a sua insaputa ne avrebbe preso la difesa d’ufficio:

lettera studio legale Vaccaro 2

Interpellato dal nostro giornale: alla richiesta di chiarimenti  lo studio legale rispondeva in maniera piuttosto minacciosa e ne  riportiamo la risposta sotto omettendo il nome dello studio legale che forniremo invece a tempo debito:

 

“E con viva e vibrante soddisfazione che colgo la presente occasione per comunicarLe che noi avvocati siamo soggetti ad un principio – che a Lei apparirà “eccentrico” – che si chiama “segreto professionale”.

Pertanto, La prego di voler comunicare a chi Le ha consegnato la mia missiva (ovvero: ad A. R. R.) che, nell’interesse della medesima, è necessario ed urgente che prenda contatto con il mio studio legale, al fine di concordare un appuntamento che mi dia la possibilità di discutere con la medesima del reato – che prevede come minimo della pena un anno di reclusione – del quale la signora è imputata.

Attendo con impazienza che Lei pubblichi sulla Sua rivista online la mia lettera, per l’ovvio prestigio che me ne deriverà (l’unica mia doglianza riguarda il fatto che la Sua pubblicazione ictu oculi appare rivolgersi ad un pubblico ristretto di “affezionati”).

La prego, altresì, di volermi confermare l’avvenuta pubblicazione affinché io possa dare a questa forma d’inattesa pubblicità la massima cassa di risonanza.

Cordiali saluti.”

E’ chiarissimo che si tratta di un atto intimidatori nei confronti dell’impiegata che è anche testimone nel processo che vede opposte una agenzia di assicurazioni alessandrina e la casa madre, una primaria e importante compagnia di assicurazioni nazionale.

L’articolo riportato di seguito racconta quanto accaduto all’impiegata della compagnia di assicurazioni:

ALESSANDRIA.L’ARTICOLO 18 NON SERVE SE SEI TRUFFATO,DIFFAMATO E LICENZIATO. L’IMPIEGATA, 56 ANNI,DA 30 DIPENDENTE,DI UNA PRIMARIA COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI LICENZIATA DOPO ESSERE STATA TRUFFATA E DIFFAMATA DALLA CARROZZERIA DI FIDUCIA DELLA COMPAGNIA,MA A LEI L’ART.18 NON SI APPLICA: “CI BASTA LA DICHIARAZIONE DEL CARROZZIERE PER LICENZIARLA NON LE PERIZIAMO NEPPURE L’AUTO,SE LA FACCIA PERIZIARE LEI”.

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L’avventura inizia nel 2013 quando la donna decide di far sostituire il parabrezza dell’auto,danneggiato da una pietra.

I FATTI IN BREVE.

Un mattino del mese di luglio,a ridosso delle ferie,decide di recarsi presso la carrozzeria di fiducia della compagnia per la sostituzione del parabrezza.Parcheggia l’auto in strada e si reca in carrozzeria dove viene accolto da un impiegata,l’uomo le chiede se può parlare con il carrozziere che si presenta qualche minuto dopo. I due vanno in strada per constatare il danno al vetro,che può essere sostituito in un paio di ore e viene invitato a lasciare le chiavi dell’auto per essere portata all’interno dell’officina. L’uomo lascia l’auto in strada e le chiavi al carrozziere;si allontana per due ore per poi fare ritorno alla carrozzeria,suona,ma a riceverlo non c’è l’impiegata,ma il titolare che lo invita ad aspettare fuori per il ritiro dell’auto.Tutto a posto il parabrezza è sostituito,lo assicura il carrozziere: la fattura non serve perchè la invierà direttamente alla compagnia per la liquidazione del danno.

I due marito e moglie nei giorni successivi partono per le vacanze,tutto procede regolarmente anche al ritorno,da mesi i due si coniugi si sono perfino dimenticati della sostituzione del parabrezza.

Ad Aprile dell’anno successivo la doccia fredda; il carrozziere sospettato di frodare la compagnia intervistato dagli investigatori per un indagine interna dichiara: “non ho mai sostituito il vetro ala macchina della vostra impiegata e mostra alcune fatture per l’acquisto di materiale in date diverse del giorno della riparazione ed una fattura post datata,di quando l’impiegata era in ferie.

L’impiegata senza troppi complimenti viene sospesa dal servizio, e nonostante dato la disponibilità a far periziare la macchina per dimostrare la sua buonafede non viene neppure presa in considerazione. il funzionario la liquida con queste parole: “A noi basta la dichiarazione del carrozziere,la macchina se la faccia periziare lei”,quindici giorni dopo arriva il licenziamento per giusta causa.

La storia prosegue con l’impugnazione del licenziamento,la perizia di parte della macchina che dimostra come il carrozziere avesse reso una testimonianza falsa alla compagnia,le parti da lui dichiarate non sono mai state sostituite e neppure il parabrezza lo era,perché solo riparato,ma all’impiegata era stata fatta firmare una cessione di credito(in bianco) a cui la carrozzeria avrebbe dovuto aggiungere la marca e il numero di serie del vetro sostituito.L’udienza preliminare in tribunale,con l’applicazione della legge Fornero,ha inizio e l’avvocato della compagnia di assicurazioni,dopo aver tentato di contestare la perizia di parte senza per altro riuscirci decide che quel processo non s’aveva da fare.

Il carrozziere sbugiardato dalla perizia,la consapevolezza che le fatture erano dei falsi clamorosi serviti  per giustificare il licenziamento,che non avrebbero retto in tribunale,le date di acquisto erano diverse(date di acquisto posteriori, quando l’auto era già stata ritirata dall’officina) dal giorno in cui la macchina era stata ferma in carrozzeria,l’avvocato della compagnia si inventa una magia,non lascia neppure parlare i presenti e offre all’impiegata un indennizzo per il licenziamento purché non si proceda con il processo civile per licenziamento senza giusta causa,che avrebbe visto la compagnia assicuratrice perdere la faccia,causa con il dovere di reintegrare l’impiegata,ormai non più gradita.la legge Fornero che pur prevedeva il reintegro,ed anche un possibile successivo nuovo licenziamento per motivi economici,come a dire punto e a capo ti licenzio e non ti faccio più rientrare in azienda,così malgrado la volontà di proseguire nella causa contro l’azienda l’impiegata ha accetto di barattare il posto di lavoro con il risarcimento del danno; l’art.18 non si applica ai lavoratori truffati,diffamati e licenziati.