GAZA. LA NOTTE E’ PIU’ BUIA DELLA MORTE.

L’articolo è ripreso dall’Huffpost: Nel buio e nel silenzio.Gaza sta morendo di Umberto De Givannangeli.

 

A Gaza la notte è più buia che altrove, nella notte si leva un silenzio spettrale,case al buio e l’esistenza che riduce il suo spazio vitale.

Gaza che sta morendo nel disinteresse generale,abbandonata a se stessa dai media internazionali. La solitudine di un popolo che sta morendo semplicemente perchè non fa più notizia,isolata la città carcere,messa in ginocchio da dodici anni di embargo economico voluto da Israele.

Lo scontro interno tra Hamas e l’Autorità Palestinese non lascia spazio alla fantasia in una Gaza dove le macerie,il risentimento unito ad una grande dignità e la voglia di resistenza sono l’unico lumino ancora acceso in questo angolo di oscurità. La presenza armata di Hamas è una dimostrazione di forza che agisce su due fronti: il primo è per distogliere la popolazione di Gaza da idee di possibili rivolte; il secondo messaggio viene lanciato ai gruppi salafiti che guardano all’Isis per organizzare una Jihad in Palestina.

La notte di Gaza squarciata solo dai bagliori dei missili lanciati dall’artiglieria israeliana nel nord della striscia di Gaza  in risposta ai razzi sparati da Hamas contro Ashkelon. Una punizione collettiva che coinvolge almeno 2.000.000 Palestinesi contro cui Israele continua a rivendicare il proprio diritto all’autodifesa.

 

 IL rapporto Oxfam reso pubblico in questi giorni  per bocca di Paolo Pezzat,policy advisor:

“La crisi energetica a Gaza costringe centinaia di migliaia di persone al limite della sopravvivenza, dovute alle tensioni tra le autorità israeliane e palestinesi Questa emergenza deve essere risolta al più presto, perché a farne le spese è la popolazione “intrappolata” all’interno della Striscia, che adesso è seriamente minacciata dalla diffusione di malattie causate dalla quasi totale carenza di servizi igienici e sanitari. Dopo la guerra nel 2014, il 50% dei centri di trattamento delle acque reflue non funzionava più. Oggi non funziona più nessun impianto. Ad agosto del 2014, 900 mila persone necessitavano di acqua e servizi igienici, oggi questo numero è salito a 2 milioni. Dopo l’ultima guerra, l’80 % della popolazione viveva solo con 4 ore di elettricità al giorno, oggi la maggioranza della popolazione solo con 2″.

Questa non è che l’ultima fase di un’escalation, iniziata già nel 2006, con il bombardamento dell’unica centrale elettrica di Gaza, che aveva costretto famiglie e imprese a poter usare l’elettricità solo per otto ore al giorno. La situazione infatti è il risultato di 12 anni di blocco su Gaza, che sta mettendo a repentaglio anche la capacità delle organizzazioni umanitarie come Oxfam di soccorrere la popolazione.

“Non c’è progetto, tra i tanti realizzati da Oxfam a Gaza per portare alla popolazione acqua, servizi sanitari e sostenere i piccoli agricoltori e lo sviluppo economico, che non sia stato condizionato dalla mancanza di energia elettrica. Senza elettricità impossibile qualunque tentativo di ripresa: non si possono riattivare le centrali di desalinizzazione, i pescatori non possono conservare la propria merce e gli agricoltori non possono irrigare. Chi è impegnato in progetti informatici non può lavorare e le aziende sono costrette a operare tagli del personale. I costi economici e umanitari di questa crisi sono altissimi”.

Una delle aree più densamente popolate del pianeta, con il più alto tasso disoccupazione al mondo: oltre il 43%.

“Anche senza la guerra, i palestinesi a Gaza subiscono un’emergenza umanitaria che non dà tregua. È vergognoso non aver agito e aver consentito che si arrivasse a questo punto, mettendo ancora di più alla prova 2 milioni di persone, che già soffrono gli effetti di un blocco illegale. Una crisi che si inserisce in quella – pure gravissima a cinquant’anni dall’inizio dell’occupazione israeliana – che colpisce tutto il Territorio Occupato Palestinese: qui 2,3 milioni di uomini, donne e bambini dipendono ormai dagli aiuti umanitari per sopravvivere e 1,6 milioni non hanno cibo a sufficienza”.

Nei territori palestinesi, il 27% della popolazione è disoccupato, in gran parte donne e 1 persona su 4 vive in povertà. A Gerusalemme Est il 75,4% dei residenti vive con meno di 2 dollari al giorno e il 54% è sotto i 18 anni.

Ai tanti bambini di Gaza ai quali dopo aver rubato l’infanzia stanno ipotecando anche il futuroMahmoud ha dieci anni e, nell’ultima guerra di Gaza, ha visto morire tra le sue braccia la sorellina Hanan, quattro anni, durante un bombardamento aereo israeliano. Un trauma insanabile è anche quello vissuto da Feisal, 8 anni, ultimo di sei fratelli, che in un altro bombardamento, stavolta terrestre, di Tsahal ha perso i genitori.

Racconta padre Raed Abushalia, già direttore della Caritas di Gerusalemme che opera nella Striscia di Gaza:

“Dal 2006 la gente di Gaza è chiusa all’interno della Striscia di 360 km quadrati, la più grande prigione del mondo a cielo aperto! Da allora non hanno che quattro o sei ore di elettricità al giorno. Durante l’estate fa caldissimo! Immaginate due milioni di persone senza elettricità; a Gaza c’è una sola stazione elettrica che non è sufficiente al fornimento di elettricità per tutta la Striscia. Dunque ricevono tre linee da parte dell’Egitto e sei linee di elettricità da parte di Israele. Adesso questa nuova misura di “punizione collettiva” ha ridotto la quantità di elettricità fornita da parte israeliana con la scusa che le autorità palestinesi non pagano la fattura. Ma a soffrire sono i civili che sono già poveri e devono vivere in questa situazione che potrebbe veramente distruggere, mettere in ginocchio, tutto il sistema sanitario. Voi dovete sapere – prosegue il responsabile della Caritas – che non c’è cibo; dovete sapere che a Gaza secondo l’ultimo rapporto dell’Onu, l’80% delle famiglie vive sotto la soglia di povertà. Il 46% della popolazione di Gaza è disoccupata e malgrado tutta questa situazione drammatica continuano a mettere al mondo bambini. Quasi cinquemila bambini nascono ogni mese! Questo vuol dire più di 55 mila bambini all’anno. Una resistenza che io chiamo “demografica”. Allora immaginate tutta questa popolazione che deve vivere in questa situazione, chiusa nella più grande prigione del mondo. La situazione è drammatica e a pagarne il prezzo è questa povera gente.

Le guerre contro Gaza hanno lasciato 350mila i bambini traumatizzati; 250mila quelli che vivono in condizioni abitative inidonee,950.000 bambini soffrono di sintomi psicologici e comportamentali propri del disturbo da stress post-traumatico (PTSD), tra cui aggressività, depressione, enuresi, flashback e un attaccamento psicotico alla madre o ad un familiare.

Ayesh Samour, direttore dell’unico ospedale psichiatrico presente nella Striscia, spiega: “Ai bambini di Gaza è stata negata un’infanzia normale a causa dell’insicurezza e instabilità del loro ambiente. E non temporaneamente. Una cultura di violenza e di morte pervade nella loro mente, rendendoli più aggressivi e arrabbiati”.Jehed Hessi,docente universitario e consulente dell’ospedale “Ahli Arab” afferma: “La mancanza di medicinali a Gaza è un altro dei gravi problemi che affliggono Gaza. Non disponiamo del 45% dei cosiddetti medicinali di base. Non esiste radioterapia, spesso i malati oncologici cominciano un protocollo di cure che poi devono abbandonare per l’esaurimento dei medicinali”.

Il responsabile dell’Onu per gli Affari umanitari, Robert Piper,ha dichiarato che Gaza è invivibile. Una realtà voluta dagli uomini e non imposta da una calamità naturale.

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