ROMA. L’ITALIA CENTRALE VITTIMA DELLE FAGLIE DELL’APPENNINO.

lo sciame sismico nell’Italia centrale con l’ultima, violentissima scossa di domenica 30 ottobre che è stata avvertita in tutta Italia, con epicentro ,con magnitudo 6.5 della scala Richter, nella zona tra Norcia e Preci, in Umbria.

Il sistema di faglie è estremamente complesso, responsabile dei terremoti del 24 agosto nel Reatino e dell’ultimo di questi giorni nella zona fra Perugia e Macerata. Completamente diverso interpretare le faglie dell’Appennino dalle faglie lineari, come la  faglia di Sant’Andrea, che attraversa la California per 1.300 chilometri.La faglia di Sant’Andrea è un oggetto continuo, che si estende per centinaia di chilometri. Gli effetti sismici  lungo la faglia si attiva un terremoto sappiamo che ad attivarsi sono porzioni diverse dello stesso sistema;il sismologo Gianluca Valensise, dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Il sistema di faglie dell’Appennino è diverso, le faglie appenniniche sono frammentate, in Italia Centrale la loro estensione è compresa fra 10 e 20 chilometri, mentre a Sud  raggiunge 40 o 50 chilometri. I terremoti così frequenti nell’Italia Centrale sono quindi generati da queste relativamente piccole faglie, collegate fra loro in un rapporto dinamico.Il terremoto del 26 ottobre è il risultato dinamico del sisma del 24 agosto,nel Reatino.Il terremoto del 24 agosto, ha generato quello di ieri,senza il precedente probabilmente l’ultimo sisma si sarebbe attivato  tra 10 o 100 anni. All’interno di questo complesso sistema di faglie entra in gioco quello che si può vedere come un effetto domino: una faglia si attiva e genera un forte terremoto,innescando porzioni ancora intatte della stessa faglia o faglie minori circostanti. Le faglie più piccole nelle vicinanze si rompono a loro volta, generando altri terremoti,come repliche del terremoto principale. L’Appennino può quindi interessare tante faglie,orientate nella direzione che va da Nord-Ovest a Sud-Est.

Il  movimento di tipo estensionale, una sorta di ‘stiramento’ della crosta terrestre in corrispondenza dell’ Appennino e l’allargamento dell’Italia Centrale.Il fenomeno è graduale ma inesorabile,la velocità di alcuni metri per millennio, dalla Lunigiana allo Stretto di Messina lungo l’arco dorsale dell’Appennino. Pur essendo un sistema noto ai sismologi, presenta comunque delle incognite.

La faglia che si è attivata non aveva mai dato chiari segnali di attivazione,neppure si avevano notizie certe sulla base dei terremoti storici.

 

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