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TORINO. EUROSPIN SUSA,LA DIPENDENTE SI RIFIUTA DI LAVORARE A SANTO STEFANO: TRASFERITA A 100 KM MENTRE ALTRI PUNTI EUROSPIN OSPITANO I BANCHETTI NEOFASCISTI CHE RINGRAZIANO.

La politica,i rapporti industriali,sindacali e morali di Eurospin, sicuramente, non sono da annoverare tra i più limpidi e così mentre continuano a giungere foto di banchetti organizzati dai neofascisti davanti ai punti vendita delle catene di supermercati Eurospin e Pam.

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Che siano solo tollerati oppure organizzati poco importa. Quello che importa sono i fatti che dicono due cose: la prima che l’apologia di fascismo è un reato e la seconda che questi comportamenti non devono essere sottovalutati. Lo stesso accadde per la presenza di Forza Nuova nei punti vendita di Arcaplanet,in cui l’azienda inizialmente pronta a difendere la sua scelta e poi fare marcia indietro,sostenendo di non essere a conoscenza della natura del gruppo.

 


Il tentativo dei gruppi neo fascisti  era di proporsi come banchetti “solidali”.Ma bisogna ricordare e far ricordare ai supermercati che danno loro ospitalità che dietro quel movimento c’è la presenza del gruppo di “Roberto Fiore” che ben due sentenze della Cassazione hanno definito come una formazione «nazifascista».

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Il 2 dicembre scorso, il nuovo banchetto in un clima in cui il caso non è casuale dato che anche la Pam di Pordenone,davanti ai suoi negozi, pare non si sia fatto remore ad ospitare Casa Pound e il suo simbolo politico.

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In questo clima,e queste frequentazioni, è facile che venga da pensare che gli accordi sindacali e i diritti dei lavoratori sono carta straccia e che per chi disobbedisce agli ordini è pronta la punizione. In questo quadro si inserisce la storia di una commessa di eurospin di Susa e l’aria,per la donna,madre di due figli e un marito disoccupato,è da tempo particolarmente pesante,una brutta aria per una brutta storia, al supermercato Eurospin di Susa. La lavoratrice lavora nel negozio da almeno 12 anni nel reparto di ortofrutta,ma domenica 31 dicembre,e a San Silvestro si è rifiutata di prestare servizio festivo ed ha fatto valere il vecchio contratto indeterminato e con altre tre colleghe ha esercitato il diritto al riposo nel giorno festivo.

Il 14 dicembre il sindacato,Cisl-Fisascat spiega: “Perché possono accettare di lavorare volontariamente, senza obbligo da parte dell’azienda”.

La ritorsione dell’azienda il giorno dopo,quando l’ispettore “Eurospin” ha detto alla dipendente,( 40 enne di Susa, sposata con due figli piccoli e un marito disoccupato), di aver bisogno di lei nella sede di Cuorgnè, Alto Canavese, a partire dal lunedì 18 dicembre.

Il ricatto dell’ispettore di carattere personale ed economico perché il negozio di Courgnè dista almeno 100 km da Susa e il costo del viaggio circa 16 euro di benzina tra andata e ritorno è a carico della dipendente oltre alle insidie delle strade nella stagione invernale.

La comunicazione scritta del trasferimento le viene fatto pervenire ineme al nuovo orario di lavoro per completare la ritorsione:dalle 16.30 alle 20.30 (rendendole impossibile una vita familiare normale).

Il 18 la donna si presenta nel suo punto vendita di Susa,ma l’ispettore è irremovibile: “Devi andare a Cuorgnè”.

La donna in preda ad una crisi di ansia sviene tra gli scaffali,tra i  clienti basiti e icreduli per quanto stava accadendo.

La diagnosi del Pronto soccorso di Susa: “Stress da lavoro, riposo assoluto per una settimana”.La donna confida: “È solo un accanimento verso di me, io ho sempre dato tutta me stessa per questo lavoro”.

La linea politica di chi ospita i banchetti neo fascisti non è rivolta a creare condizioni di lavoro democratico in azienda e può darsi che sia accanimento contro la dipendente, che lo scorso anno era stata trasferita nel discount di Orbassano per essersi rifiutata di frequentare un corso a Verona.

La protesta sindacale e un presidio di solidarietà nei confronti della commessa è stato organizzato dalla Cisl Fisascat oltre ad aver provocato l’indignazione dell’assessore regionale alle Pari opportunità, Monica Cerutti, che avverte: “Credo che la lavoratrice di Susa sia ingiustamente oggetto di un atto di discriminazione. In situazioni analoghe la giustizia ha comunque dato ragione ai lavoratori. Sono però necessari interventi generali più che rincorrere i singoli casi”.

Alcuni giorni di riposo e la donna è ritornata nel negozio Eurospin di Susa dove per ora nessuno le ha contestato alcunché,ma il sindacato ha deciso di mettere sotto i riflettori l’Eurospin e avvisa che non permetterà all’azienda di intraprendere nuove misure di ritorsione nei confronti della donna.

 

Sabatino Basile,referente torinese della Cisl-fisascat,puntualizza:”Non è la prima volta che questo marchio della grande distribuzione si comporta in maniera ostile con chi non vuol lavorare la domenica e ha tutti i diritti per farlo. Il fascicolo di questa vicenda è già stato consegnato ai nostri avvocati, perché non finisce certo qui. Più volte ci siamo impegnati ad incontrare la dirigenza dell’azienda, mai avuto una risposta. Nelle prossime settimane organizzeremo altre forme di mobilitazione perché non siamo più disposti a far trattare così i lavoratori”.