Mese: aprile 2017

ROJAVA. LA TURCHIA BOMBARDA I CURDI CHE COMBATTONO CONTRO L’ISIS.

RIPRENDIAMO E PUBBLICHIAMO SENZA CORREZIONI.

Se la Turchia bombarda chi combatte ISIS (e noi rimaniamo in silenzio!)

La notte del 24 e quella del 25 aprile, l’aviazione di Erdogan ha sganciato decine di bombe sui partigiani del Rojava, militari e civili. Un favore all’ISIS, una nuova violazione del diritto internazionale, un altro gravissimo attacco alla rivoluzione curda. Nel silenzio di media e governi europei. E della Coalizione internazionale.
Turchia bombarda il comando Ypg: Erdogan contro i curdi

Il cielo è di un azzurro profondissimo, il sole caldo, la montagna si staglia bellissima, imponente ed immobile davanti a noi mentre dalla base YBS dove abbiamo passato la notte, diamo il buongiorno al mattino.

Iniziamo a risalire la montagna che circonda la città di Sengal. Appena partiti superiamo il checkpoint e sulla sinistra vediamo il “giardino dei martiri”. È quasi ultimato, i compagni ci stanno ancora lavorando e quando passiamo per un saluto sono armati di pala mentre preparano cemento. Man mano che si risale incontriamo gli accampamenti della gente che, dopo il genocidio compiuto dall’ISIS il 3 Agosto 2014, sta man mano tornando a vivere sulla propria terra. Ma non in città, quella è totalmente distrutta. Si vive qui, sulla montagna, ed il panorama con i terrazzamenti dell’area di Kursi lascia senza fiato, anche se le condizioni di vita sembra tutto, tranne che semplici.

Sui 1400 metri della vetta il vento soffia fortissimo e taglia la faccia. Entriamo in un container piazzato sotto una grossa antenna radio. Dentro ci sono 3 guerrigliere del PKK e poi computer, telecamere, macchine fotografiche e cavalletti. È il mediacenter del PKK a Sinjar! Da qui si informa il mondo sulla battaglia di liberazione contro Daesh, da qui sono state trasmesse le immagini delle migliaia di ezidi in fuga salvati dal corridoio umanitario aperto da PKK e YPG. Qui c’è la migliore connessione internet della zona, pochi megabyte al minuto. Si attende un’eternità per inviare un video, ma si aspetta fiduciosi, consapevoli dell’importanza di mostrare al Mondo quello che succede qui .

Quando entri in Rojava arrivando da Sengal, il panorama che ti si para davanti è una pianura di un verde lussureggiante su cui ad un certo punto, improvvisa, si innalza una montagna alta qualche centinaia di metri, l’unica in tutta questa fetta di terra. Inerpicandosi per la stradina che porta sulla cima, il verde dei campi coltivati a grano lascia spazio a centinaia di alberi di pino: “sono ancora piccoli” ci dicono “li abbiamo piantati da poco, prima in tutto il Rojava era vietato piantare alberi perchè il regime aveva deciso che questo doveva essere il granaio della Siria”. Sotto di noi una distesa di pozzi petroliferi che quasi sembra il Texas. Ma sono praticamente tutti fermi.

Una società ecologica non deve sfruttare le risorse della terra. Per questo in Rojava si estrae solo il petrolio necessarioper soddisfare il fabbisogno della popolazione. Prima di trasferire tutti i bagagli su un altro furgone e ripartire alla volta diQamishlo, c’è tempo per il solito chai di benvenuto e per farsi due risate: “Voi curdi non riuscite a stare senza le montagne, ne trovate una e subito ci fate una base!” e giù a ridere, perchè alla fine “No friends but the mountains” è anche un po’ più di solo uno slogan.

Qereçox è un bellissimo posto; qui c’è il quartier generale di YPG e YPJ, c’è il mediacenter, l’ufficio stampa, il centro comunicazioni, la radio. Saluto tutti, un abbraccio ed una stretta di mano e risaliamo in furgone alla volta di Qamishlo. Prima di ripartire per l’Italia passerò ancora una volta da qui e dall’alto ti saluterò Rojava.

Ieri notte, 25 Aprile, intorno alle 2, numerosi caccia da guerra turchi sono decollati, hanno sconfinato in Rojava ed hannosganciato circa 26 bombe su Qereçox e altre decine di chili su Sengal. Ad essere colpiti sono stati proprio quei luoghi in cui ho passato bei giorni nel viaggio in cui ho girato “Binxet – Sotto il confine”. A Qereçox i bombardamenti sono durati per quasi 3 ore, sotto le bombe della Turchia a morire sono stati 8 combattenti YPG, 12 sono donne dello YPJ, mentre altri 18 sono feriti, tra cui alcuni in gravissime condizioni. A Qereçox ieri notte si trovavano anche alcuni volontari italiani dello YPG, da diversi mesi in Siria a combattere la guerra di liberazione contro i fascisti dell’ISIS.

Per puro caso non sono morti sotto le bombe di Erdogan. Chissà cosa avrebbe fatto il ministro Alfano se degli italiani che combattono ISIS sarebbero rimasti uccisi sotto delle bombe tuche? Magari una telefonata di ringraziamento…

Ad essere colpiti soprattutto gli edifici che ospitano le YPJ (Unità di difesa delle donne) e il mediacenter. L’ufficio è devastato, buona parte del mediacenter YPG è stato ucciso nei bombardamenti. Persone fantastiche, che con coraggio e determinazione ci hanno mostrato ciò che diversamente non sarebbe mai arrivato a noi. Con le loro videocamere e macchine fotografiche hanno fatto vedere che con l’ISIS non solo è possibile combattere, ma anche vincere. Le immagini della battaglia di Kobane, la liberazione della diga di Tihsreen, l’unione dei cantoni di Kobane e Cizire, le autobombe di daesh neutralizzate a poche centinaia di metri, le combattenti YPJ che avanzano per le strade di Manbij accogliendo le donne tenute sotto schiavitù da ISIS. A loro dobbiamo moltissimo.

L’attacco di ieri notte è certamente il più pesante e grave, sia in termini di vite perse, sia per i luoghi colpiti; il quartier generale YPG / YPJ è il centro di coordinamento della guerra contro Daesh, un luogo simbolico ed importante. Colpirlo non può che essere un bel favore ad ISIS, proprio adesso che migliaia di uomini e donne lottano metro dopo metro alle porte di Raqqa. La Turchia rischia di trascinare l’intera regione in una guerra ancora più violenta e drammatica di quella in corso. Erdogan mostra i muscoli, gli Stati Uniti storcono la bocca (ma neanche più di tanto), mentre l’Europa continua a galleggiare nel suo silenzio assordante, su quanto accade in Turchia, in Siria, e sulle sue frontiere.

I fatti della notte del 25 Aprile in Kurdistan servono a ricordarci che la lotta contro il fascismo e contro l’oppressione non è finita. Oggi il fascismo ha nuove e diverse facce ed i partigiani e le partigiane parlano le lingue di tutto il mondo, sui loro fucili sventolano bandiere di mille colori, che parlano di uguaglianza di genere, autodeterminazione dei popoli e giustizia sociale.

Oggi più che mai è importante stare dalla parte giusta.

TORINO. MORTO D’AMORE:78 ENNE COLPITO DA INFARTO DURANTE UN RAPPORTO SESSUALE.

La leggenda narra che anche il Conte,Camillo Benso Conte di Cavour,morì durante un rapporto sessuale con la cugina: chissà se è vero? La storia narra invece di una morte per avvelenamento.  La domanda non cambia la storia raccontata dagli uni o dagli altri: E’ meglio morire facendo l’amore oppure  avvelenati?  Il medesimo  pensiero ha attraversato sicuramente la mente di un pensionato colpito da infarto proprio mentre era impegnato in un rapporto sessuale. La donna,35 anni, si era appartata con il 78 enne per fare sesso in un campo tra Torino e Chivasso,ma il cuore dell’anziano non ha retto lo sforzo ed è stato colpito da infarto. La donna ha chiamato i soccorsi, ma il 118 arrivato sul posto ha potuto solo constatare il decesso,non c’era più nulla da fare. L’intervento dei carabinieri nel luogo in cui è avvenuto il decesso,nelle vicinanze di Volpiano, ha accertato la morte naturale dell’anziano di Chivasso.

TORINO. TORINO CRIMINALE DIVENTA UN FILM.

La storia di Torino l’aveva raccontata in una sua canzone Ivan della Mea negli anni ’70, adesso è diventata una realtà cinematografica. La storia è la storia di ragazzi contro.  Questa è la sintesi che lega il filo rosso della criminalità nel film  di “Torino criminale parte I”.  I luoghi protagonisti del film sono Rivoli, Collegno e Grugliasco. La sceneggiatura del regista, Leonardo D’Augelli, 31 anni,   che ha curato la trama e la regia.  Il 31 dicembre scorso il primo ciak e poi un susseguirsi di scene girate per le strade delle città, nelle piazze e nei mercati.

«La storia comune a molti giovani in cerca di lavoro che incrociano la strada della criminalità.  I giovani, una trentina,un po alla volta prendono il controllo delle piazze di spaccio e come in un girone dantesco per mantenere il controllo che mano a mano iniziano a prendere il controllo del territorio iniziano una guerra sanguinosa con gruppi criminali organizzati. I protagonisti sono i ragazzi con un lavori saltuari,in nero e con uno stipendi miseri affascinati dalla possibilità di fare tanta grana trafficando droga. D’Augelli spiega che i ragazzi non hanno capi o gerarchie al loro interno e si mettono contro tutto e tutti. Qualcun finisce anche risucchiato dalla stessa droga che spaccia. Le imprese criminali dei giovani sono costantemente monitorate da un commissario che tenta fermarne l’escalation criminale. Il commissario Tosco, interpretato da Demetrio Toscano,un attore professionista che come altri ha creduto nel progetto, insieme ai ragazzi e agli adulti che si sono prestati a interpretare i vari ruoli nel film.il regista D’Augelli confida che alla realizzazione delle riprese hanno partecipato circa 300 le persone e sono per lo più persone comuni.

 

«Torino Criminale»

In birreria,una sera, e l’incontro con altri amici  hanno fornito l’idea per il progetto che è cresciuto man mano che il tempo passava e la discussione diveniva sempre più intrigande. Il film è una creatura nata dalla collettività dove ognuno ha investito un po della sua vita. Il regista dal canto suo ha investito i suoi risparmi per l’acquisto dele attrezzature insieme ad altri che hanno messo a disposizione il proprio impegno,la professionalità e il materiale.   L’impegno giornaliero per lo sviluppo del film lo divide con i colleghi: Luca Moncalvo, operatore video, Marco Volturno, aiuto regista, Fabrizio Cirulli e Luciano Spinato, direttori fotografia, Mauro Tambasco, microfonista, Andrea La Vigna, ciakkista, Isabella Francica, segretaria di produzione, e e le truccatrici Marta Basiglio, Karolina Nevidovich, Stefania Fabbri, Noemi Boaglio e Denisa Profita. D’Augelli non dimentica di ringraziare quanti lo hanno sostenuto: “un grazie lo devo anche all’associazione Venartistica di Vittoria Adamo per le comparse e al negozio Taurus store di Alex Gallucci che ci fornisce le armi per le nostre scene”. La droga è il “leit motive” del film,ma il territorio si difende con le armi e le pistole .fucili e mitragliatrici intonano la colonna sonora del film con cui la banda difende il proprio territorio e il potere criminale sulle piazze di spaccio.

 

 

«Torino Criminale»

Il film è a metà del guado e D’Augelli deve pensare al futuro.  Il Film concorrerà al Festival mentre già si lavora alla seconda parte seconda del film “Torino criminale”. D’Augelli rivela:”Non solo stiamo progettando anche una fiction televisiva. Saranno sei puntate, poi vedremo a chi interesseranno”. “Si va dalla disoccupazione al sottile confine tra vita normale e malavita, dalla violenza sulle donne al bullismo”.

Le ultime scene sono proprio girate nelle scuole della zona della cintura torinese. D’Augelli prosegue parlando del sogno che per coloro che hanno collaborato al film è già diventata realtà: “Noi il nostro successo anche mediatico lo abbiamo avuto, già così. Anche per la gente, tanta, che si avvicina mentre facciamo le riprese. Poi, in verità, quello che per noi è la cosa più importante è credere, credere in questo progetto. E lavorare per realizzarlo con tutte le nostre forze».

ROMA.INTERVENTO DI MICHELE EMILIANO PER LE PRIMARIE DEL P.D.

Partito Democratico

Mi sono candidato alla segreteria nazionale del partito per consentire al PD di avere anche una voce fuori dal coro.
Una voce che, capisco bene, sarà sembrata a molti di voi, in tante situazioni, scomoda e difficile da comprendere fino in fondo.
Avrei tanto voluto avere il tempo di girare per i circoli e di incontrarvi uno per uno, per raccontarvi della bellezza delle esperienze politiche che ho fatto grazie al PD e della possibilità di essere, anche dentro un grande partito riformista della sinistra europea, rivoluzionari nel metodo e nei contenuti.
Ho combattuto nella mia regione il modo di fare politica che c’era prima di Renzi, perché non ho mai creduto a chi coniuga, sia pure legittimamente, affari e politica.
Mi sono battuto per evitare che il nostro partito favorisse il professionismo della politica, costruendo mostri/vittime che senza una poltrona non avrebbero saputo come sopravvivere.
Sono sempre stato convinto che il PD avrebbe dovuto favorire la partecipazione attiva dei più appassionati e dei migliori, per altruismo e competenza.
Abbiamo, così, in anni di battaglie durissime, cambiato stabilmente l’orientamento politico di una regione, la Puglia, che prima di noi veniva chiamata l'”Emilia nera”.
Il Partito Democratico per noi è sempre stato un luogo di libertà e di liberazione. Non solo dalle lobbies economiche ma anche, e soprattutto, da una concezione della politica nella quale il tesseramento era più importante della militanza e dell’adempimento dei doveri derivanti dal vincolo politico che ci lega.
Non abbiamo mai costretto nessuno con blandizie o con pressioni indebite a votare per noi. Non abbiamo mai pensato che trasferire finanziamenti ad un sindaco corrispondesse al nostro diritto di ottenerne il consenso elettorale.
Non c’è un solo amministratore della regione della quale sono Presidente che possa dire, in questi anni, di avere mai ricevuto una pressione o una sgarbatezza, prima o dopo le elezioni politiche o momenti congressuali.
Abbiamo sempre tenuto alla libertà degli altri quanto alla nostra, e se la nostra mozione, in tutta Italia, ha raccolto spontaneo consenso, nonostante un congresso col “rito abbreviato”, minuziosamente costruito per impedire alle cose nuove di essere conosciute dalla gran parte dei militanti e degli elettori del PD, lo dobbiamo alla nostra coerenza e ai risultati di governo che abbiamo sempre perseguito con trasparenza, fedeltà alle leggi e assoluta imparzialità.
Abbiamo fatto rivivere città e regioni senza mai cedere sui nostri valori e sui principi. Nessuno ci ha mai messo a tacere in cambio di incarichi o promozioni. E abbiamo sempre ritenuto di rimanere fedeli al mandato politico ricevuto, anche quando questo ci metteva in cattiva luce col capo di turno. Abbiamo sostenuto il precedente segretario nelle primarie del 2013 con entusiasmo e passione, convinti che egli avrebbe contribuito a realizzare i nostri sogni di eguaglianza ed efficienza, partecipazione e rapidità nelle decisioni.
Abbiamo, invece, assistito a una trasformazione delle nostre speranze in una delusione senza rimedio. Ci siamo resi conto che il partito democratico si stava disgregando, perduto tra fanatismo di convenienza, silenzi ambigui e proteste sussurrate, e mai manifestate in esplicite proposte alternative.
La comunità politica democratica che intendevamo costruire si era trasformata in una oligarchia timorosa di contraddire il capo e di aiutarlo ad evitare errori.
Abbiamo provato a correggere la riforma della “buona scuola” senza essere ascoltati. Abbiamo considerato le politiche sul lavoro, l’abolizione dell’articolo 18 e l’abuso dei voucher come gesti che ci hanno separato per sempre dai lavoratori pubblici e privati, che ci hanno assimilato ai tutori di chi era già forte a danno di chi, non contando niente, sperava da sempre nel nostro aiuto.
Abbiamo abbandonato le periferie fisiche e immateriali dell’Italia per stare dalla parte di chi era già forte, pensando di dover occupare lo spazio politico in precedenza assegnato ai partiti della destra, anche a costo di spingere nel non voto o verso il Movimento 5 Stelle milioni di nostri elettori.
Il dolore nel quale abbiamo precipitato la parte migliore dell’Italia si sfoga oggi all’interno delle proposte populiste o in un rancoroso astensionismo che, ormai, ha separato il PD dall’anima bella del popolo italiano.
Siamo diventati, dunque, lontani, inaffidabili e sopratutto incapaci di cambiare la vita della classe media e dei ceti più deboli.
Noi pensiamo di dovere ricostruire il PD, di riportarlo vicino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a Pio La Torre, di riportarlo al fianco di Peppino Di Vittorio e Aldo Moro, ma anche dei lavoratori migranti, senza dei quali l’agricoltura italiana non sopravvivrebbe. E, per far questo, non bastano le leggi, pur apprezzabili, in qualche caso approvate grazie al nostro governo: serve l’intellettuale collettivo chiamato partito, capace di trasformare l’astrattezza normativa in vita vissuta, in esperienza, in una parola in militanza che si rivolga direttamente alle persone, al loro dolore e ai loro problemi, e non si limiti a realizzare i sogni mediocri di carrieristi della politica.
Insomma, continueremo a essere scomodi, critici, insopportabilmente sinceri. Saremo la coscienza critica del PD dell’Italia e, se dovessimo essere chiamati a governarla, lo faremo a modo nostro, con imparzialità ed efficienza.
Senza accettare finanziamenti che limitino la nostra libertà o ci costringano a essere inosservanti delle regole e del rispetto del principio di lealtà.
La bella politica è possibile. Noi intendiamo riportarla dentro il nostro partito.
II 30 aprile cominciamo la nostra battaglia. Che si fermerà solo quando avremo vinto. Con il vostro aiuto la nostra vittoria potrebbe essere più vicina di quanto noi tutti possiamo immaginare.

Michele Emiliano
www.micheleemiliano.it

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Tel: 06/695321

 

ASTI. TRAFFICO ILLECITO DI MATERIALE FERROSO SCOPERTO DALLA GUARDIA DI FINANZA.

Un traffico illecito di materiale ferroso tra il Piemonte e la Lombardia è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Asti. La quantità di 230 mila tonnellate di rottami ferrosi, in Piemonte e Lombardia, con un  valore di 60 milioni di euro e  22  persone coinvolte,responsabili anche di reati tributari. L’indagine partita dall’attività di verifica fiscale di una società astigiana operante nel settore. La Guardia di Finanza avrebbero accertato un imponibile per oltre 120 milioni di euro e 5 società coinvolte. Gli investigatori hanno accertato la presenza di 10 soggetti sconosciuti al fisco che hanno omesso di dichiarare 108 milioni di euro. Il comando provinciale della Guardia di Finanza ha accertato che “la filiera era composta dall’impresa verificata  e da soggetti diversi dai reali fornitori, questi ultimi tutti con un elevato indice di pericolosità fiscale, in quanto privi di impianti e attrezzature e delle previste autorizzazioni per l’esercizio dell’attività”.

ALESSANDRIA. SMALTIMENTO ILLEGALE DEI RIFIUTI PROVENIENTI DALLA FRESATURA STRADALE.

Alessandria.Ambiente: rifiuti della fresatura stradale smaltiti illegalmente
Comando Provinciale di Alessandria – Alessandria (AL), 26/04/2017 14:24
I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Alessandria durante i controlli per il rispetto della normativa ambientale,ciclo dei rifiuti nella zona nord orientale della Provincia, ispezionando un impianto di produzione e recupero asfalti e bitumi di rilevante entità hanno rilevato l’omissione della quantificazione dello stock nei documenti di trasporto rendendone in tal modo difficoltosa la tracciatura.
I controlli hanno fatto emergere che l’impresa ha ritirato dai propri cantieri uno stock di rifiuti derivanti dalla fresatura stradale,ma omettendone la quantificazione nei documenti di trasporto.
L’impresa che effettuato i trasporti è finita nei guai per aver materialmente veicolato i rifiuti.  Il controllo da parte delle Forze dell’Ordine, in assenza di tali dati, avrebbe infatti richiesto la pesatura del veicolo per accertarne il quantitativo contenuto.
La ricostruzione,sui dati mancanti, ha permesso ai Carabinieri di comminare ai rappresentanti legali delle aziende interessate due sanzioni amministrative per l’incompleta compilazione dei formulari identificazione dei rifiuti trasportati.

TREVISO. “CACCIATO” DALLA LEGA NORD LO SCERIFFO GIANCARLO GENTILINI. NO! MA…..LA LEGA NON APPOGGERA’ LA SUA LISTA ALLE PROSSIME ELEZIONI.

TREVISO. Stella al petto e fascia tricolore oggi sono solo un ricordo per Giancarlo Gentilini,ex sindaco di Treviso,cacciato  a pedate dalla lega nord,come si faceva nel far west per gli indesiderati e gli ubriaconi,dopo vent’anni di militanza.

Le dichiarazioni rilasciate alla “Tribuna di Treviso” sulle nomine pilotate in una società sono costate il posto di “sceriffo”  all’87 enne leghista,con simpatie per il “duce”. Nessuno fino all’epilogo della vicenda poteva immaginare un destino così crudele per Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, costretto a ingoiare il rospo dell’espulsione e la gogna sulla pubblica piazza.Lo sceriffo,però ribatte con il solito tono autoritario e il linguaggio colorito: “Io me ne sbatto. Sono un leghista del 1994, non ho niente a che fare con questi qua”.
Il fastidio nei confronti degli extracomunitari era tale che nel 1997 pur di impedirgli di sedere sulle panchine della stazione le fece togliere. Lo sceriffo d’Italia, innamorato della tolleranza zero,ma solo contro i terroni e gli extracomunitari.Gli affari sporchi in casa propria,le inchieste,le ruberie,le lauree comprate a Tirana,le case ristrutturate con i soldi del partito,le multe e i pieni di benzina a spese dei contribuenti  non lo scalfivano;solo amore per la Lega dura e pura a cui ha giurato eterna fedeltà. La marca trevigiana e fama di Giancarlo Gentilini oltrepassando i confini della sua terra ha seminato i primi rigurgiti di populismo,divenendo il simbolo per il Carroccio: “La mia Lega era un movimento che guardava più alle città e a cittadini, non certo alle poltrone”.

Evidentemente stanco della guerra intestina al Carroccio e le mire su Ascopiave(società quotata in borsa che realizza e gestisce impianti di gas metano)da parte dei suoi compari di partito è uscito allo scoperto senza risparmiarsi e pensare alle conseguenze del suo gesto:. “Sono schifato”, è stato il suo commento, dopo aver dipinto alcune nuove leve della Lega trevigiana come persone legate più che altro alla poltrona. La critica  ha finito per mettere in discussione la gestione del segretario regionale Toni Da Re e di quello provinciale Dimitri Coin”.  La reazione di Dimitri Coin ha sancito il de profundis per lo sceriffo,prendersela con i “neri” e i “terroni” è una cosa,ma se si toccano i vertici,i “bianchi”,del partito allora si pagano le conseguenze: “D’ora in poi Giancarlo Gentilini è fuori”. “Ciò significa che  la lista presente nel Consiglio Comunale di Treviso a nome Gentilini non sarà più  d’appoggio alla Lega Nord”. “Non si tratta di un’espulsione vera e propria solo perché la segreteria provinciale non può praticarla. Avendo più di 10 anni di appartenenza al partito, un eventuale “cartellino rosso” spetta solo alla segreteria federale. Che chiaramente è stata informata”.
Gentilini da parte sua continua:”Questa non è più la Lega rivoluzionaria che nel 1994 ha sbaragliato tutti gli avversari. Questo è solo un partito che mira a collezionare cariche dorate. Me ne sbatto della loro espulsione. Gli auguro i successi che ho avuto io”. “In tutti questi anni di carriera mi avevano proposto la Regione e anche il Parlamento europeo ma ho sempre rifiutato perché il mio interesse principale sono i cittadini. Io amo i miei cittadini e li ho sempre difesi da tutto e da tutti”.

Il mito di Gentilini,classe 3 agosto 1929,nato a Vittorio Veneto,inizia nel 1994 dopo l’elezione a sindaco di Treviso,1994/1998. La riconferma dal 1998 al 2003,poi eletto consigliere comunale,con oltre 3 mila preferenze,ricoprendo la carica di vicesindaco dal 2003 al 2013 con la giunta del sindaco Gian Paolo Gobbo.

Una crociata perenne contro immigrati e clandestini negli anni in cui cominciava a montare la rabbia nei confronti dei diversi. Gentilini urlava alla rivoluzione e alzava muri: “Voglio la rivoluzione contro chi vuole aprire le moschee e i centri islamici. Qui ci sono anche le gerarchie ecclesiastiche che dicono “lasciate anche loro pregare”. No! Vadano a pregare nei deserti. Aprirò una fabbrica di tappeti e regaleremo i tappeti ma che vadano nei deserti”.Ma la sua rivoluzione non coinvolgeva solo gli immigrati e i clandestini,la fobia del diverso si scatenerà anche contro gli omosessuali: “Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. I culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili”.

Più arringava la gente contro i diversi,più lo applaudivano,più l’odio cresceva. La nuova candidatura a sindaco nel 2013 con qualche allusione al ventennio mussoliniano frustrato dal successo del centrosinistra con Giovanni Manildo che ha messo la bandierina nella roccaforte leghista. Il Carroccio  prepara la rivincita alle urne il prossimo anno senza Gentilini che ovviamente sghignazza: “Vedremo cosa ne pensano i cittadini”.

 

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