TORINO. IL COMUNE PAGHERA’ IL FUNERALE DL NEONATO UCCISO DALLA MADRE A SETTIMO T.SE.

Il comune di Settimo Torinese pagherà i funerali del piccolo Giovanni, il bimbo gettato dal balcone da sua madre dopo la sua nascita.

Il fatto accaduto a Settimo t.se,comune dell’hinterland di Torino alcuni giorni fa:la donna avrebbe partorito, in bagno, da sola. L’interrogatorio in procura a Ivrea,della donna fermata per l’omicidio volontario del piccolo “Giovanni”,il nome dato dai sanitari dell’ospedale.  La madricida ricoverata all’ospedale ginecologico Sant’Anna di Torino verrà trasferita nel carcere delle Vallette.

Il neonato sarebbe morto dopo il parto e sarebbe stato lanciato dal balcone della casa in cui vivevano la famiglia. I carabinieri, coordinati dal procuratore di Ivrea Giuseppe Ferrando,dopo il sopralluogo in via Tunisi sono giunti a questa conclusione. Sulle auto parcheggiate erano visibili macchie di sangue. L’autopsia sul corpo del neonato chiarirà i se Giovanni al momento del lancio dal balcone di casa fosse già morto.

Ha partorito all’alba, in bagno, da sola. Poi, i suoi ricordi svaniscono.

Il sindaco,Fabrizio Puppo, nel dare l’annuncio delle decisioni del comune: “Abbiamo ricevuto oggi la rinuncia formale da parte della mamma e del compagno al riconoscimento del piccolo. Già nelle prossime ore cercheremo di mettere a punto le modalità dei funerali”.

La data non è ancora stata decisa, ma probabilmente il funerale sarà celebrato la prossima settimana alla chiesa di San Pietro in Vincoli.

Lo stesso comune registrerà il neonato: “Il nome sarà Giovanni, mentre il cognome abbiamo deciso che sarà Di Settimo. Un modo per legarlo alla nostra comunità, malgrado la sua brevissima esistenza”.

Valentina Ventura,accusata dell’assassinio del piccolo, è ancora in carcere, mentre prima delle esequie verrà eseguito l’esame del dna.

Le indagini continuano perchè ci sono ancora molti punti oscuri da chiarire compreso il ruolo del marito (non indagato) e dei familiari che ai carabinieri avrebbero riferito di non avere mai sospettato di una gravidanza.

La sorella avrebbe dichiarato: “Avevo visto che aveva messo su un po’ di pancia, che era gonfia”. Il comandante provinciale dei carabinieri di Torino, Emanuele De Santis, premette: “La prima cosa che dobbiamo fare è trasmettere un messaggio di garanzia e tutela alle madri, dobbiamo lavorare per far conoscere la rete di supporto sanitaria e sociale che esiste”.

La protagonista di questa storia è una 34 enne,italiana, che non si sarebbe accorta della gravidanza. Una sua versione poco credibile agli occhi di chi indaga:”Non mi sono mai resa conto di essere incinta, perché ho sempre avuto il ciclo mestruale,sono andata in bagno all’alba del 30 maggio, e ho partorito lì, poi non ricordo più nulla”. Gli investigatori hanno contestato alla donna di aver lavato indumenti e stracci dopo il parto. Solo il tappetino del bagno, intriso di sangue, sul quale probabilmente è caduto il neonato e qualche macchia sul pavimento fino al balcone.

Il marito della donna che insieme alla figlioletta convivevano nella stessa casa è stato sentito dai carabinieri:”Ho percepito dei rumori all’alba, e un miagolio ma niente di più”,sostenendo di non essersi accorto di nulla.

Il procuratore di Ivrea,Giuseppe Ferrando,spiega:”La cosa che sorprende è l’apparente normalità del comportamento della donna. Sembrava quasi impossibile che avesse partorito nelle prime luci dell’alba, come dice lei. E poi, dopo il fatto, ha accompagnato l’altra bimba all’asilo. Un rientro nella normalità molto particolare”. “La signora non si rendeva quasi conto di quanto accaduto. Quando, al termine dell’interrogatorio le han detto che veniva trattenuta, ha avuto un momento di stupore. E’ una vicenda diversa questa, rispetto a casi simili. Lei ha un marito, una casa decorosa, una figlia, ha amiche e una sorella e una rete di rapporti che rendono quasi impossibile questa storia”. “Quando le hanno riferito che il bimbo era morto, non ha avuto nessun tipo di reazione. Ha solo detto, ‘ah, era un maschietto”. 

I punti da approfondire sono ancora molti. La donna aveva smesso di lavorare da qualche tempo, forse la perdita del lavoro poteva aver causato una depressione. Il timore che ci fosse il rischio di una patologia ereditaria. Il capitano dei carabinieri,Pierluigi Bogliacino,ha precisato che: “La svolta nell’indagine  è arrivata nel pomeriggio, quando abbiamo sentito i residenti della zona e nell’ascoltare una donna che vive in via Turati abbiamo capito che qualcosa non tornava. La versione che dava aveva incongruenze, imprecisioni e abbiamo iniziato a sospettare di lei. Abbiamo fatto così un accesso in casa e abbiamo trovato tracce di sangue. Abbiamo sequestrato oggetti e deciso di portarla in procura”.

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