MILANO.NATALE DI LOTTA PER I DIPENDENTI DELL’ALSTOM.

CENONE DI NATALE E DI LOTTA PER I DIPENDENTI DELLA EX ALSTOM,LICENZIATI A SETTEMBRE,CHE TENTANO DI IMPEDIRE CHE VENGANO SMANTELLATI GLI IMPIANTI.

Il cenone e del pranzo di Natale in fabbrica. La tavola per festeggiare la ricorrenza,un fai da te a cui tutti gli operai partecipano, imbandita con ciò che ciascuno porta da casa.La festa di Natale e la grande tavolata preparata nella sala ricavata e riscaldata dentro uno dei capannoni produttivi della Alstom-General Electric di Sesto San Giovanni. Natale e Capodanno gli operai licenziati a settembre li trascorreranno in fabbrica presidiandola,unica risorsa per sperare nel futuro. La speranza che con un pò di ironia che si accompagna alla lotta ,quasi una preghiera per esorcizzare il presente: Non succede, ma se succede….

L’Alstom non è delocalizzata in qualche angolo sperduto del mondo,ma vicino alla fermata della metropolitana “Sesto Marelli”. Percorrendo viale Italia ci si imbatte nella targa del Comune che segnala il luogo storico della Sesto operaia;Il cancello della ex Alstom, la fabbrica che diventata General Electric,nel 2015,in pochi mesi è stata gelata dalla dichiarazione che denunciava un centinaio di esuberi da parte della multinazionale.  A Settembre,lo stabilimento ha smesso di produrre generatori,i macchinari sono fermi, i semilavorati abbandonati nelle postazioni e gli stipendi non vengono più accreditati sui conti correnti.I turni di non lavoro sono stati mantenuti tutti e tre: mattino, pomeriggio e notte, otto ore ciascuno per coprirne 24, come se si lavorasse a ciclo continuo.I turni sono organizzati dai lavoratori,non dai capireparto. Una sessantina, disciplinati, organizzatissimi e motivati. La cosa più assurda è che la fabbrica possa essere chiusa come se nulla fosse, una clamorosa e immotivata perdita di patrimonio industriale, tecnologico e di conoscenza,spiega tutto d’un fiato Stefano Sfregola, operaio e delegato sindacale della Fiom Cgil. Il motivo per cui gli operai licenziati continuano da tre mesi a rispettare i turni proprio come se lavorassero.Impedire che la multinazionale  possa smontare gli impianti e trasferirli.Risulta che i macchinari siano già stati destinati a stabilimenti in Romania e Polonia, ma noi impedire il trasferimento per permettere ad altri imprenditori  il rilevamento della fabbrica, che esprime tecnologie di altissimo livello.

Gli operai radunati in un  locale ricavato da una porzione di capannone,organizzati con una grande tavola, sedie, divani,la dispensa piena di scorte, qualche fuoco, un paio di microonde, frigorifero e anche una risottiera della quale parlano un gran bene per cucinare durante i turni. Italiani e stranieri,l’integrazione compiuta,con menù senza carni che non vanno bene per i musulmani e gli stranieri che istintivamente ripetono che la  fabbrica è patrimonio italiano. Hicham Naji, brianzolo di Casablanca, serve il té alla menta con tutti i crismi della tradizione maghrebina. Mario Ferrone campano racconta cosa significhi prepararsi al Natale in fabbrica: A parte il piccolo dettaglio che non prendiamo lo stipendio da due mesi, mi pesa non poter raggiungere la mia famiglia giù al paese, che è appena nata pure una nipotina che ancora non ho potuto conoscere. Aggiunge:Però è giusto stare qui, è questa adesso è la mia famiglia.

Il segretario della Fiom milanese, Marcello Scipioni, ha prenotato un posto per sé e la sua famiglia al cenone di fine anno, e ci saranno anche la consigliera metropolitana del Pd Elena Buscemi e il sindaco di Sesto Monica Chittò. Anche la Cgil contribuisce con ogni forma di sostegno materiale e politico, e a rinforzare le speranze dei sessanta operai resistenti è arrivata anche la solidarietà istituzionale del sindaco di Milano, Beppe Sala. Il regalo più atteso, dopo le feste, è la riapertura di un tavolo di confronto per dare un nuovo futuro alla fabbrica. Non succede, ma se succede….

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