Mese: Maggio 2017

ROMA.MATTEO RENZI SULLE PRIMARIE PD DEL 30 APRILE 2017.



La parola grazie ha sei solo lettere, ma un’infinità di significati.
È anche una delle parole più belle: detta sinceramente ti fa sentire in debito con gli altri. Se detta col cuore ti costringe all’umiltà e alla responsabilità.
Vorrei inviarvi un grazie non scontato, un grazie fatto di umiltà e responsabilità come ho detto dalla terrazza del Nazareno domenica scorsa dopo la vittoria delle primarie 2017.

Mi piacerebbe che fosse un grazie personalizzato a chi ha montato un gazebo, saltato il ponte per organizzare le primarie, rinviato una partenza per dare la propria preferenza, accompagnato l’anziana mamma al seggio. E a quei sedicenni che hanno votato per la prima volta (con mio figlio che mi ha detto: “Ma non si potevano fare le primarie quindici giorni dopo che votavo anch’io?”).
Grazie: avete smentito tutte le previsioni catastrofiche e avete smontato tutte le polemiche.

La politica è passione, relazione umana, sangue. Non bastano gli editoriali e gli algoritmi: ci vogliono le persone, con le loro storie, con la loro forza.
Il vero modo di bloccare il populismo è coinvolgere il popolo.
Il bagno di partecipazione delle primarie è la vera risposta ai signori dei salotti che immaginano di poter determinare la storia tenendo a debita distanza il consenso.
Noi siamo quelli che credono nella democrazia. E credono che la politica abbia bisogno di più confronto democratico. Per questo non ci stancheremo di proporre più democrazia, a cominciare dall’Europa. Dove proporremo di rilanciare le primarie nel Partito Socialista Europeo.

C’è però un aspetto umano che vorrei condividere con voi.
Non basta avere discusso per mesi di mozioni, se poi non si condividono anche le emozioni. E io prima di conoscere i risultati, mentre scendevo a Roma in treno, ho scritto su Facebook questo pensiero:

Prima di tutto, prima di sapere come andrà a finire, devo dirvi grazie.
In molti pensano che quelli che fanno politica siano robot.
Non è così. Anche se non sembra, siamo umani anche noi.
Persone in carne e ossa, con le nostre emozioni, con i nostri dubbi, con le nostre difficoltà.
Ho vissuto cinque mesi non facili dopo la sconfitta referendaria.
Rifarei domattina quella battaglia. Una battaglia persa non è una battaglia sbagliata. Sono più convinto oggi di cinque mesi fa che l’Italia avesse bisogno della svolta istituzionale che proponevamo. Sia detto col massimo rispetto per i cittadini che allora si sono espressi in modo chiaro: se fosse andata diversamente oggi l’Italia sarebbe più forte, in Europa e non solo. E la politica non stagnerebbe in una palude di imbarazzanti ritardi, a cominciare dalla melina sulla legge elettorale.
Ma il popolo ha deciso e il popolo ha sempre ragione.
Mi sono dimesso da tutto. In qualche giorno sono uscito da Palazzo Chigi come c’ero entrato: libero. Senza vitalizio, senza immunità, senza indennità. Ma con uno smisurato senso di gratitudine per il mio Paese che mi ha concesso un onore immenso nel servirlo. Sarò un inguaribile romantico ma io mi emoziono a cantare l’Inno di Mameli e provo un brivido davanti alla bandiera simbolo di una comunità.
Quando mi sono dimesso, volevo davvero mollare tutto.
Dopo anni di impegno totalizzante per la cosa pubblica, volevo pensare a me, ai miei, ai fatti miei. Non mi vergogno di dirlo: volevo mettere al centro il mio futuro.
Sono stato circondato dall’affetto, dalla cura, dall’esigente attesa, anche dalla rabbia di tantissime donne e uomini. La maggioranza di queste persone non le conosco personalmente ma è come se fossimo amici da sempre. Perché siamo simili: simile l’idea del futuro, simili i valori, simile l’attaccamento all’Italia. E in questi anni abbiamo camminato sullo stesso sentiero.
Debbo molto a queste persone perché mi hanno costretto a guardarmi in faccia. Mi hanno costretto a fare i conti con la parola responsabilità. Rispondere, appunto, non solo a se stessi ma a una comunità. Tra le tante canzoni che ho sentito in questi mesi, fatti di letture, di poesie, di pensieri ma anche di tanta musica, una di Ligabue mi ha colpito a cominciare dal titolo “Ho fatto in tempo ad avere un futuro, che non fosse soltanto per me”.
E allora ho ripreso il trolley e ho girato, dalla Locride alle periferie della nostra città, da Taranto al quartiere Sanità a Napoli. Dal profondo nord fino alla mia Firenze che ho ricominciato a girare in bicicletta, finalmente. Ho ripreso a girare ascoltando i ragazzi che combattono in comunità contro la ludopatia o chi lavora all’ombra dalle vele di Scampia.
E insieme alle persone che condividono questo sogno splendido di mandare avanti l’Italia, senza lasciarla nelle mani di chi sa solo protestare, contestare, urlare, ci siamo rimessi in gioco. Per andare avanti, insieme. Stanotte sapremo come è andata la grande sfida delle primarie. Sapremo se come canta ancora il Liga faremo in tempo “ad avere un futuro che fosse molto più grande di me: magari ne merito un altro di nuovo, dove comunque ci sei anche te”
Quello che però voglio dirvi, adesso, a seggi chiusi ma prima di sapere il risultato delle primarie, è che io stasera prima di tutto vi devo un gigantesco grazie. Anche nel tempo dei social e dell’intelligenza artificiale, non c’è niente che valga più dei rapporti umani. La politica è innanzitutto umanità. E io in questi cinque mesi sono stato incoraggiato, sostenuto, accompagnato da un’ondata straordinaria di umanità. Restituire questo affetto non sarà facile. Ma sarà uno dei miei impegni più grandi per il futuro, comunque vada stasera.
Ci sentiamo più tardi per i risultati, intanto un abbraccio e un sorriso.

Domenica 7 maggio l’Assemblea Nazionale ufficialmente darà il via al mandato 2017-2021 della nuova segreteria. In quella sede illustrerò le mie proposte di lavoro ai mille delegati. Umiltà e responsabilità significa che c’è un grande lavoro da fare e con Maurizio Martina lo faremo volentieri. Lo faremo con l’impegno e la passione che ci riconoscono anche i nostri avversari. Lo faremo insieme a voi.

Alcune considerazioni extra primarie.
1. Vi ricordate le polemiche sul commissariamento di Bagnoli? Bene, dopo tante chiacchiere, l’arenile è a disposizione dei cittadini. Sottotitolo: le scelte coraggiose di chi vuole andare avanti battono gli slogan demagogici di chi voleva tenere tutto fermo. Cliccate qui per saperne di più.
2. Siamo stati a Bruxelles con tanti giovani, come ricorderete. E abbiamo fatto proposto per cambiare l’Europa. E a chi si lamenta dei nostri toni considerati anti europei vorrei ribadire che noi crediamo all’Europa ma vogliamo cambiarla. Noi però siamo quelli che più di tutti hanno ridotto le infrazioni europee, segno che non siamo sfasciacarrozze europei: con i dati di oggi le infrazioni sono 66, erano oltre 120 quando il mio governo si è insediato.
3. Tante polemiche ma anche i dati di oggi dicono che la disoccupazione giovanile scende al 34% dal 44% del 2014, l’indice delle Piccole Medie Imprese torna ai massimi del 2011, il piano industria 4.0 con i suoi bonus sta funzionando molto bene (+22%, secondo le stime del primo trimestre)

Nessuno si accontenti. Ma la realtà è che le cose stanno cambiando. La verità è più forte delle polemiche. Bisogna avere un po’ di pazienza, ma come diceva quello, «i fatti sono argomenti testardi».

Pensierino della sera.
Sono molto colpito da quello che accade in Venezuela, l’ho già scritto e lo ribadisco. Un Paese meraviglioso che meriterebbe ben altro destino. La responsabilità deriva dalle scelte assurde del regime che qualche aspirante statista italiano definiva un modello e un punto di riferimento. Ne parlano in pochi e mi fa male. Vi chiedo una cortesia: per favore guardate questo video. E capirete perché dobbiamo invitare tutti insieme la comunità internazionale a far sentire la propria voce in Venezuela.

Un sorriso,
Matteo
blog.matteorenzi.it
matteo@matteorenzi.it

PS: Sul web sta per iniziare la nostra controffensiva. Contro le falsità di chi ha fatto credere che fosse politica far diventare virali le fake news, guadagnandoci con la pubblicità. Il progetto Bob è pronto. Per chi intanto vuole darci una mano segnalo la APP – Matteo Renzi: scaricatela, se potete. È un buon modo per tenerci in contatto.

                           

QUARGNENTO.IL 1°MAGGIO FESTA FESTA DEI LAVORATORI.

La tradizione del 1° maggio,Festa del lavoro  o dei lavoratori tre origine dlla seconda internazionale riunita a Parigi.La data di nascita e la lunga tradizione del primo “Primo Maggio” è da collocare a Parigi il 20 luglio del 1889.

 

L’idea di festeggiare la ricorrenza venne lanciata durante il congresso della Seconda Internazionale riunita nella capitale francese.Altro elemento in discussione a Parigi fu la richiesta di indire una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre la giornata lavorativa a otto ore.

 

La scelta del 1° maggio come data della manifestazione non fu casuale. il 1° maggio di tre anni prima, nel 1886, una manifestazione operaia a Chicago era stata repressa nel sangue.I lavoratori nel 1800 non avevano diritti,le condizioni di lavoro e di sfruttamento erano drammatiche,lavoravano 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e numerose erano le morti sul lavoro. Il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per chiedere la riduzione della giornata lavorativa a 8 ore. La protesta dei lavoratori dopo 3 giorni ebbe un epilogo drammatico, il 4 maggio, col massacro di Haymarket, dopo battaglia in cui morirono 11 persone.

L’iniziativa di lotta ben presto superò i confini nazionali e divenne il simbolo delle lotte e delle rivendicazioni operaie. furono anni di lotta per conquistare diritti e condizioni migliori condizioni di lavoro. La repressione di molti governi ebbe il solo risultato di inasprire il conflitto di classe e  il 1° maggio del 1890 registrò un’altissima adesione. la data è divenuta la festa nazionale in molti Paesi. Cuba, Russia, Cina, Messico, Brasile, Turchia e i Paesi dell’Ue. Unico paese in cui non è mai stata riconosciuta come festa nazionale sono gli Stati Uniti.

Nel 1923 il fascismo abolì il 1° maggio e la festa dei lavoratori per farla confluire nel Natale di Roma ,21 aprile,la cui leggenda racconta essere la data di fondazione della Capitale, nel 753 a. C.

Solo dopo la caduta del fascismo e aver ristabilito la democrazia,nel 1947, la festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale.

ALESSANDRIA. ALESSANDRIA CALCIO,LICENZIATO IL DS GIUSEPPE MAGALINI.

 

Luca Di Masi,presidente dell’Alessandria calcio,ha ceduto alle pressioni della tifoseria della curva nord sollevando dall’incarico Giuseppe Magalini, direttore sportivo dell’Alessandria.  La decisione dopo un tormentato e sofferto girone di ritorno che ha visto i grigi crollare in campionato,perdere la testa della classifica e gettare alle ortiche il vantaggio enorme in Lega Pro accumulato con un girone di andata da record. Compromesso il passaggio diretto in serie B.

 

Giuseppe Magalini,direttore sportivo dei grigi dal 2014 con il  contratto in scadenza a fine campionato è stato licenziato dalla società senza attendere la scadenza del contratto. Il divorzio con il ds dopo quello del tecnico,Piero Braglia, è stato solo anticipato di qualche settimana.

Intanto esplode anche il caso del Brasiliano,Adriano Mezavilla, che a Tivoli ha reagito con un gesto di stizza nei confronti della tifoseria.

Adriano Mezavilla chiamato in causa ha riferito che il suo gesto non era rivolto alla tifoseria,ma ad un solo tifoso: “Non cerco giustificazioni per quanto è successo sabato a Tivoli, ma ci tengo a dire che il mio gesto, il braccio alzato, anche il’vaffanculo’, non era certo verso la tifoseria alessandrina, ma verso una persona che da mesi viene al campo e insulta, il sottoscritto, e anche i compagni, e che anche a Tivoli si è comportato in questo modo. Ho fatto un gesto sbagliato, ma è giusto chiarire come sono andati i fatti”.

L’allenamento è finito, Adriano Mezavilla, non avendo giocato,come altri che sono stati utilizzati solo per pochi minuti,ha svolto il programma completo di allenamento.

Fuori durante l’allenamento una cinquantina di tifosi hanno contestato duramente la squadra con inviti espliciti ad andare a lavorare e a vergognarsi.

Gli altri si sono allenati in un campo più lontano,ma provano ad avvicinarsi i tifosi fuori e urlano e contestano alzando il tono della voce. A Tivoli a partita finita Mezavilla si è chiarito con il presidente:  “Finita la partita, ero arrabbiato e sono uscito fuori. C’era il presidente che stava prendendo insulti. Mi avvicinato al pullman e dalla cancellata vedo tre facce. Una l’ho riconosciuta: insultava e voleva spiegazioni. Chi mi conosce sa che io ho sempre messo la faccia, ho anche discusso e mi sono confrontato. Ebbene questa persona da mesi era qui al campo a insultare tutti. Ho sbagliato per il mio gesto, cero, ma il rispetto vale per tutti: nei confronti della tifoseria, ma anche di noi giocatori. Non esiste un rispetto a senso unico”.  Il gesto è stato comunque condannato dalla società: “Avevamo appena pareggiato la partita più importante dell’anno, non stavamo raggiungendo ciò che volevamo: ero incazzato, ma il mio ‘vaffa’, alzando il braccio sinistro, e non il dito, era diretto proprio, e solo, a quella persona. Il diretto interessato sa benissimo di essere lui, ha insultato dall’inizio della partita, anche quando eravamo in vantaggio. Il mio gesto, e le mie parole, non erano rivolte alla tifoseria alessandrina ma, insisto, ad una persona singola. Tante volte ho parlato, con lui, ed è servito a niente. Io sono Adriano e continuerò a dimostrare il mio rispetto mettendo la gamba in campo. Possono dire, i tifosi, che sono scarso, che sono da serie C: io accetto tutto, ma dopo tre mesi che prendiamo insulti e diciamo nulla, può scappare un gesto”. Mezavilla continua la sua difesa: “Sono arrabbiato, lo ero dopo la gara a Tivoli e lo sono perché da due mesi non riesco a dare il mio contributo alla squadra. Non sto accusando nessuno, voglio solo dire la rabbia che ho dentro, perché io ho ancora il sangue”.”Mi sembra che ci stiamo attaccando troppo a un ‘vaffa” che ho detto in faccia, non sono andato a scriverlo, perché in quel momento c’era il presidente che stava prendendo insulti. Di Masi è una persona che ha fatto tanto per l’Alessandria,ha fatto scelte giuste e magari anche alcune sbagliate, però lui agisce sempre per il bene dell’Alessandria. Ho sentito gli insulti, non sono andato a parlare perché, come ho detto, è stato spesso inutile,e il gesto è verso uno solo e non verso i tifosi”.

 

QUARGNENTO. LA STORIA BORGO DEL DEL PALIO DELL’OCA BIANCA.

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FONTE WIKIPEDIA DEL BORGO DI QUARGNENTO.

L’origine romana di Quargnento è testimoniata, oltre che da citazioni storiche anche da alcuni ritrovamenti archeologici, tra i quali una lapide sepolcrale di epoca romana che cita la “gens Posilla”, famiglie romane stabilmente insediate nella non lontana Derthona intorno al 200 a.C. Sorto presumibilmente come guarnigione militare romana in posizione strategica per controllare la tribù degli Statielli, che occupava ampie zone dell’Appennino e del Monferrato, Quargnento fu conservato come insediamento stabile dei Romani anche dopo la fine della guerra Gallica e si trasformò a poco a poco in un grosso borgo agricolo, cui certamente ricorrevano per le loro necessità le vicine città romane di Hasta Pompeia, Derthona, Augusta Taurinorum.

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente Quargnento divenne appannaggio del vescovo-conte di Asti, che rappresentava il più vicino centro di potere costituito. Verso la fine di questo periodo storico, nel 907 si verificò un episodio importante, la traslazione delle reliquie del martire cristiano Dalmazio a Quargnento, ordinata dal Vescovo di Asti, Audace, essendo Pedona soggetta alle scorrerie dei Saraceni. Anche in questo caso, pur essendo certo il fatto (le reliquie sono tuttora custodite e venerate in Quargnento), esistono contrasti sulla data dell’avvenimento, da alcuni fatto risalire ad epoca anteriore.

Quargnento fu oggetto di importanti privilegi regali ed imperiali: Berengario e Adalberto, entrambi Re d’Italia a deiLongobardi, con atto del 25 maggio 935[non chiaro] istituirono un mercato alle Calende di ogni mese; l’Imperatore Enrico III, con atto del 19 gennaio 1041[non chiaro] , confermato poi da papa Eugenio III il 16 maggio 1158[non chiaro] , individuava fra le terre in possesso del Vescovo di Asti, Quargnento con castello, chiesa e pertinenze.

Quargnento fu uno degli otto insediamenti, chiamati statielli[2], che contribuirono alla fondazione della città diAlessandria nella seconda metà del XII secolo[biblio 1]. Quaranta famiglie, per disposizione del Vescovo di Asti, si stabilirono dunque nella civitas nova.

Nata la città di Alessandria[4] essa si fondò in un primo momento dall’unione demica di Gamondium (Gamondio),Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questo si evince nel testo dei reclami contro Cremona del 1184dell’imperatore Federico ove indica i promotori ed autori della fondazione della nuova città: “de tribus locis, Gamunde vicelicet et Meringin et Burgul“. Non è descritto il nome del luogo dell’incontro, anche se pare già indicato con una certa precisione nella specificazione del sito sul Tanaro dove il trasferimento fu più breve: Bergoglio[biblio 2]. Ai tre luoghi citati si aggiunsero in seguito Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) eQuargnentum. In questo le popolazioni furono supportate, economicamente, dalla “Superba” e dai comuni della Lega Lombarda in contrasto con il marchesato del Monferrato, principale alleato di Federico Barbarossa.

La data ufficiale di fondazione di Alessandria è il 3 maggio 1168, anche se in quel momento ha già raggiunto una configurazione topografica, urbanistica ed amministrativa definita. Il nome “Alessandria”, confermato in seguito, sarà assunto in onore di Papa Alessandro III, ampio sostenitore delle azioni della Lega Lombarda contro il Sacro Romano Impero e che aveva scomunicato Federico Barbarossa.

Nel XIII secolo trovarono definitiva conclusione le annose controversie tra le giurisdizioni vescovili di Asti ed Alessandria sulla “mensa vescovile” di Quargnento, con l’assunzione del territorio quargnentino ad Alessandria. Da questo momento la storia di Quargnento segue quella del vicino capoluogo: Comune contro Federico Barbarossa, che pare avesse stabilito proprio a Quargnento il suo quartier generale, subì la rappresaglia dell’Imperatore il quale, adirato per l’insuccesso nell’assedio di Alessandria, distrusse ed incendiò il castello di Quargnento al punto che di tale costruzione non rimase traccia, salvo il detto dialettale “an castè” (al castello) per indicare la zona ove questo sorgeva.

Quargnento passò in seguito sotto la dominazione dei ViscontiSforza di Milano, al cui Ducato fu dato in feudo nel 1467.

Nei secoli XVI e XVII seguì le alterne vicende delle guerre franco-ispane; una circostanza miracolosa (ancor oggi ricordata ogni anno con una cerimonia religiosa detta delle “Allegrezze” in onore della Madonna del Rosario) fece sì che Quargnento fosse immune dalla peste del 1630.

Nel 1723 Quargnento, divenuto parte del Regno di Sardegna, fu assegnato alla Marchesa Vittoria Ghilini Cuttica di Cassine, la cui ultima discendente, Giulia, si imparentò nei primi anni del XX secolo con la nobile casata dei Baroni Guidobono Cavalchini Garofoli di Tortona, tuttora proprietaria dei terreni e della settecentesca villa edificata nel 1763.

Basilica di San Dalmazio

  • Basilica minore di San Dalmazio. Unica basilica della Diocesi di Alessandria, dedicata a san Dalmazio, ove se ne conserva il corpo. Si tratta di uno dei più importanti esempi ecclesiastici in provincia, con la sua maestosità e l’ottima manutenzione. Nel febbraio del 1992 papa Giovanni Paolo II l’ha elevata alla dignità di basilica minore.
  • Cinemacorto a Quargnento, festival annuale del cortometraggio iniziato nel 1999 e sospeso nel 2006 per difficoltà economiche. Il Primo Premio è stato intitolato alla sociologa Maria Teresa Torti.
  • Premio di narrativa e poesia Gian Stefano Primo Raiteri, in memoria dell’omonimo Poeta quargnentino. Concorso annuale iniziato nel 1998, biennale dal 2004, 2006, 2008, 2010 (10ª edizione con la pubblicazione del libro “CANTANO LE MUSE…Florilegio del Concorso Letterario G.S.P. Raiteri“) e 2012.
  • Estemporanea di pittura La strada di casa dedicata al famoso pittore quargnentino Carlo Carrà. Edizioni 2005, 2008, 2010, 2012, 2014 e 2015.
  • Simposio di Scultura in tufo del Monferrato, edizioni 2007, 2009, 2011 e 2013.
  • Festa Patronale/Sagra della melanzana (Prima edizione nel 2005). A cura della Pro loco e del Comune – ultimo fine settimana di agosto.

VENEZIA. SORRISO RIVIERA ASD ONLUS

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Mira (VE) – ginnastica artistica e atletica leggera

Ambito del progetto: acquisto attrezzature.

La società mira ad avvicinare alla pratica sportiva bambini e ragazzi con ritardo mentale, che non trovano spazio presso altre associazioni sportive.

L’importanza di svolgere l’attività motoria per le persone disabili ha diversi significati:
– la possibilità di migliorare le proprie condizioni fisiche, intellettive e sensoriali;
– la possibilità di partecipare ad un’attività organizzata e ben strutturata che garantisca a tutti la reale percezione di appartenenza ad un gruppo nel quale rispecchiarsi e sentirsi parte integrante;
– la possibilità di compiere nuove esperienze attraverso le quali sia possibile confrontarsi e crescere insieme;
– il raggiungimento di risultati, che ricompensano di tutta la fatica fisica e psichica e di tutte le difficoltà affrontate;
– la capacità di rispettare regole ed orari imparando a vivere situazioni sempre più strutturate.

È di necessaria importanza garantire delle strutture idonee dotate di attrezzature e materiali dove poter svolgere l’attività. Per questo Sorriso Riviera ha bisogno di acquistare materiale idoneo che permetta ai nostri ragazzi di migliorare e crescere le loro performance sportive, evitando di farsi male con attrezzi obsoleti e pericolosi.
Nello specifico:
– una trave bassa e relativi tappeti per la messa in sicurezza dell’attrezzo, tappeto rigido per gli arrivi dal volteggio; 1 trampolino elastico, le parallele asimmetriche, pedana di allenamento da 15m.
– 15 ostacoli regolabili, 8 blocchi di partenza, 8 testimoni, 2 cordine metriche da 50 metri, 10 vortex, due pesi da 4kg, 2 pesi da 7,260 kg, 3 Giavellotti da 0,600; e da 0,800 kg, 3 dischi da 1kg; 3 da 1,5 kg e 3 da 2 kg.
Per gli atleti con trisonomia 21 la società intende inoltre acquistare: 6 pesi, 6 giavellotti e 6 dischi.