ALESSANDRIA. PD DUE VISIONI A CONFRONTO,LA SCISSIONE E’ SERVITA

Il Pd si spacca anche in provincia ed è lo stesso destino che lo vede diviso a livello nazionale. La scissione della minoranza Pd coinvolge due esponenti della provincia di Alessandria, entrambi senatori della Repubblica,a Palazzo Madama.I senatori Daniele Borioli e Federico Fornaro sono destinati a dividersi ognuno per la sua strada. Borioli resterà nel PD, Fornaro che non ha mai nascosto le proprie riserve sul segretario Matteo Renzi seguirà l’ex segretario Pierluigi Bersani, Roberto Speranza e Enrico Rossi nel nuovo soggetto politico.

I mille giorni di Matteo Renzi da segretario del PD,ma prima ancora che la sua elezioni a segretario avessero luogo si vociferava nei circoli:” Matteo Renzi spaccherà il partito”.E così è stato.La sua visione di partito non ha mai coinciso con le esperienze dei militanti,degli iscritti e dei simpatizzanti.

La visione del partito personale non ha mai affascinato il popolo del PD,che dopo 20 anni di lotta contro quello che era il partito azienda di Berlusconi hanno subito essi stessi l’azione e la visione aziendalista e privatista del partito.Matteo Renzi in sostanza ha portato avanti il progetto per cui :il partito è mio e lo gestisco io,e gli iscritti hanno dovuto ingoiare la medicina e tacere.

Mille giorni di passione quelli di Renzi preoccupato di allearsi con Berlusconi,il patto del Nazareno,e umiliare la minoranza interna del PD senza disdegnarne la dote portata in dono con il 25% di voti e la maggioranza parlamentare in parlamento,a a dispetto della democrazia interna e delle regole a chi gli chiedeva di poter discutere delle scelte della segreteria rispondeva:”la minoranza dem se ne faccia una ragione,il partito è ormai cosa privata”.Ai sindacati che chiedevano di poter discutere con il governo sui temi economici e del lavoro,Matteo Renzi:”I sindacati se ne faranno una ragione”.

Matteo Renzi un bullo della politica,incapace di discutere e mettersi in discussione neppure dopo la batosta elettorale delle amministrative e la bocciatura del referendum Costituzionale:il capolinea è dietro l’angolo,ma Renzi non vuole sentire ragioni e continua per la sua strada come un piccolo padrone e un capo corrente,non come il segretario di un grande partito nazionale a governo del paese.

Matteo Renzi il rottamatore che ha finito per rottamare non solo i “vecchi” della politica,ma la classe operaia che per il 39% ormai porta i suoi consensi al M5S,gli effetti del Jobs act che ha prodoto tutti gli effetti negativi,che da più parti venivano pronosticati sia per inuovi assunti che per i lavoratori stabili(licenziamenti disciplinari +50%,anche quando la giusta causa esisteva);i circoli del partito con il crollo delle tessere e del sostegno al partito,a Napoli sono andate perse 9 tessere su 10: ad Alessandria il dato non è noto,ma le conseguenze dell’assemblea nazionale si faranno presto sentire;il PD stesso che ormai ha snaturato il suo ruolo originario di partito votato alla lotta alle povertà,alla disoccupazione,allo stato sociale attento ai bisogni dei più deboli,alla democrazia e la pluralismo nel paese e nel partito.

FEDERICO FORNARO AI MICROFONI DI RADIO GOLD ha voluto chiarire che: è una rottura politica, quindi ovviamente con Daniele non c’è nulla di personale.I rapporti di amicizia di stima resteranno, rimaniamo comunque nel centrosinistra. In questi giorni tanti amici e segretari di circolo mi invitato a cambiare idea. Li ringrazio, è stato un gesto di affetto che ho apprezzato ma c’è un momento dove occorre avere il coraggio di fare le cose in cui si crede. Ho sempre detto che il Pd era casa mia ma qualcuno ha cambiato le chiavi di ingresso. Sono venuti al pettine nodi creati da lungo tempo, è emersa una diversità sul modo di intendere la vita di una comunità chiamata partito. Matteo Renzi non ha compreso le ragioni del nostro disagio e ha preferito operare con un modus operandi da capo corrente. Il Pd si è trasformato in un partito personale. Quando, 10 anni fa, era stato fatto uno straordinario sforzo per mettere insieme culture, storie e ambizioni personali diverse non pensavamo certo di arrivare a questo punto. Vogliamo creare il nuovo centrosinistra dopo che Renzi ha cambiato la natura stessa del Pd, rinnegando il suo progetto fondativo.

DANIELE BORIOLI RESTERA’ NEL PD,L’INTERVENTO A DIFESA DELLA SUA SCELTA: è un errore grave, una situazione drammatica per un partito che ha nelle mani molto del futuro dell’Italia e dell’Europa,questa scissione è uno spartiacque che rischia di far precipitare il paese nell’incertezza, in un momento delicato dal punto di vista economico e sociale. Lavorerò fino all’ultimo per cercare di evitarla e per far sì che, tra le forze di centrosinistra, non si crei una deflagrazione anche livello locale vista l’importante partita per il futuro di Alessandria che avrà luogo a breve. Dividermi politicamente da Federico Fornaro mi addolorerebbe molto, e mi auguro che non si perda un  ragionamento comune sul governo locale della città. Io resto nel Pd e lavorerò per costruire condizioni di pluralismo interno, affinché il partito che guardi a temi come il contrasto alle diseguaglianze, al recupero del rapporto con i ceti medi, con le piccole imprese, con quel pezzo di società italiana che da tempo ci ha voltato le spalle, non solo da tre anni. E’ importante costruire una candidatura in grado di tenere in orbita Pd culture e aspirazioni che rischiano di andare altrove. Ritengo che il ministro Andrea Orlando possa essere  un buon interprete di questi sentimenti politici. Ho sostenuto lealmente il governo Renzi, penso sia stato utile per il Paese, ma questa a scissione rende necessaria una linea politica diversa, non in contrasto con quella di Renzi,ma che renda il Pd più plurale e non monolinea.”

Al Senato e alla Camera nasceranno nuovi gruppi parlamentari;Fornaro ha aggiunto : non abbiamo ancora deciso né il nome né i ruoli apicali, a testimonianza del fatto che la scissione non era uno scenario già in previsione come in tanti hanno sostenuto. Io capogruppo? Non lo so ed è l’ultimo dei miei pensieri, non ambisco a questo ruolo. Di solito poi la scelta non cade di certo su chi è al primo mandato come me. La tenuta del Governo Gentiloni? Noi confermeremo la piena fiducia chiedendo che venga data priorità alla lotta alla povertà,  al lavoro e al contrasto alla disoccupazione giovanile, alla scuola e alla legalità. Questi sono per noi i quattro punti fondamentali. Se dipendesse da Renzi, invece, si andrebbe a votare domattina. Se la scissione rischia di indebolire il centrosinistra? C’è stata una scissione silenziosa, quella tra noi e gli elettori. Il nostro obiettivo è ricucire con quel mondo, se ci riusciremo il centrosinistra ne uscirà arricchito e la sinistra riformista avrà più forza.

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