WASHINGTON. DONALD TRUMP,100 GIORNI DA PECORA E IL RISCHIO DI UN NUOVO CONFLITTO.

DONALD TRUMP,da bravo megalomane quale è e quale si è dimostrato,si darebbe uno stupendo 10: “Io mi darei una A”, cioè un dieci”.  La scadenza dei primi cento giorni sono per Trump il fallimento di tutte le promesse fatte in campagna elettorale. I rapporti con la Russia con cui voleva stabilire buoni rapporti ed invece sono ancora più tesi che con Obama. Il muro con il Messico che avrebbe voluto far pagare ai messicani,ma lo hanno spernacchiato, e non ci sono i fondi per costruirlo,quindi bye bye promessa elettorale. La promessa di risolvere pacificamente il problema mediorientale,Siria in testa,ma che poi ha finito per bombardare senza alcun valido motivo,in considerazione del fatto che le armi chimiche erano in possesso ribelli e mìnon dell’esercito siriano. L’Obamacare che avrebbe voluto abolire per far dimenticare Obama ed invece deve tenersi per il mancato accordo con i repubblicani. Il divieto di ingresso ai mussulmani provenienti dai paesi della lista nera stilata da Trump  bocciata per incostituzionalità.La scadenza dei primi 100 giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca è alle porte,ma  Donald Trump si promuove a pieni voti nonostante i sondaggi siano di tutt’altro avviso ed è la prima volta nella storia che un presedente sia così inviso agli americani nei primi 100 giorni di mandato.

Il clima della West Wing della Casa Bianca ad altissima tensione e l’ombra del Russiagate che pesa sull’elezione di Trump.  Il Tycoon in un intervista al Washington Examiner sottolinea l’azione a vasto raggio compiuta sul piano legislativo ed esecutivo, evidenziando la nomina del giudice (conservatore) Neil Gorsuch alla Corte Suprema,e sottolineare: “Ciò che abbiamo fatto meglio è gettare le fondamenta per il futuro”.L’annunciata ‘rivoluzione fiscale’ fa da sfondo all’ultima retromarcia sul Nafta, l’accordo di libero scambio nord americano. Trump aveva promesso in campagna elettorale avrebbe fatto piazza pulita degli accordi commerciali. Il Nafta  che lega gli Usa ai vicini Canada e Messico era stato il bersaglio su cui si era particolarmente accanito, puntando il dito contro il disastro avviato dall’amministrazione Clinton.

Dietro front,gli Usa non si ritirano e si impegnano invece a rinegoziare un accordo “che sia giusto per tutti”.Dopo l’inaugurazione della nuova amministrazione aveva annunciato: “Siamo qui per mantenere le promesse”,ma governare è un’altra cosa.

Amministrazione agitata quella di Trump che si è giocata anche l’appoggio dei repubblicani e le molte anime che agitano la West Wing, le tensioni tra lo stratega outsider Steve Bannon e il chief of staff Rience Priebus, espressione dell’establishment repubblicano. Le posizioni rigide di Bannon e il moderato Jared Kushner, ascoltatissimo genero e consigliere del presidente. Burrascoso il rapporto tra la Casa Bianca e Capitol Hill, nonostante la netta maggioranza repubblicana. Il primo schiaffo politico assestato  dall’ala conservatrice del Grand Old Party, che ha rimandando al mittente il testo stilato per revocare e sostituire l’Obamacare: “non abbastanza radicale”. Non c’e’ accordo al Congresso sulla legge di spesa che dovrebbe sbloccare i fondiper la costruzione del muro con il Messico e lo spettro del ‘Russiagate’, con almeno due inchieste in corso sui rapporti tra l’entourage del tycoon e russi.

Mike Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, costretto alle dimissioni per aver mentito sui suoi contatti e si parla nuovamente dei pagamenti ricevuti da Turchia e Russia, senza le dovute autorizzazioni nonostante il Pentagono lo avesse messo in guardia. L’unico rapporto idilliaco il tycoon sembra averlo con Wall Street, protagonista di una cavalcata record da quando Trump ha vinto le elezioni. L’ottimismo e la pazienza dei mercati potrebbero presto finire come le promesse di Trump.

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