ROMA.SCANDALO DERIVATI,AFFAIR ALTA VELOCITA’,,IL BUCO NERO DELL’ISPA E I PROFITTI MILIARDARI DELLE BANCHE

Nel numero scorso di l’Espresso sono stati rivelati i contratti segreti in cui l’Italia sta perdendo una montagna di soldi dovuta alla finanza creativa di Tremonti.Governo e banche taciono e l’Italia affoga nei debiti. che stanno seppellendo l’Italia sotto un mare di debiti.

Il Tesoro ha iniziato a diffondere dati sui prodotti derivati,incalzato dall’opinione pubblica,che costano agli italiani miliardi di euro.Il tesoro,nel rapporto annuale dei tecnici del ministro Padoan,rivela che il Tesoro sta perdendo 1,3 miliardi di euro l’anno,ma pochi finora hanno potuto approfondire l’argomento. L’aggiornamento è fermo al 2015. I dati resi pubblici sono,però ben poca cosa se si analizza la voragine  che potrebbe aprirsi a causa dei contratti sottoscritti dal governo, che ammonterebbe a 36,6 miliardi. I derivati, ex Ispa,spiegati superficialmente nel rapporto annuale  nascondono  una vicenda,poco conosciuta,fatta di contratti firmati dal Tesoro,ministro Giulio Tremonti, con Morgan Stanley,che l’Espresso ha pubblicato in esclusiva la scorsa settimana. La Morgan Stanley era parte di un pool di banche inserite nell’operazione voluta da Giulio Tremonti, l’ex ministro dell’Economia dei governi di Silvio Berlusconi, dal nome“Ispa”;la società creata nel 2002,”infrastrutture Spa,che nei programmi di Tremonti avrebbe dovuto finanziare la costruzione dell’Alta Velocità fra Torino e Napoli

Il ministro aveva varato diversi progetti innovativi,o forse solo creativi. L’Ispa controllata dalla cassa depositi e prestiti è dotata di un suo patrimonio, forte del patrimonio che porta in dote, realizza un piano di finanziamento,sul mercato,per prestare 25 miliardi di euro al progetto dell’Alta Velocità,non manca contemporaneamente di sottoscrivere con alcune banche d’affari una montagna di derivati,e finirà per perdere un sacco di quattrini.

L’Ispa e la controllante Cassa Depositi dovranno accollarsi la fetta più consistente delle perdite,per meglio dire direttamente lo Stato italiano.

La costruzione dei binari per i Frecciarossa hanno un impatto minimo sui costi dell’intera operazione. L’operazione si rivela come un modo per spostare fuori dai conti pubblici,quelli rilevanti dalle regole europee,i debiti fatti per realizzare le opere.I lavori per la realizzazione di viadotti e scavare tunnel sono a carico di altri soggetti, mentre Infrastrutture Spa,deve occuparsi di trovare i soldi necessari. Morgan Stanley con due banche svizzere,l’UBS e Mediocredito Centrale ,entrano in gioco nel 2003, partecipando  al progetto di un piano di finanziamento da 25 miliardi di euro.

La Corte dei Conti, in una relazione redatta in seguito, conterà ben undici drivati, per un valore nominale di 5 miliardi di euro. Datati 2005,per alcuni contratti è previsto l’inizio  dei flussi di pagamento molti anni più tardi,nel 2026. Morgan Stanley,cinque contratti, Lehman Brothers e Ubs con due e da J.P.Morgan e Ubs con uno.

La Corte dei Conti ha stabilito che,Tremonti e Siniscalco(successore di Tremonti per pochi mesi), nei pochi anni in cui sono rimasti in carico alla società controllata dalla Cassa Depositi i prodotti siano costati alla società interessi negativi per 126 milioni di euro. Nel 2006, il governo di Romano Prodi smantella Ispa, trasferendo i debiti della società direttamente al Tesoro. L’operazione voluta dal numero uno delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti,che sostiene sia a rischio fallimento il gruppo ferroviario: “i canoni pagati da Trenitalia e dalle altre compagnie di trasporto per l’utilizzo della Rete ferroviaria erano infatti congelati presso Ispa, che li utilizzava come leva per indebitarsi”. “Moretti vuole rientrare in possesso di quella liquidità, e nella finanziaria per il 2007 il governo toglie di mezzo Ispa”.

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La defunta Infrastrutture Spa con i derivati fatti con Morgan Stanley stavano causando il maggior esborso in termini d’interessi. Il trasferimento al Tesoro peggiora la situazione. Il contratto fra la banca e Ispa non prevedeva la clausola presente invece nell’accordo quadro che all’epoca regolava tutti i derivati sottoscritti con Morgan Stanley dal Tesoro.Il“master agreement” del 1994, i cui contenuti sono stati rivelati dall’Espresso nel numero di domenica scorsa.

La clausola prevede che l’istituto di credito,New Yorckese, ha la facoltà di chiudere tutti i contratti in essere con il governo italiano, se il valore di mercato complessivo degli stessi supera la soglia di 50 milioni di dollari. Nel 2007 la quota di 50 milioni è stata superata,Morgan Stanley è nelle condizioni di esigere la chiusura anticipata dei contratti, la scadenza naturale sarebbe stata prevista dopo trent’anni,incassando il valore di mercato. I derivati ex Ispa trasferiti al Tesoro e con il trasferimento anche la clausola contestata viene trasportata.

Nel 2007 i dirigenti del Tesoro si accorgono dell’esistenza di quel codicillo presente negli accordi del 1994:”Ci siamo accorti della clausola quando abbiamo trasferito le posizioni ex Ispa nel nostro portafoglio. Personalmente non avevo conoscenza del fatto”,così ha detto la responsabile della direzione debito pubblico del Tesoro, Maria Cannata, durante una testimonianza, i cui contenuti sono citati dal perito incaricato dalla procura di Roma di esaminare i contratti, Ugo Pomante.

La perizia,per un’indagine giudiziaria chiusa con l’archiviazione, Pomante critica la mancata gestione del problema rappresentato dalla soglia di 50 milioni di dollari. La sottoscrizione di strumenti finanziari come i derivati, per la loro portata speculativa e per i rischi connessi sono fuori da ogni logica che uno stato possa contemplare. I contratti ex Ispa,non preoccupano i dirigenti del Tesoro neppure dopo aver superato il livello critico, condizione in cui Morgan Stanley può passare all’incasso: “C’è sempre stata la convinzione che la clausola non era da esercitarsi,si era convinti e certi che la stessa non sarebbe mai stata attivata”, dichiarerà Maria Cannata nella testimonianza.

Nel 2011, la banca americana comunica di voler chiudere i contratti e esige il pagamento di 3,1 miliardi di euro, pagato dal governo Monti all’inizio del 2012,appena  insediato e alle prese con la crisi finanziaria. La richiesta di pagamento avviene quando il valore di mercato dei derivati è di 3,5 miliardi di dollari, settanta volte la soglia che le dava la possibilità di esercitare la clausola. Chiuso anche uno degli “Interest rate swap” ereditati da Ispa. Il contratto, del 2005 prevedeva che, per un periodo di vent’anni, fino al 2026, la società a controllo pubblico pagasse una somma annuale pari al 5,48 per cento su un valore nominale di 1 miliardo di euro,54,8 milioni. Morgan Stanley le avrebbe versato una somma pari al tasso di mercato Euribor, maggiorato dello 0,235 per cento.

Identiche le condizioni trasferite nel contratto, firmato l’11 luglio 2007, quando il Tesoro subentra a Ispa. Cambiano la clausola di chiusura anticipata che Morgan si ritrova in mano. Per incassare i profitti generati dall’operazione avrebbe dovuto aspettare anno fino al 2026,e anno dopo anno affluissero gli interessi pagati dal Tesoro. Ora,come fa alla fine del 2011,può  costringere il governo italiano,per quel singolo Interest rate swap che proviene dall’Ispa,a sborsare sull’unghia 305,9 milioni.

Trecento  milioni eredità della finanza creativa dei primi anni Duemila. Purtroppo, però, non è finita qui. Le perdite potenziali sono ancora pari a 1,3 miliardi di euro. A scadenza il governo dovrà sborsare interessi netti per 1,3 miliardi di euro. Quando finirà non si sa,il Tesoro non ha mai comunicato quali dei contratti originali con Lehman Brothers, Ubs, Depfa, J.P. Morgan e di quelli con Morgan Stanley sono effettivamente terminati o ristrutturati. I vecchi contratti dovrebbero scadere nel 2045, quando i Frecciarossa avranno corso sui binari da quasi quarant’anni.

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