Mese: settembre 2017

ALESSANDRIA.LA FIGURA,LA STATURA MORALE E POLITICA DI UMBERTO ECO INCUTE “TIMORE” E “PAURA”. NO DEL SINDACO E DELLA GIUNTA AL LICEO ECO.

LICEO INTITOLATO A UMBERTO ECO:SI DELLA FAMIGLIA,NON DEL SINDACO GIANFRANCO CUTTICA E DELLA GIUNTA DI CENTRO DESTRA A GUIDA LEGHISTA. BLOCCATA LA PRATICA IN PROVVEDITORATO E SI DOVRANNO ATTENDERE ALTRI 5 ANNI.

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Autore,semiologo e studente alessandrino,Umberto Eco subisce lo “schiaffo” della giunta di centro destra a guida leghista del sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco che ha dato parere contrario all’intitolazione del liceo classico all’autore alessandrino.

La giunta infastidita da Umberto Eco scrittore,uomo,intellettuale con una statura morale e politica lontanissima da questi amministratori,che mai si potranno affacciare o paragonare alla figura di Eco, ha votato all’unanimità contro l’ipotesi di intitolargli l’istituto dove aveva mosso i primi passi da studente,ma la domanda è che cosa non infastidisce ,in generale,le giunte di centro destra a guida leghista?

Il dirigente scolastico,Roberto Grenna,amareggiato e deluso al quotidiano La Stampa ha dichiarato di aver ottenuto il si dl consiglio di istituto,l’approvazione della vedova Renate Ramge e dei figli dello scrittore,ma il comune ha messo una pietra tombale sull’iniziativa con il suo No: “Pare che la Giunta abbia votato all’unanimità contro questa intitolazione e quindi abbiamo dovuto bloccare tutto. La trovo una decisione incomprensibile che non vorrei fosse dettata anche da tutto il bailamme che c’è stato intorno a questa cosa”.

L’iniziativa non era piaciuta agli studenti del Plana che si erano schierati contro,ma aveva trovato il gradimento dei professori e molti cittadini tra cui l’amico Gianni Coscia.

Prosegue Grenna:”Umberto Eco è l’unico personaggio alessandrino famoso a livello internazionale. in città abbiamo la scuola dove è andato e non gliela intitoliamo? Vorrei capire perché. Vorrei sapere le motivazioni del no della Giunta comunale, a me sembrava un gesto di buon senso”.

Umberto Eco morto il 19 febbraio 2016,all’età di 84 anni, scrittore, filosofo e semiologo, a Monte Cerignone nell’Urbinate, dove aveva ristrutturato un ex convento dei gesuiti ed aveva trascorso gli ultimi giorni della sua vita festeggiando l’addio al 2016 in compagnia della moglie e degli amci tra cui Gianni Coscia,avvocato,e fisarmonicista.

La vicenda di Umberto Eco aldilà della decisione,molto discutibile, della giunta comunale di Alessandria pone molti interrogativi sulle amministrazioni di centro destra a guida leghista nel nostro paese,che se da una parte incita all’odio contro i migranti,gli zingari e più in generale verso gli accattoni con provvedimenti e ordinanze che vietano l’accattonaggio e invitano i cittadini a non concedere elemosine dall’altra,come a “Seregno”,dalla cronaca di questi giorni, e in Lombardia,mostrano l’altra faccia della medaglia: “asserviti alle logiche spartitorie e agli interessi delle” ‘ndrine” e delle “cosche”. Succede che il giorno dopo essere stato eletto sindaco di Seregno,oggi agli arresti domiciliari,ovviamente con una campagna elettorale, fotocopia di quella alessandrina, tutta improntata sulla sicurezza,la lotta alla criminalità extracomunitaria,all’immigrazione clandestina e all’accattonaggio,il sindaco riceve una telefonata,intercettata dai Carabinieri,in cui l’interlocutore lo tratta,letteralmente,come una pezza da piedi e gli intima di mettere al primo posto dell’agenda della nuova amministrazione i suoi interessi personali e gli interessi delle cosche.Insomma per farla breve potremmo dire:”Prepotenti con i deboli e zerbini coi potenti”.Ma ad Alessandria,siamo sicuri che questo non succederà mai e mai il sindaco,Gianfranco Cuttica di Revigliasco,si piegherà agli interessi personalissimi di qualche potente.

ROMA. OPERAZIONE CONTRO IL CAPORALATO:4 ARRESTI

CAPORALATO: 4 ARRESTI A TARQUINIA. PAGAVANO GLI OPERAI 3,90 EURO L’ORA.

Dichiarazioni a commento del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giorgio Toschi.“Esprimo il mio vivissimo compiacimento ai militari della Compagnia di Tarquinia che, sotto il coordinamento della Procura di Civitavecchia, oggi hanno arrestato quattro persone per reati gravissimi a danno dei lavoratori.

Un’attività di servizio che rappresenta un’ulteriore attestazione di come le Fiamme Gialle siano fortemente impegnate nella lotta alle diverse forme di lavoro “in nero” o irregolare, puntando non solo al recupero delle imposte e dei contributi evasi, ma anche all’individuazione di eventuali casi di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, di caporalato o produzione e commercio di articoli 

con marchi contraffatti o insicuri, senza tralasciare il correlato profilo dell’aggressione ai patrimoni e alle ricchezze illecitamente accumulate dalle organizzazioni criminali.

Un imprenditore che impiega manodopera in dispregio delle norme fiscali e previdenziali deve essere perseguito perché, abbattendo in modo illegale i costi tributari e del lavoro, distorce la libera concorrenza, avvantaggiandosi rispetto agli operatori economici onesti.

Inoltre, utilizzando le prestazioni dei propri dipendenti al di fuori degli schemi, preclude loro l’accesso alle garanzie economiche, giuridiche e previdenziali previste dalle disposizioni nazionali in materia di lavoro. 

Una tutela ad ampio raggio che – come ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – rappresenta la partecipazione dell’individuo alla crescita della comunità ed è, quindi, la premessa di una libertà personale e collettiva. 

Combattere lo sfruttamento del lavoro significa, dunque, difendere la dignità dello stesso lavoratore e, in questo senso, una polizia economico-finanziaria non può che essere anche una polizia a forte vocazione sociale, come è la Guardia di Finanza.

Il nostro impegno a tutela del lavoro regolare per lo sviluppo economico e sociale del Paese è massimo”.

ALESSANDRIA. COSA INDOSSO? LA LIBERTÀ.IL 28 E 30 SETTEMBRE 2017 LA CGIL PER LA LIBERTÀ DELLE DONNE.

IL 28 E IL 30 SETTEMBRE 2017 

LA CGIL PER LA LIBERTÀ DONNE

Giovedì prossimo, 28 settembre, in occasione della Giornata mondiale per il diritto all’aborto sicuro e legale, la Cgil da sempre impegnata a favore dell’autodeterminazione delle donne e promotrice di numerose iniziative, per tutelare concretamente la corretta applicazione della legge 194, si mobilita in tutti i territori. 

In Alessandria la CGIL ADERISCE all’appuntamento “E’ VIOLENZA SE NON C’È LIBERTA’ DI SCELTA” organizzato da “NON UNA DI MENO ALESSANDRIA ” che si terrà GIOVEDI 28 SETTEMBRE alle ore 18.00 in P.tta della lega  “ ’ 

Per la Cgil il tema dell’autoderminazione e della libertà della donna resta una battaglia ancora incompiuta. Per questo ha lanciato una mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne sotto lo slogan “RIPRENDIAMOCI LA LIBERTÀ” invitando tutte/i ad aderire  all’appello ‘AVETE TOLTO SENSO ALLE PAROLE’.

La Camera del lavoro di Alessandria per invitare tutti ad un impegno contro la violenza sulle donne  ha diffuso l’appello attraverso manifesti, volantini nei luoghi di lavoro, l’allestimento di spazi contro la violenza nella Camere del Lavoro territoriali, con  iniziative di sensibilizzazione nelle leghe dello SPI provinciale e la prosecuzione di un corso di formazione per delegati/e sulle” Molestie e Violenze sui luoghi di lavoro” 

Sono già molte le adesioni a sostegno dell’appello Cgil “per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma”. 

Perché la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne, che non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa. 

È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora. Per questo la Camera del lavoro di Alessandria CGIL Alessandria invita tutti a sottoscrivere l’appello   SUL SITO DELLA CGIL http://www.cgil.it. 

TORINO.RACCOGLIE UN GIOCO NELLA SPAZZATURA,LICENZIATA PER FURTO.

Aicha Elisabethe Ounnadi ha perso il lavoro per un gioco rotto raccolto dalla spazzatura. La donna disperata confida:

 Il lavoro l’ho perso perché volevo portare un regalo a mio figlio, ma io non ho mai rubato nulla nella mia vita».


Aicha Elisabethe Ounnadi, 40 anni, dipendente del Cidiu, azienda di raccolta e gestione rifiuti nella cintura Ovest di Torino dal giorno del suo licenziamento vive con l’indennità di disoccupazione. Il 30 giugno è stata licenziata per “l’appropriazione indebita di un bene non di sua proprietà”, un monopattino, recuperato da un cassonetto dello stabilimento di Savonera, a Collegno

 

Aicha che da 11 anni lavora per la Cidiu racconta: 

“Mi ricordo tutto come se fosse ieri.

Alle 6 del mattino una collega mi ha passato quel giocattolo: “Portalo a tuo figlio”. Non so chi l’avesse preso, né chi l’avesse portato lì, ma a quell’ora non sono stata a fare domande. L’ho messo vicino al mio armadietto e poi l’ho chiuso in auto. Non avrei immaginato che da quel momento sarebbe iniziato un incubo”. 

Elisabethe alla Cidiu dal 2006 ha avuto problemi e alcune vertenze con la società, ma senza grossi problemi,sembra va fino al 30 giugno,giorno del licenziamento,ha sempre lavorato sodo,ma evidentemente all’azienda non è bastato e l’impressione è che il furto sia solo una scusa per liberarsi si una persona scomoda,sgradita:  “Facevo la spazzina, ho i calli nelle mani, ma non mi sono mai lamentata e non credo che qualcuno possa dire qualcosa sul mio operato. Improvvisamente adesso sono diventata una ladra, ma non è così. Forse ho agito con leggerezza, ma non meritavo un trattamento del genere. Essere licenziata per un monopattino vecchio e rotto di cui nessuno conosce la provenienza è assurdo. E la cosa più assurda è che magari non veniva nemmeno da un cassonetto, ma adesso è stato fatto sparire”. 

  

Il 18 maggio nell’autorimessa della  sede di cascina Gaj qualcuno trova un monopattino vecchio e rotto,la cui provenienza si suppone potesse essere dalla raccolta rifiuti.Il rottame eta poi stato appeso sulla bacheca aziendale con un messaggio: “Non si fa. La prossima volta potresti essere beccato. Fai tesoro di questo messaggio”. Il monopattino sparisce e riappare nell’auto della dipendente nel parcheggio aziendale: “Non era mica nascosto, non credevo ci fosse qualcosa di male. Una collega me l’ha dato per il mio bimbo di 8 anni. Sono separata, ho altri due figli e vivo in una casa popolare. Capitava che gli amici mi facessero qualche regalo. La collega ha confermato tutto, ma non è servito”. 

 La donna biene licenziata e   

nel provvedimento disciplinare si legge: “A tutti i dipendenti è stato più volte ribadito che non è ammesso appropriarsi dei beni provenienti dalla raccolta dei rifiuti. Le giustificazioni di Lisa sono state giudicate inidonee a legittimare i gravissimi comportamenti tenuti. Di qui il venir meno del rapporto fiduciario e il licenziamento per giusta causa senza preavviso. 

 

Lisa prosegue raccontando: 

“Mi è crollato il mondo addosso. Non riuscivo a crederci. Mi hanno buttato in mezzo a una strada per un monopattino. Umiliata dopo anni di lavoro sotto pioggia e neve. Ho detto subito la verità. Non era la prima volta che qualcuno mi regalava vestiti o giochi per i miei figli, visto che anche il loro padre ha perso il lavoro e siamo in una situazione difficilissima”. Aicha Elisabethe ha impugnato il licenziamento: “Spero che il giudice mi stia a sentire. Sono certa che tanti colleghi testimonieranno a mio favore. Chiedo solo di tornare a lavorare. Magari sono un’ingenua, ma di certo non sono una ladra”.

La storia di Lisa non è l’unica di questo genere in cui le aziende prendono pretesto comportamenti ritenuti illeciti per licenziare senza valide motivazioni. 

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