ROMA. IL GOVERNO CHE NON C’E’. ALLA PORTA LE ELEZIONI CHE NESSUNO VUOLE.

DOMANI IL GOVERNO DI MATTEO RENZI,VOTATA LA LEGGE DI STABILITA’,SARA’ UFFICIALMENTE DIMISSIONARIO,IL CAPO DELLO STATO NE PRENDERA’ ATTO E LA PROSSIMA SETTIMANA AVVIERA’ LE CONSULTAZIONI.

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Il premier Renzi,dimissionario da presidente del consiglio,ma non da segretario del PD.

Forte di quel 40% di consensi arrivati dal referendum Costituzionale,convinto come non mai che se la battaglia referendaria è stata persa,non è lo stesso per le imminenti elezioni politiche.Le elezioni sono sicuramente il vero traguardo da raggiungere per avere la legittimazione popolare e il consenso che le opposizioni dall’inizio del suo mandato gli contestano.

Il referendum sulla Costituzione a questo punto è servito solo a legittimare la costituzione che non esiste,non è mai esistita,frutto di una invenzione berlusconiana,”il presidente eletto dal popolo alla ricerca del plebiscito per difendersi dagli attacchi della magistratura”.

Il presidente del consiglio nel nostro ordinamento costituzionale non è mai stato eletto dal popolo,ma designato dal Capo dello Stato e governo dopo aver ottenuto la fiducia dei 2 rami del parlamento.

Quale sarà il governo possibile prima che la legislatura venga sciolta?

Grillo ha già fatto sapere che potrebbe convergere e allearsi a Lega e FI,in serata già sconfessato dai suoi che non intendono sedersi ad alcun tavolo di trattativa con chicchessia.

Salvini continua a urlare al voto subito con qualsiasi legge elettorale,ma sa bene che al voto non ci andrà,almeno finchè la maggioranza sarà saldamente nelle mani del PD.

Berlusconi prende tempo,in ballo c’è la leadership del centrodestra,le sue aziende e i suoi interessi personali e tirare ancora la corda potrebbe strangolarlo,allora è meglio aspettare tempi migliori,almeno fino a quando la tensione sul quesito referendario  si sia allentata e potrà presentarsi come moderato e possibile alleato di un governo di scopo.

Al premier Renzi restano 2 strade: scendere a trattative con la minoranza DEM e tentare di ricucire lo strappo referendario oppure soffiare sul vento del contrasto interno realizzando la scissone di fatto con la minoranza su cui scaricare le colpe della sconfitta al referendum e alle amministrative.

 

 

 

 

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