Mese: dicembre 2017

MODENA. OPERAZIONE “LAST DRINK”:UNA MISURA DI CUSTODIA CAUTELARE PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE,BANCAROTTA FRAUDOLENTA E RICICLAGGIO.

LA GUARDIA DI FINANZA CON L’OPERAZIONE “LAST RING” HA ESEGUITO
LA MISURA CAUTELARE IN CARCERE NEI CONFRONTI DEL SOCIO
OCCULTO DELL’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE SPECIALIZZATA IN
BANCAROTTE FRAUDOLENTE E RICICLAGGIO.

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Prima il consulente finanziario che offriva ai suoi clienti la possibilità di trasferire
le aziende in crisi all’estero, dopo averle spogliate di quanto ancora fosse
presente nel patrimonio, per sfuggire alle conseguenze penali del fallimento
(operazione “Barqueiro”).
Poi l’imprenditore rampante che acquistava le aziende emiliane in difficoltà
finanziarie e le utilizzava per ottenere dalle banche la liquidità necessaria a
foraggiare lusso e bella vita, lasciando al loro destino i creditori insoddisfatti
(operazione “Last Drink”).
Infine, il mandante e socio occulto grazie al quale il meccanismo illecito poteva
essere messo in moto, che solo apparentemente poteva offrire investimenti di
denaro, ma in realtà ne otteneva solo utilità come in una normale impresa e non,
invece, una articolata associazione a delinquere.
È con il recente arresto di quest’ultimo che le Fiamme Gialle di Modena hanno
inferto un altro duro colpo all’associazione a delinquere già sgominata nel luglio
scorso, quando i finanzieri eseguirono n. 12 ordinanze di misure cautelari nei
confronti di L.P. – originario di Reggio Emilia e fittiziamente residente in
Portogallo – e degli appartenenti al sodalizio criminale a lui riconducibile
specializzato nell’acquisizione di realtà imprenditoriali operanti a livello locale e
nazionale e nella successiva distrazione del patrimonio in danno dei creditori.
Risale a qualche giorno fa, infatti, la cattura di F.C., 38enne di Parma anch’egli
con residenza fittizia all’estero, disposto dal G.I.P. del Tribunale di Modena su
richiesta del Procuratore del capoluogo geminano – Dott.ssa Lucia MUSTI – e
del P.M. Dott. Marco IMPERATO.
Come si ricorderà, le indagini condotte dai militari del Nucleo di polizia tributaria
modenese, nelle quali risultavano già indagati a vario titolo tredici
responsabili, avevano permesso di accertare le responsabilità di L.P. che,
avvalendosi di una fitta rete di prestanome, era riuscito a penetrare il sano
tessuto economico, non solo locale, tramite l’acquisizione di diversificate attività
lecite – operanti, principalmente, nel settore della telefonia e dell’hi-tech –
impiegate per il riciclaggio del denaro derivante dalle bancarotte fraudolente di
imprese attive nei più svariati settori e, una volta esaurito il loro compito,
strumentalmente trasferite all’estero per sfuggire alle azioni di fallimento.

Le condotte illecite avevano riguardato, tra le altre, due società modenesi dalle
quali l’associazione criminale, attraverso il ricorso al massiccio uso di fatture per
operazioni inesistenti e cessioni simulate, era riuscita a distrarre l’intero
patrimonio, tanto da determinarne il fallimento con passivi, in entrambi i casi, di
oltre 45 milioni di euro, di cui gran parte vantati dallo Stato a titolo di imposte
evase.
Nonostante il significativo risultato raggiunto con gli arresti del luglio scorso ed il
contestuale azzeramento della struttura associativa, gli investigatori delle
Fiamme Gialle hanno continuato ad approfondire i rapporti tra L.P. ed altri
imprenditori, con l’obiettivo di individuare la fonte delle ingenti disponibilità
finanziarie necessarie all’acquisizione delle aziende sfruttate dall’organizzazione
criminale per arricchirsi.
Sono stati, dunque, passati al setaccio migliaia di documenti sequestrati e conti
correnti, acquisite informazioni dai dipendenti di tutte le società rientranti nel
perimetro dell’associazione, effettuati pedinamenti e riscontri nelle province di
Reggio Emilia e Parma.
Le puntuali attività di indagine coordinate dall’A.G. modenese hanno permesso,
alla fine, di individuare colui che può essere a pieno titolo ritenuto il “socio
occulto” e reale mandante dell’associazione, il parmense (ma con residenza
formalmente dichiarata in Austria) F.C., il cui ruolo di referente economico – al
pari di L.P., “socio operativo” – è stato, tra l’altro, confermato dalla natura dei
benefit che si concedeva (nel periodo oggetto di indagini, è stata accertata anche
la disponibilità di una autovettura Bentley ed altri veicoli di lusso intestati alle
società a lui riconducibili).
In effetti, F.C. compare in diversi organigrammi di società italiane ed estere,
attive nei più svariati settori economici, che vanno dall’immobiliare al trasporto
aereo, passando per la locazione di autovetture di lusso e barche.
Proprio nel settore del trasporto aereo, lo stesso F.C. risulta Presidente di una
compagnia con sede in Malta interessata dall’acquisizione delle tratte aeree da
e per un aeroporto di un capoluogo di Regione del centro Italia.
Ed è proprio grazie a questa apparenza imprenditoriale che l’associazione
riusciva ad acquisire le partecipazioni di controllo delle società da “spolpare”, da
cui poi F.C. riceveva, con modalità evidentemente illecite, i profitti necessari a
mantenere il suo elevatissimo tenore di vita, fatto di agi e vacanze di lusso.
A conferma di ciò, qualche giorno fa, egli era pronto per partire dall’aeroporto di
Bologna con un volo business che lo avrebbe portato negli Emirati Arabi per
qualche giorno di relax, ma, al momento di lasciare l’albergo per recarsi al checkin,
ha trovato ad “accoglierlo” i finanzieri di Modena che gli hanno notificato
l’ordinanza di custodia cautelare in carcere; ordinanza confermata, pochi giorni
prima di Natale, nella bontà probatoria anche in sede di riesame dal Tribunale
della Libertà del capoluogo emiliano.

Si conclude così, per il momento, con l’operazione “Last Ring”, la serie di indagini
(autonome ma indissolubilmente legate tra loro) con le quali, negli ultimi mesi, i
Finanzieri di Modena hanno assestato alla criminalità economico-finanziaria
emiliana un durissimo colpo.
In circa due anni di indagini, l’intero filone investigativo ha registrato 19
destinatari di misure cautelari personali, 48 indagati, 67 perquisizioni locali (in
Italia e all’estero), distrazioni patrimoniali dalle aziende in dissesto per circa 35
milioni di euro, danno all’Erario per imposte non versate per 30 milioni di euro,
80.280 ore di conversazioni telefoniche captate e oltre 2.500 ore di intercettazioni
telematiche, quale testimonianza dell’impegno e della consolidata sinergia
operativa tra la Procura della Repubblica ed il Comando Provinciale della
Guardia di Finanza di Modena nella diuturna lotta al riciclaggio ed alla criminalità
economica condotta dal Corpo in forma integrata.
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ALESSANDRIA. NOTIZIE UTILI. MONTAGGIO E SMONTAGGIO PALCO PER I FESTEGGIAMENTI DI CAPODANNO

CITTA’ DI ALESSANDRIA
UFFICIO STAMPA
Alessandria, 28 dicembre 2017
Provvedimenti viabili per montaggio palco –
Capodanno in piazza Marconi
Per permettere lo svolgimento dei lavori di montaggio e smontaggio del
palco utile ai festeggiamenti del Capodanno, organizzati
dall’Amministrazione Comunale e in programma in piazza Marconi, dalle
ore 8 di giovedì 28 dicembre e sino al termine delle operazioni di
allestimento del palco in piazza Marconi, e dalle
ore 8 di martedì 2 gennaio e sino al termine delle operazioni di smontaggio del palco in
piazza Marconi, i mezzi provenienti da via San Giacomo della Vittoria
avranno svolta obbligata a sinistra in via Merula.
I titolari di passo carraio potranno accedere ai propri carrai presenti nei
tratti di strade interdette dal presente provvedimento, in senso unico
alternato, con le dovute cautele del caso.

ASTI. IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI ASP E’ SGRADITO ALLA GIUNTA DI CENTRO DESTRA: L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE “DOVETE ANDARVENE”.

Cambiare tutto per non cambiare mai niente,ma solo per fare un altro di di valzer delle poltrone e,allora, via il vecchio consiglio di amministrazione di Asp per far posto ai nuovi consiglieri,quelli voluti dalla giunta in carica.

L’amministrazione comunale di Asti non usa mezzi termini: “Il consiglio di amministrazione non è espressione del centro destra e se ne deve andare”.

Andare poi dove,ma a casa,naturalmente, per far posto a quelli simpatici alla giunta,che ne sarebbero anche l’espressione,ma saranno anche in grado,oltre a occupare una poltrona e ricevere un lauto compenso,a fare gli interessi della città di Asti invece di essere solo l’espressione della nuova giunta di centro destra?

Riprendiamo e pubblichiamo la lettera con cui l’amministrazione comunale ha deciso di sfiduciare l’attuale consiglio di amministrazione Asp:

 

“L’attuale Consiglio di Amministrazione di ASP è formato da due componenti espressione del socio privato e di tre componenti nominati dalla Città di Asti.

Attualmente i tre amministratori (tra cui il Presidente) di nomina pubblica sono espressione della precedente amministrazione, individuati a ridosso delle ultime elezioni amministrative.
Asp è una società significativamente strategica per l’amministrazione, in quanto svolge servizi rilevanti per la collettività; di conseguenza la governance della stessa (per la parte pubblica) deve necessariamente essere in linea con le posizioni dell’Amministrazione ed essere impostata secondo linee di indirizzo che non possono prescindere dalla programmazione operativa ed economico- finanziaria della Città di Asti, anche in considerazione delle strategie operative e di sviluppo dei servizi per il territorio.

Per questi motivi, e nell’ambito della più completa correttezza istituzionale, è stato richiesto agli attuali componenti pubblici del Consiglio di Amministrazione di rimettere il proprio incarico, in quanto espressione di una linea politico-amministrativa ormai non più attuale, consentendo all’Amministrazione di poter esprimere nuovi rappresentanti nell’ambito delle rinnovate linee di programmazione e gestione dei servizi pubblici.

Tale richiesta, peraltro, è intervenuta recentemente, in quanto si è ritenuto utile dare continuità per qualche mese agli assetti del CDA, al fine di non pregiudicare il corretto funzionamento degli organi e dare all’Amministrazione la possibilità di valutare la complessiva situazione di ASP.

Oggi il Comune, avvalendosi di un accordo di reciprocità con l’Università del Piemonte Orientale, ha avviato una accurata verifica delle condizioni generali in cui versa ASP, attraverso l’esame dei contratti di servizio ormai da tempo scaduti, la verifica dei rapporti tra socio pubblico e socio privato, la verifica dei patti parasociali in essere, le possibili modifiche statutarie, l’affidamento dei servizi in essere e delle ulteriori attività previste, operando quella necessaria attività di controllo societario finalizzata ad ottimizzare il rapporto costi/benefici per la collettività amministrata, pur nel rispetto dei rapporti in essere con la società stessa.

In tale ambito si è dovuto riscontrare come l’attuale Consiglio di Amministrazione sia stato nominato senza tener conto di alcune specifiche prescrizioni di legge, prevedendo addirittura compensi aggiuntivi ad alcuni amministratori che la legge vietava di attribuire e che ancora oggi vieta.

Non solo, l’attuale componente pubblica del Consiglio di Amministrazione opera senza il necessario raccordo con il Comune, assumendo scelte a volte anche in contrasto con l’interesse dell’Ente: in un recentissimo CDA un rappresentante del Comune ha espressamente votato per presentare un ricorso contro il Comune stesso, ponendosi così in una situazione di conflitto e senza sollecitare alcun atto di indirizzo del Comune stesso ovvero confrontarsi con l’Amministrazione.

E’ un atto di inaudita gravità, insieme alla posizione di astensione degli altri due componenti pubblici i quali, nell’assumere questa posizione per così dire “neutra” non hanno sollecitato alcuna presa di posizione del socio pubblico Comune, pur essendo espressione diretta e fiduciaria dello stesso.

E’ evidente che in queste condizioni il Comune di Asti non è in grado né di conoscere né di influenzare in maniera giuridicamente corretta le posizioni dell’organo di amministrazione di ASP; di conseguenza oggi il Comune non ha propri rappresentanti nel CDA, nel senso che gli stessi operano a prescindere dalla volontà del socio che li ha espressi e talvolta anche contro gli interessi dello stesso.

E’ evidente come questa situazione paradossale sia frutto di scelte frettolose ed intempestive operate dalla precedente amministrazione: l’attuale CDA è stato rinnovato per tre anni nel mese di aprile (quindi nell’imminenza delle elezioni amministrative) mentre ben si sarebbe potuto differire l’approvazione del bilancio di ASP al 30 giugno e lasciare in carica il precedente CDA, rimettendo al nuovo sindaco la scelta dei rappresentanti pubblici.

Occorre ricordare come la precedente amministrazione abbia lasciato, purtroppo, scadere i precedenti contratti di servizio al 31/12/16, senza rinnovarli, lasciando alla nuova amministrazione post elezioni il compito di rinnovarli; inoltre nel mese di gennaio 2017 il Sindaco, con lettera, riteneva di non assumere decisioni sul teleriscaldamento in quanto l’imminenza delle elezioni amministrative consigliava di attendere la nuova amministrazione.

E’ paradossale come sei mesi prima del termine del mandato non si assumano decisioni rilevati per la società e per la collettività mentre poche settimane prima delle elezioni si nomini per tre anni un CDA!

E’ vergognoso, altresì, come per conservare un compenso pagato comunque dai cittadini i rappresentanti di nomina pubblica decidano di mantenere la carica, pur non avendo più nessuna rappresentanza del socio pubblico, e quindi del Comune e di tutti i cittadini di Asti.

Si ritiene perciò corretto pretendere che costoro si assumano le proprie responsabilità, lasciando un incarico che non è più voluto, non rappresenta l’amministrazione del Comune, non è espressione della volontà (mediata) dei cittadini, ma appare oramai solo come un tentativo di mantenere poltrone e prebende.”

ROMA. “OPERAZIONE EASY MONEY”

CON L’OPERAZIONE “EASY MONEY” LA GUARDIA DI FINANZA: DISARTICOLATA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE ROMANA SPECIALIZZATA NELL’EMISSIONE DI FALSE FATTURE, NEL RICICLAGGIO E NELL’AUTORICICLAGGIO. ARRESTATI I VERTICI. CENTINAIA GLI INDAGATI.

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I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, stanno eseguendo 4 misure cautelari personali emesse dal GIP del Tribunale di Roma nei confronti di altrettanti imprenditori romani, posti al vertice di una organizzazione criminale dedita all’emissione di fatture false, al riciclaggio e all’autoriciclaggio.
Il sodalizio criminale – che operava in Roma da diversi anni – era costituito da numerosi
associati, tutti indagati e molto attivi all’interno della struttura criminale, che provvedevano a procacciare nuovi clienti, costituire società c.d. “cartiere”, predisporre false fatture e riciclare il denaro corrisposto a fronte del pagamento dei documenti fraudolentemente emessi. I clienti finali, ai quali gran parte delle somme venivano poi retrocesse sotto forma di contanti, potevano illecitamente finanziarsi senza correre il rischio che le transazioni fossero “tracciate” dal sistema bancario.
In alcuni casi l’articolato sistema di frode è stato usato anche per sottrarre risorse a società prossime al fallimento, creando un grave danno per i creditori delle stesse.
È stata l’efficacia del c.d. “presidio antiriciclaggio” che ha permesso di portare alla luce
numerose operazioni finanziarie anomale ed indirizzare l’azione investigativa dei finanzieri, i quali, coordinati dalla Procura di Roma, hanno poi minuziosamente ricostruito l’operatività dell’organizzazione filmando gli incontri per la riconsegna del denaro contante e acquisendo centinaia di comunicazioni intercorse tra gli indagati attraverso l’utilizzo dei social network.
Le società “cartiere”, che hanno emesso false fatture per circa 78 milioni di euro, erano
intestate a “teste di legno”, retribuite con un compenso di 1.000 euro al mese. I clienti, invece, pagavano le fatture con bonifico bancario e, successivamente, il denaro veniva distribuito ai“camminatori” che, ogni mattina, avevano il compito di prelevarlo. Le somme prelevate giornalmente da ciascun soggetto venivano poi imbustate e restituite alle centinaia di clienti dell’organizzazione, tra cui persone fisiche ed aziende, tutti iscritti nel registro degli indagati.
Tra gli “addetti ai prelievi” figurava anche un intero nucleo familiare, composto da madre, padre,figlio e fidanzata, che svolgeva l’attività “a tempo pieno”, dal momento che l’organizzazione garantiva loro l’1% delle somme quotidianamente prelevate.
Il flusso finanziario creato e gestito dalla complessa impresa criminale, ha consentito di riciclare oltre 55 milioni di euro, mentre, con le somme residuate dalla consistente massa di fatture false, i capi potevano mantenere il sodalizio florido e attivo, garantendo ai collaboratori retribuzioni sicure e finanziando altre società sempre loro riconducibili ed effettivamente operative.
Oltre alla custodia in carcere disposta nei confronti dell’ideatore dell’organizzazione, il GIP ha disposto gli arresti domiciliari di altri due vertici e l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla Polizia Giudiziaria nei confronti di un quarto sodale.

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