ROMA.INTERVENTO DI MICHELE EMILIANO PER LE PRIMARIE DEL P.D.

Partito Democratico

Mi sono candidato alla segreteria nazionale del partito per consentire al PD di avere anche una voce fuori dal coro.
Una voce che, capisco bene, sarà sembrata a molti di voi, in tante situazioni, scomoda e difficile da comprendere fino in fondo.
Avrei tanto voluto avere il tempo di girare per i circoli e di incontrarvi uno per uno, per raccontarvi della bellezza delle esperienze politiche che ho fatto grazie al PD e della possibilità di essere, anche dentro un grande partito riformista della sinistra europea, rivoluzionari nel metodo e nei contenuti.
Ho combattuto nella mia regione il modo di fare politica che c’era prima di Renzi, perché non ho mai creduto a chi coniuga, sia pure legittimamente, affari e politica.
Mi sono battuto per evitare che il nostro partito favorisse il professionismo della politica, costruendo mostri/vittime che senza una poltrona non avrebbero saputo come sopravvivere.
Sono sempre stato convinto che il PD avrebbe dovuto favorire la partecipazione attiva dei più appassionati e dei migliori, per altruismo e competenza.
Abbiamo, così, in anni di battaglie durissime, cambiato stabilmente l’orientamento politico di una regione, la Puglia, che prima di noi veniva chiamata l'”Emilia nera”.
Il Partito Democratico per noi è sempre stato un luogo di libertà e di liberazione. Non solo dalle lobbies economiche ma anche, e soprattutto, da una concezione della politica nella quale il tesseramento era più importante della militanza e dell’adempimento dei doveri derivanti dal vincolo politico che ci lega.
Non abbiamo mai costretto nessuno con blandizie o con pressioni indebite a votare per noi. Non abbiamo mai pensato che trasferire finanziamenti ad un sindaco corrispondesse al nostro diritto di ottenerne il consenso elettorale.
Non c’è un solo amministratore della regione della quale sono Presidente che possa dire, in questi anni, di avere mai ricevuto una pressione o una sgarbatezza, prima o dopo le elezioni politiche o momenti congressuali.
Abbiamo sempre tenuto alla libertà degli altri quanto alla nostra, e se la nostra mozione, in tutta Italia, ha raccolto spontaneo consenso, nonostante un congresso col “rito abbreviato”, minuziosamente costruito per impedire alle cose nuove di essere conosciute dalla gran parte dei militanti e degli elettori del PD, lo dobbiamo alla nostra coerenza e ai risultati di governo che abbiamo sempre perseguito con trasparenza, fedeltà alle leggi e assoluta imparzialità.
Abbiamo fatto rivivere città e regioni senza mai cedere sui nostri valori e sui principi. Nessuno ci ha mai messo a tacere in cambio di incarichi o promozioni. E abbiamo sempre ritenuto di rimanere fedeli al mandato politico ricevuto, anche quando questo ci metteva in cattiva luce col capo di turno. Abbiamo sostenuto il precedente segretario nelle primarie del 2013 con entusiasmo e passione, convinti che egli avrebbe contribuito a realizzare i nostri sogni di eguaglianza ed efficienza, partecipazione e rapidità nelle decisioni.
Abbiamo, invece, assistito a una trasformazione delle nostre speranze in una delusione senza rimedio. Ci siamo resi conto che il partito democratico si stava disgregando, perduto tra fanatismo di convenienza, silenzi ambigui e proteste sussurrate, e mai manifestate in esplicite proposte alternative.
La comunità politica democratica che intendevamo costruire si era trasformata in una oligarchia timorosa di contraddire il capo e di aiutarlo ad evitare errori.
Abbiamo provato a correggere la riforma della “buona scuola” senza essere ascoltati. Abbiamo considerato le politiche sul lavoro, l’abolizione dell’articolo 18 e l’abuso dei voucher come gesti che ci hanno separato per sempre dai lavoratori pubblici e privati, che ci hanno assimilato ai tutori di chi era già forte a danno di chi, non contando niente, sperava da sempre nel nostro aiuto.
Abbiamo abbandonato le periferie fisiche e immateriali dell’Italia per stare dalla parte di chi era già forte, pensando di dover occupare lo spazio politico in precedenza assegnato ai partiti della destra, anche a costo di spingere nel non voto o verso il Movimento 5 Stelle milioni di nostri elettori.
Il dolore nel quale abbiamo precipitato la parte migliore dell’Italia si sfoga oggi all’interno delle proposte populiste o in un rancoroso astensionismo che, ormai, ha separato il PD dall’anima bella del popolo italiano.
Siamo diventati, dunque, lontani, inaffidabili e sopratutto incapaci di cambiare la vita della classe media e dei ceti più deboli.
Noi pensiamo di dovere ricostruire il PD, di riportarlo vicino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a Pio La Torre, di riportarlo al fianco di Peppino Di Vittorio e Aldo Moro, ma anche dei lavoratori migranti, senza dei quali l’agricoltura italiana non sopravvivrebbe. E, per far questo, non bastano le leggi, pur apprezzabili, in qualche caso approvate grazie al nostro governo: serve l’intellettuale collettivo chiamato partito, capace di trasformare l’astrattezza normativa in vita vissuta, in esperienza, in una parola in militanza che si rivolga direttamente alle persone, al loro dolore e ai loro problemi, e non si limiti a realizzare i sogni mediocri di carrieristi della politica.
Insomma, continueremo a essere scomodi, critici, insopportabilmente sinceri. Saremo la coscienza critica del PD dell’Italia e, se dovessimo essere chiamati a governarla, lo faremo a modo nostro, con imparzialità ed efficienza.
Senza accettare finanziamenti che limitino la nostra libertà o ci costringano a essere inosservanti delle regole e del rispetto del principio di lealtà.
La bella politica è possibile. Noi intendiamo riportarla dentro il nostro partito.
II 30 aprile cominciamo la nostra battaglia. Che si fermerà solo quando avremo vinto. Con il vostro aiuto la nostra vittoria potrebbe essere più vicina di quanto noi tutti possiamo immaginare.

Michele Emiliano
www.micheleemiliano.it

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PARTITO DEMOCRATICO

Via Sant’Andrea delle Fratte, 16 – 00187 Roma
Tel: 06/695321

 

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