CHIETI.GIUSTIZIA FAI DA TE,UCCIDE L’INVESTITORE DELLA MOGLIE E SI COSTITUISCE.

VASTO – la morte della moglie lo aveva scosso e per mesi ha chiesto giustizia,aveva aspettato la risposta delle indagini, un colpevole.Fabio Di Lello,incapace di razionalizzare l’evento drammatico di cui è stata vittima la moglie  ha deciso di agire di farsi giustizia da solo.A  Vasto ha aspettato che Italo D’Elisa, il ventenne che aveva investito sua moglie,Roberta Smargiassi,uscisse dal bar ‘Drink Water’, in via Perth e dopo avergli rivolto la parola, ha estratto la pistola uccidendolo con tre colpi all’addome.
I carabinieri di Vasto, provincia di Chieti, hanno cercato invano Di Lello che,però alcune ore dopo aver abbandonato la pistola,in una busta di plastica sulla tomba della moglie,si è costituito nel tardo pomeriggio. In caserma, guardato a vista,è in stato di fermo assistito dagli avvocati Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni.

Vasto, spara al giovane che investì la moglie: lascia pistola sulla tomba e si costituisce

Le ferite erano troppo profonde,la morta sopraggiunta pochi minuti dopo il ricovero in ospedale,a 34 anni,sposata da poco con il calciatore Fabio Di Lello, atleta del San Salvo e del Cupello. I cittadini a seguito dell’episodio avevano chiesto giustizia,mentre la magistratura di Vasto aveva aperto un fascicolo per omicidio stradale. Le telecamere della videosorveglianza avrebbero dovuto chiarire le responsabilità e l’indagine era stata chiusa a fine novembre.

Vasto, spara al giovane che investì la moglie: lascia pistola sulla tomba e si costituisce

Fabio Di Lello sportivo abruzzese molto conosciuto a Vasto e nel mondo sportivo,calciatore dilettante fino agli inizi del 2000. Su Facebook, le foto sue  e moglie con la scritta ‘Giustizia per Roberta’; l’immagine di copertina del film Il gladiatore, la storia di Massimo Decimo Meridio che, tornato dalla guerra, scopre la sua famiglia massacrata per vendetta.
La rete ha avuto ancora una volta un ruolo determinante per l’epilogo della vicenda;la rete aveva innescato un clima d’odio nei confronti di D’Elisa.Non mi parlate di Internet perché sono assolutamente contrario a tutte queste forme di comunicazione. Vedo una gioventù malsana che non parla più e si affida a questi commenti spregiudicati. Sono forme di violenze anche quelle. Sono veramente stufo di queste comunicazioni in rete dove cova l’odio.C’è stata una campagna di odio da parte dei familiari di questa ragazza. Ora ne vediamo le conseguenze. Vedevamo manifesti dappertutto. Continui incitamenti anche su internet a fare giustizia. Alla fine c’è stato chi l’ha fatta. Si è fatto giustizia da sé. Tra l’altro dopo tempo, quindi una premeditazione. A parlare è l’avvocato Pompeo Del Re,rappresentante della famiglia D’Elisa . “Il percorso della giustizia stava andando avanti. Italo D’Elisa sarebbe dovuto comparire nei prossimi giorni davanti al gup. C’era stata notificata la fissazione di udienza preliminare, nel corso della quale si sarebbe dovuto decidere se disporre o meno il rinvio a giudizio. Ma a quanto pare Italo è stato seguito, sono stati seguiti i suoi spostamenti e alla fine è stato ucciso. Sono stati esplosi più colpi di proiettile. È chiaro l’intento e la premeditazione da quanto si era verificato l’incidente.

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