ALESSANDRIA. L’ART.18 NON VALE PER. UN’IMPIEGATA TRUFFATA,DIFFAMATA E INFINE LICENZIATA DA PRIMARIA COMPAGNIA DI ASSICURAZIONE.

ALESSANDRIA.L’ARTICOLO 18 NON SERVE SE SEI TRUFFATO,DIFFAMATO E LICENZIATO. L’IMPIEGATA, 56 ANNI,DA 30 DIPENDENTE,DI UNA PRIMARIA COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI LICENZIATA DOPO ESSERE STATA TRUFFATA E DIFFAMATA DALLA CARROZZERIA DI FIDUCIA DELLA COMPAGNIA,MA A LEI L’ART.18 NON SI APPLICA: “CI BASTA LA DICHIARAZIONE DEL CARROZZIERE PER LICENZIARLA NON LE PERIZIAMO NEPPURE L’AUTO,SE LA FACCIA PERIZIARE LEI”.

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L’avventura inizia nel 2013 quando la donna decide di far sostituire il parabrezza dell’auto,danneggiato da una pietra.

I FATTI IN BREVE.

Un mattino del mese di luglio,a ridosso delle ferie,decide di recarsi presso la carrozzeria di fiducia della compagnia per la sostituzione del parabrezza.Parcheggia l’auto in strada e si reca in carrozzeria dove viene accolto da un impiegata,l’uomo le chiede se può parlare con il carrozziere che si presenta qualche minuto dopo. I due vanno in strada per constatare il danno al vetro,che può essere sostituito in un paio di ore e viene invitato a lasciare le chiavi dell’auto per essere portata all’interno dell’officina. L’uomo lascia l’auto in strada e le chiavi al carrozziere;si allontana per due ore per poi fare ritorno alla carrozzeria,suona,ma a riceverlo non c’è l’impiegata,ma il titolare che lo invita ad aspettare fuori per il ritiro dell’auto.Tutto a posto il parabrezza è sostituito,lo assicura il carrozziere: la fattura non serve perchè la invierà direttamente alla compagnia per la liquidazione del danno.

I due marito e moglie nei giorni successivi partono per le vacanze,tutto procede regolarmente anche al ritorno,da mesi i due si coniugi si sono perfino dimenticati della sostituzione del parabrezza.

Ad Aprile dell’anno successivo la doccia fredda; il carrozziere sospettato di frodare la compagnia intervistato dagli investigatori per un indagine interna dichiara: “non ho mai sostituito il vetro ala macchina della vostra impiegata e mostra alcune fatture per l’acquisto di materiale in date diverse del giorno della riparazione ed una fattura post datata,di quando l’impiegata era in ferie.

L’impiegata senza troppi complimenti viene sospesa dal servizio, e nonostante dato la disponibilità a far periziare la macchina per dimostrare la sua buonafede non viene neppure presa in considerazione. il funzionario la liquida con queste parole: “A noi basta la dichiarazione del carrozziere,la macchina se la faccia periziare lei”,quindici giorni dopo arriva il licenziamento per giusta causa.

La storia prosegue con l’impugnazione del licenziamento,la perizia di parte della macchina che dimostra come il carrozziere avesse reso una testimonianza falsa alla compagnia,le parti da lui dichiarate non sono mai state sostituite e neppure il parabrezza lo era,perchè solo riparato,ma all’impiegata era stata fatta firmare una cessione di credito(in bianco) a cui la carrozzeria avrebbe dovuto aggiungere la marca e il numero di serie del vetro sostituito.L’udienza preliminare in tribunale,con l’applicazione della legge Fornero,ha inizio e l’avvocato della compagnia di assicurazioni,dopo aver tentato di contestare la perizia di parte senza per altro riuscirci decide che quel processo non s’aveva da fare.

Il carrozziere sbugiardato dalla perizia,la consapevolezza che le fatture erano dei falsi clamorosi serviti  per giustificare il licenziamento,che non avrebbero retto in tribunale,le date di acquisto erano diverse(date di acquisto posteriori, quando l’auto era già stata ritirata dall’officina) dal giorno in cui la macchina era stata ferma in carrozzeria,l’avvocato della compagnia si inventa una magia,non lascia neppure parlare i presenti e offre all’impiegata un indennizzo per il licenziamento purchè non si proceda con il processo civile per licenziamento senza giusta causa,che avrebbe visto la compagnia assicuratrice perdere la faccia,causa con il dovere di reintegrare l’impiegata,ormai non più gradita.la legge Fornero prevedeva il reintegro,ed anche un successivo nuovo licenziamento per motivi economici,come a dire punto e a capo ti licenzio e non ti faccio più rientrare in azienda,così malgrado la volontà di proseguire nella causa contro l’azienda l’impiegata ha accetto di barattare il posto di lavoro con il risarcimento del danno; l’art.18 non si applica ai lavoratori truffati,diffamati e licenziati.

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