ECONOMIA.Impresa costretta a chiudere;a rischio anche l’abitazione principale.

IL CASO MOLTO FREQUENTE DI IMPRENDITORI COSTRETTI A CHIUDERE L’ATTIVITA’ ECONOMICA, IN SEGUITO DICHIARATI FALLITI E CON IL RISCHIO SICURO DI PERDERE LA PROPRIA ABITAZIONE.L’ARTICOLO E’ RIFERITO AD UNA STORIA VERA DI CUI SONO STATI PROTAGONISTI UNA COPPIA DI IMPRENDITORI CHE PER DELICATEZZA NON VERRANNO CITATI.banche-italiane

La banca che impone al cliente di rientrare improvvisamente di 229.000 euro, senza un motivo apparente.

La  richiesta di una banca di Arezzo nei confronti di un’azienda di informatica, leader nell’assemblaggio di computer. Per Daniele e la moglie Elsa è l’inizio di un incubo.La richiesta avanzata dalla banca per motivi ancora da chiarire ha portato la società alla chiusura e successivamente al fallimento; il rischio di perdere all’asta la propria abitazione e reale.

Nel 2008 l’istituto  bancario chiede alla coppia,soci e vittime della crisi economica, di ipotecare nuovamente la casa per rifinanziare l’azienda e migliorarne la liquidità; lo imponevano  le condizioni materiali dell’azienda e sussisteva il rischio di dover rientrare di tutti i fidi. La coppia di imprenditori nel 2008,ad agosto, sottoscrive un mutuo fondiario di scopo,ipotecare nuovamente la prima abitazione per ottenere contanti e liquidità per tamponare i crediti pregressi nei confronti dei fornitori e di altri istituti di credito. A ottobre la banca, utilizzando un conto di transizione della durata di un mese, aveva azzerato la liquidità maturata con l’ipoteca e tutte le somme a disposizione per coprire i crediti  vantati dall’istituto stesso nei confronti della coppia.Il 16 marzo 2009 un funzionario della sede centrale ci informa  della chiusura dei rapporti di collaborazione con la banca:”da oggi non vi facciamo più lavorare”avrebbe affermato. I motivi della chiusura erano per noi incomprensibili considerando che fino ad allora le rate di entrambi i mutui erano state regolarmente.  Il 27 maggio 2009 con una raccomandata l’istituto di credito pretendeva il rientro immediato di 229.000 euro avvalendosi della “decadenza del beneficio del termine”. L’impossibilità di rientrare della soma richiesta provoca la chiusura dei conti correnti rendendo impossibile continuare a operare con le imprese fornitrici;la ditta è costretta a cessare l’attività. A gennaio 201o dichiarata fallita. Le rate sono state regolarmente pagate,ma la banca ci sta portando via la casa, con un accanimento ed una velocità inaudita, avvalendosi di un diritto che nel maggio 2009, per legge, non aveva.

Le istanze dei coniugi presentate al tribunale contro il pignoramento della casa vengono respinte. La società specializzata di analizzare i conti correnti fa emerge un quadro sconvolgente. La ditta oltre a non essere debitrice della banca,era invece creditrice per circa 96.000 euro della banca che aveva illegalmente fatto sottoscrivere un mutuo di scopo e creditore di 67.000 euro di un’altra banca con un tasso di usura che una perizia quantifica nel 350%. I titolari presentano  alla procura della repubblica di Arezzo una denuncia per usura, truffa ed estorsione.La Prefettura a termini di legge  concedere 300 giorni di sospensiva per qualsiasi atto esecutivo nei confronti dell’abitazione finita all’asta. Alcuni mesi dopo l’ex procuratore capo concede ulteriori 300 giorni la sospensione dei termini per presentare le prove sulla regolarità dei pagamenti delle rate prima che la casa venga venduta all’asta. Il provvedimento di rinvio è,però  disatteso dal giudice per le esecuzioni immobiliari che ha rigettati il prorogato in considerazione del fatto che la coppia aveva già usufruito di una prima sospensione. Incomprensibilmente  considerato che alcune modifiche legislative del marzo 2012 lo avrebbero invece permesso.

Daniele ed Elsa vivono un incubo quotidiano.La data della vendita della casa all’incanto viene rinnovata ogni tre mesi. Potenziali acquirenti chiedono di visitarla senza che vengano avvisati che sono in corso due procedimenti, uno civile ed uno penale, sul titolo di credito che ha originato l’esecuzione immobiliare. Il terrore ed il rischio di finire in mezzo ad una strada prima che la giustizia emetta il suo verdetto sul comportamento della banca esiste ed è reale.Il dramma umano e familiare poteva avere conseguenze molto gravi,le condizioni di salute di Daniele con tre collassi ed un duplice tentato il suicidio. La desistenza dai propositi suicidi,la ragione per continuare a vivere trae la sua forza dalla  famiglia per la quale devo continuare a lottare,contro tutto quello che ci è stato fatto. Il nostro stesso incubo deve essere vissuto da chi ci ha ridotto in queste condizioni. Non sono a conoscenza del fatto di aver involontariamente pestato i piedi a qualcuno a livello locale o forse solo per il mio successo aziendale aver  infastidito terze persone. Con un giro di affari di qualche milione di euro è normale che una banca eroghi un finanziamento di 200.000 euro con rate fino al 2023,ma richiederne il rientro dopo solo nove mesi, senza che via sia alcuna insolvenza,più gli interessi è qualcosa che va di là del semplice ritorsione.La domanda che più frequentemente torna alla mente,ma può la  stessa banca richiedere anche il rientro immediato della rimanenza del primo finanziamento per l’acquisto della casa che non aveva niente a che fare con l’azienda,ma era relativo ad una posizione personale?. Domande senza risposta che inducono Daniele a rivolgersi ad altre vittime del sistema bancario per reagire tutti insieme con forza contro i torti subiti.

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