WASHINGTON. TRUMP: IL MURO LO DEVE PAGARE IL MESSICO.

La inutile delegazione per negoziare con l’amministrazione statunitense,dopo la firma del presidente Usa, si trovava a Washington. Peña Nieto ha sfoderato gli artigli in un comunicato televisivo: “L’ho detto e ripetuto, non sarà certo il mio Paese a pagare le spese del muro”.”Condanno e mi rammarico per la decisione del governo statunitense di continuare con la costruzione di un confine che per anni ci ha diviso più di quanto ci abbia unito”, “Il mio Paese, il Messico, dà e chiede il rispetto dovuto come nazione sovrana”. Il presidente messicano ha infine disdetto il faccia a faccia di martedì prossimo a Washington. Trump poco diplomaticamente: “Se non vuole pagare il muro, allora tanto vale che Peña Nieto annulli il nostro incontro”ottenendo l’esaudimento di Nieto. Nieto su twitter:”Questa mattina abbiamo informato la Casa Bianca che non parteciperemo alla riunione programmata il prossimo martedì con Potus (Il presidente degli Usa)”.

La reazione dura di Nieto potrebbe trasformarsi in una frattura politica tra i due governi,ma alcuni media statunitensi dubitano ,The Atlantic,sottolinea le ambiguità di Peña Nieto e sostiene che il presidente latinoamericano sia complice del progetto di Trump. John Mill Ackerman sostiene che  Il governo straniero che ha più contribuito alla vittoria di Trump non è stata la Russia ma il Messico; La provocazione argomentata con i viaggi, gli incontri e le conferenze stampa congiunte in campagna elettorale; gli scambi di lusinghe reciproche; l’estradizione di El Chapo alla vigilia dell’Inauguration Day.
“Vedrete, Peña Nieto a parole dirà di voler proteggere il suo popolo, ma in realtà ha in agenda di negoziare l’impunità per il suo governo e la sua amministrazione, coinvolti in scandali di corruzione e sistematiche violazioni dei diritti umani”.

Donald Trump inizia a perdere pezzi con il licenziato Mark Morgan, l’agente Fbi a capo della United States Border Patrol,che svolgeva un ruolo centrale nelle nuove politiche di Trump. L’agenzia controlla le frontiere degli Usa,lotta contro gli ingressi illegali,i traffici e i contrabbandi.
Le dimissioni di quattro diplomatici incaricati della gestione del Dipartimento di Stato,dopo che altri due avevano lasciato la scorsa settimana,in un ufficio praticamente senza staff di gestione,che complica il lavoro di Rex Tillerson, nominato da Trump come nuovo segretario di Stato. Il più importante è il sottosegretario di Stato per la gestione, Patrick Kennedy, che ricopriva l’incarico da nove anni.

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