ROMA. STUDENTE FA LA PIPI’,MA NON CENTRA IL BUCO: SERVE L’ESAME DEL DNA.

DOPO IL FATTO ACCADUTO ALOPERAIO DI ATESSA COSTRETTO A FARSI LA PIPI’ ADDOSSO PER NON INCORRERE IN PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI,MA PER FCA NESSUN COLPEVOLE (GIA’ LO SAPEVAMO),E’ ACADUTO A CASSINO DOVE UNO STUDENTE AVBREBBE FATTO LA PIPI’ FUORI DAL VASO,AFFRONTATO DALL’INSEGNANTE CHE MINACCIA UN ESAME DEL DNA E POI LO OBBLIGA A PULIRE.DENUNCIATO.

Cassino tra bullismo, paura, maleducazione e scarsa comunicazione,professori incapaci di trovare un dialogo con studenti e genitori che, invece di chiarire dal preside, vanno dall’avvocato. Il teatro dell’assurdo è il bagno della scuola media:un ragazzino fa pipì fuori dalla tazza e sporca il pavimento poi torna in classe alla fine della ricreazione,ma la prof è stata informata e lo affronta.

Lo studente nega, l’insegnante,un autentico maresciallo, insiste, non molla,minaccia l’esame del Dna per risalire al responsabile. Dna è lo spartiacque che fa crollare lo studente, confessa il crimine: “si ho fatto la pipì fuori dalla tazza,ma si giustifica, dicendo che, disturbato dai suoi compagni che per scherzo gli hanno aperto la porta del bagno,ha sbagliato non centrando la tazza. La prof. poliziotto, arbitro e giudice decide la punizione a cui condannare lo studente sporcaccione ordinandogli di andare in bagno a pulire, sotto la supervisione del bidello.

Tornato a casa racconta tutto a mamma e papà. Ascoltata la versione del giovane decidono che la cosa migliore sia rivolgersi ad un avvocato per procedere con una denuncia penale nei confronti dell’insegnante. La sorella racconta: “È stato terrorizzato dalla minaccia di essere sottoposto all’esame del Dna”.”Mio fratello è stato umiliato come nessuno di noi avrebbe mai immaginato”,e considerando la gravità dell’accaduto non ha neppure tutti i torti.

“È un bambino pulito. Quando va al bagno a casa, pur di non sporcarsi, fa la pipì seduto”. “Ha raccontato di aver sporcato il pavimento mentre stava per tirare su lo slip e perché qualcuno ha aperto la porta. Non credo fosse necessario sottoporlo a tanta vergogna. Bastava una lettera di richiamo e noi avremmo provveduto. Per la pulizia dei bagni, c’è comunque del personale addetto che viene assunto per quel motivo e pagato. Mio fratello non vuole andare più a scuola”.

L’istituto scolastico,in piena bufera,non smentisce la notizia e tenta di ridimensionare l’episodio mentre i colleghi della professoressa colpevole preferiscono non intervenire.

La situazione è precipitata con tanto di avvocato. I fatti da chiarire sono molti. La prof. non si è preoccupata di informarsi se, mentre stava in bagno, abbia subito dai compagni un atto di bullismo invece di un semplice scherzo. I motivi per cui la professoressa abbia deciso di punire solo lui e non tutti i ragazzi che hanno partecipato al fatto; il fatto che la richiesta di pulire abbia procurato tanta ansia e vergogna nel ragazzo.

La denuncia andrà avanti?  Le risposte ai perchè,ai come mai,le responsabilità,dove dovessero essere appurate, le decideranno i giudici, e non dalla giustizia scolastica amministrata dal dirigente dell’istituto e dal buon senso.

La  pipì crea problemi a chi la fa e a tutti gli attori che girano intorno al reato di “pipì”. Stefano, sollevato dal suo incarico a scuola per una multa ricevuta nel 2007, per atti contrari alla pubblica decenza,avendo orinato nei pressi di un cespuglio. Fatto animato da una petizione sul sito change. org dal titolo:”Chi ha pisciato fuori dal vaso? Reintegrate Stefano Rho”.

 

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