SALERNO. VACANZE ESTIVE A SUD DI SALERNO CON “PISCO'” IL SASSO DEL CILENTO.

OGNUNO HA IL SUO TESORO.AD OTTATI E CASTELCIVITA E’ TOCCATA UNA PIETRA,PISCO’,PREZIOSA DI ALMENO 10 QUINTALI CHE FRUTTA OGNI GIORNO TRASMISIONI TELEVISIVE,ARTICOLI SUI GIORNALI,37.000 EURO PER LE INDAGINI GEOSTRUTTURALI  E A QUALCUNO 3 MILIONI DI EURO,ESATTAMENTE IL DOPPIO DI QUANTO PREVENTIVATO PER LA RIMOZIONE DEL SASSO E LA MESSA IN SICUREZZA DEL COSTONE SOVRASTANTE.

Ma come dice una nota pubblicità un diamante è per sempre. Il masso,ribattezzato Piscò,dimenticato e ricordato ogni qualvolta si presenti la necessità. I centro della carreggiata della strada provinciale 12 degli Alburni, in Cilento (Sa), nel Comune di Aquara, tra i centri di Castelcivita e Ottati,è stato trasformato in una piccola rotonda che fa ancora scalpore.

Quest’anno ad agosto,Piscò, compirà due anni e il masso è ancora lì, avvolto evidenziato con una rete arancione per cantieri. Lui di lì non ci pensa proprio ad andarsene,almeno non di sua volontà. Ovvio è una sasso e finché qualcuno non lo rimuove sta li immobile a ricordarci del pericolo imminente che gravita sopra le nostre teste.  Auto, camion e moto gli sfrecciano intorno tutti i giorni deviando il percorso come in una rotonda immaginaria.

La notizia fu data dal Corriere della Sera con Sergio Rizzo il 18 agosto 2016,dopo un anno dalla caduta e in ordine cronologico Piscò è il secondo masso di grosse dimensioni che blocca la strada,il primo era stato rimosso pochi giorni prima. Piscò per scelta non lo rimuove nessuno degli attori in scena: non le ruspe del Comune,la strada è provinciale; a Provincia preferisce chiudere il tratto, per mettere in sicurezza l’intera area, pammissionado uno studio e chiedendo fondi alla regione,pare lievitati a 3 milioni di euro.
La strada chiusa al traffico locale,ma ovviamente tutti passano dalla 12 essendo l’unico percorso viabile per raggiungere la città di Salerno. L’alternativa è un percorso lungo, tortuoso e disagevole.  La strada con il suo blocco scenografico, un cartello a lato della carreggiata,che dice la strada è chiusa al traffico,ma se volete passare fatelo e assumetevene i rischi.La storia del masso viene riprodotta in tutte le sue forme con manifestazioni di dissenso e indignazione su giornali e televisioni. Le istituzioni locali,per bocca del responsabile viabilità e trasporti della Provincia Domenico Ranesi, dichiara che il problema è un altro: «Se fosse il masso lo avremmo rimosso in pochi secondi ma il problema è come facciamo a mettere in sicurezza la strada!? Se lo rimuoviamo e ne cade un altro potrebbe anche uccidere una scolaresca in un pulman». Prospettiva alquanto surreale,la strada è già percorsa tutti i giorni da auto,camion,moto e pulman,quelli che riescono a passarci.
Per lo storico cronista salernitano, l’ex direttore del settimanale Unico, Oreste Mottola di Altavilla Silentina qualcosa stona,comincia a non quadrare sulla storia del masso “Piscò” caduto dal costone: “Sono stato più volte sul posto e non riuscivo a capacitarmi del perché non lo rimuovessero”, racconta Mottola, “quando mi ha avvicinato un signore che ridendo mi ha sussurrato “Guardi bene il selciato”,“se un masso di quelle tonnellate fosse caduto da 100, 200 metri di altezza, come sostengono, avrebbe fatto dei buchi a terra,avrebbe aperto un cratere, ma qui non c’è niente, è neppure tutto intorno.”».  Effettivamente segni sull’asfalto non ce ne sono e neppure lungo la vegetazione della montagna. Vero è che in un anno, ora due, la vegetazione crescendo ha ricoperto quest’ultima. «L’uomo sosteneva» spiega Mottola, «molto convinto, che il masso fosse caduto da un camion che trasportava rocce, visto che qualche settimana prima la Provincia aveva finito di mettere in sicurezza il costone proprio a qualche metro dal masso».

In Campania,come nel resto d’Italia, quando si chiude una strada trafficata come la provinciale 12 si usano i jersey in cemento.A Caslelcivita e all’incrocio di  San Vito c’è  solo un segnale di divieto che indica la strada interrotta e un cartello.

 

La presenza del masso e il clamore mediatico che ha scatenato è sicuramente fonte di speculazione per la necessità di interventi per la messa in sicurezza dell’intera area.  Il diamante del Cilento a sud di Salerno ha sollevato persino lo sdegno di Flavio Briatore che con un post su facebook ha dichiarato: «Vi sembra normale? Ma cosa fanno il sindaco, la Provincia, la Regione??? E’ una vergogna!! E’ la fotografia dell’incompetenza della classe politica e dirigenziale dell’Italia».
Il presidente della Provincia, Giuseppe Canfora,ha risposto,a stretto giro di posta, a Briatore “accusandolo di non essere a conoscenza della pericolosità di quel costone alto circa 250 metri, che rischia di crollare da un momento all’altro, ma è d’accordo sullo sfascio dello Stato […] le province purtroppo non hanno i soldi per intervenire. Cosa possiamo fare? Le indagini geostrutturali sono state ultimate. Ora bisogna trovare le risorse, lievitate in un soffio a 3 milioni di euro. Il doppio di quelle previste inizialmente. E come nelle classiche storie italiane, dal dramma si è passati alla sceneggiata e poi alla farsa, per approdare ad un nuovo dramma: la manutenzione ordinaria di una montagna rischia di diventare la realizzazione della Salerno-Reggio Calabria. E il masso è lì a ricordarcelo”.

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