MILANO. FLOP DEI CONTRATTI PART TIME AGEVOLATI. IL MINISTRO POLETTI PUNTAVA A 30.000,MA HANNO ADERITO IN 200.

MILANO – NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO E QUESTO SI SA,MA POLETTI HA COMPLETAMENTE SBAGLIATO A DARE I NUMERI. IL MINISTRO PREVEDEVA ALMENO 30.000 ADESIONI AL PART TIME AGEVOLATO, NE SONO ARRIVATE 200.

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Il progetto ambizioso del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è scontrato con la realtà,il part time agevolato per agevolare i prossimi pensionati difficilmente raggiungerà le trentamila adesioni. Il provvedimento per agevolare la transazione lavoro-previdenza ha subito lo stesso destino del Tfr in busta paga,un flop largamente annunciato. Il 2 giugno 2016, data di entrata in vigore del decreto, per favorire quei lavoratori che al 31 dicembre 2018 avrebbero maturato il requisito anagrafico per andare in pensione, attraverso il part time agevolato in attesa del ritiro. Le domande accolte dall’Inps sono state 200. La norma prevedeva l’accordo tra lavoratore e impresa con vantaggi per il dipendente.

Le simulazioni mostravano che la misura avrebbe alleggerito le buste paga e pesato sulle aziende,per i sindacati un pannicello caldo che non avrebbe inciso sugli equilibri nella transizione tra lavoro e previdenza. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, aveva commentato mettendo in guardia sull’uso di interventi estemporanei e parziali con costi amministrativi superiori alle somme erogate. La campagna di comunicazione istituzionale per mettere a conoscenza i lavoratori e le imprese sui vantaggi dello strumento è stata fallimentare;33 domande accolte in Lombardia, 21 nel Lazio,Molise, Basilicata e Valle d’Aosta e 5 in Liguria e Marche.

Nella sostanza la norma prevede che le persone con l’età anagrafica di 67 anni e sette mesi di età nel 2018 e 20 anni di contributi,in accordo con il datore di lavoro,hanno la possibilità di ridurre l’orario nella misura del 40% e il 60%,l’accordo può essere applicato nel settore privato,ma non può essere usato nel settore pubblico né per il lavoro autonomo.La firma della riduzione dell’orario tramite un accordo tra lavoratore e impresa di lavoro per la durata dell’intero periodo fino al raggiungimento del requisito della pensione.

Il part time agevolato permette di ricevere in busta paga,in aggiunta alla retribuzione calcolata sulle ore effettivamente lavorate, la somma esentasse corrispondente ai contributi previdenziali per l’orario non lavorato; il datore di lavora paga in busta paga il corrispettivo dei contributi non versati per gli effetti del part time,mentre lo stato riconosce la contribuzione figurativa per il periodo non lavorato per permettere il raggiungimento della contribuzione necessaria per percepire l’intero importo della pensione..

Il part time agevolato pur essendo,forse,vantaggioso per i lavoratori vicini alla pensione che percepiranno in busta paga il 72% della retribuzione lavorando 16 ore settimanali,40% dell’orario settimanale normale; meno conveniente per le aziende la cui quota rispetto alle ore lavorate ottengono una riduzione del costo del lavoro del 49% a fronte di una riduzione dell’orario di lavoro del 60%. La contribuzione figurativa a carico dello stato nel limite massimo di 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni per il 2017 e 60 milioni per il 2018,sono state largamente inutilizzate.

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