Mese: luglio 2016

LA PROTEZIONE CIVILE SI IMPARA DA PICCOLI

Terza edizione della notte in tenda organiz

zata dal gruppo di Protezione Civile di Quargnento in collaborazione con il comune,la partecipazione del COM 6 di cui fanno parte i gruppi di Masio,Quattordio,Bergamasco,Solero e Felizzano; il gruppo provinciale di Alessandria,Castellazzzo Bormida,Rocchetta Tanaroil CAI di Valenza e l’unità cinofila di Asti.

La giornata piovosa non ha scoraggiato gli oltre 30 ragazzi partecipanti all’esercitazione.La camminata sul ponte tibetano reso più attraente e scivoloso dalla pioggia.Il gusto del rischio rende appetitosa l’avventura.I cani del gruppo cinofilo di Asti “SIRIO” coccolati,accarezzati e abbracciati dai ragazzi sono stati le vere star della giornata ed oltre all’immensa pazienza dimostrata si sono prodigati nella ricerca dei dispersi quà e là nel campo allestito per l’occasione.La notte ha riservato ai partecipanti all’esercitazione una sorpresa con l’arrivo di una unità dei vigili del fuoco a sirene per spegnere l’incendio ovviamente finto.Il lavoro di spegnimento è toccato ai ragazzi ed a qualche volontario ancora in vena di sentirsi bambino.

IL GOLPE IN TURCHIA

Il golpe in Turchia: Trentasei ore in cui ci si interroga sui molti aspetti anomali, quanto meno, che hanno caratterizzato un colpo di stato finito nel giro di poche ore e che ha visto il presidente Erdogan tornare alla testa del paese mediorientale più forte di prima.
Epurazioni nella magistratura, quasi tremila arresti nelle fila dell’esercito e più di duecentocinquanta morti con, in aggiunta, la minaccia tutta presidenziale di ripristinare la pena di morte per i responsabili del colpo di stato.
Ma il “sultano” non si ferma qui. I rapporti con gli Usa si inaspriscono per due ragioni: la prima riguarda la base Nato di Incirlik che è senza corrente elettrica e sembra che le autorità turche stiano temporeggiando nel ripristinare il normale funzionamento del presidio bellico atlantico. La seconda, che probabilmente causa la prima ragione descritta, è la richiesta di estradizione al governo di Washington del religioso – filosofo Gulen, considerato la mente del golpe.
Non vi è nulla di certo, di attendibile al cento per cento in tutti questi movimenti diplomatici, scambi di telefonate tra governi, ministeri e ambasciate.
Ciò che sappiamo è che, dopo il colpo di stato anomalo, il potere di Erdogan è multiplo rispetto a prima, quasi onnipotente. Il sostegno della popolazione, le incertezze dei golpisti, una generazione di soldati ventenni di basso grado che ha partecipato ad una operazione seguendo dei colonnelli che volevano – a quanto è dato sapere ad oggi – ripristinare la laicità dello repubblica turca e riportare il rapporto tra religione e Stato nei confini costituzionali, dentro la tradizione di Mustafà Kemal Ataturk.
Per un attimo, anche chi come me è fermamente antimilitarista e quasi anarchico in questo senso, ha tentennato nel mostrare un sorriso di simpatia verso un’azione che rovesciava un tiranno, un para-fascista che ha utilizzato la democrazia per spazzare via la democrazia stessa.
Ciò che certamente è mancato ai golpisti è stata una guida sicura: tutti quei giovani ventenni soldati di un repubblica che ha da sempre il mito dell’esercito come “Stato nello Stato”, tutti questi ragazzi sono stati mandati a gestire blocchi e occupazioni dei centri del potere senza avere una figura carismatica che si opponesse anzitutto a quella del presidente Erdogan.
Se è bastato un collegamento per convincere la popolazione a scendere nelle piazze e a sventare un golpe, vuol dire che anzitutto che i golpisti non hanno capito i sentimenti e le volontà della popolazione.
Restano da chiarire altri misteri: come mai l’aereo di Erdogan, decollato da Smirne, è stato liberamente lasciato volare nei cieli turchi senza essere costretto all’atterraggio dall’aviazione che sorvolava la capitale e Istanbul in quelle ore?
Secondo interrogativo: perché i muezzin hanno lanciato appelli alla popolazione per la preghiera che si sono trasformati in un appoggio ad Erdogan e alle manifestazioni di piazza?

Queste domande per ora non fanno che ricalcare la sottolineatura dell’anomalia di un golpe che ha reso Erdogan più forte di prima e che, invece, a sentire le televisioni di mezzo mondo sembrava spacciato e già in fuga verso la Germania, l’Italia, il Regno Unito e infine il Qatar.
Si apre, dunque, una stagione di grande incertezza nel Medio Oriente e tutto ciò si va a sommare al quadro già destabilizzato e destabilizzante della guerra civile siriana, del califfato nero del Daesh, dell’Iraq dilaniato dalle guerre civili – religiose, dalla Palestina in perenne conflitto con Israele e da un Caucaso tutt’altro che tranquillo.
Renzi, Obama, Merkel e Junker si complimentano con Erdogan per la stabilità ritrovata nella repubblica turca. Ma esiste davvero un luogo in Medio Oriente dove si possa dire: ecco, questa zona è zona di pace?foto_Turchia_2013

PROSTITUZIONE DI STRADA

No alla prostituzione in strada, nelle vie di ingresso alla città e dintorni: è quanto stabilito dall’ordinanza emessa dal sindaco Brignolo. Il provvedimento colpisce anche i clienti, con multe per chi si ferma a «contrattare».  L’ordinanza, valida fino al 31 ottobre, vieta la prostituzione su strada e colpisce anche i clienti: la legge prevede che, per la violazione di tutte le ordinanze, i sindaci possono emettere per sicurezza, decoro o igiene, una sanzione amministrativa fino a 500 euro. Già l’anno scorso avevamo emesso un’analoga ordinanza e il grande impegno della Polizia municipale e delle forze dell’ordine era servito a limitare il fenomeno. Nel periodo estivo, infatti, si registra un aumento della prostituzione. Come scritto nella motivazione dell’ordinanza, l’obiettivo è dare alle forze dell’ordine uno strumento per contrastare un’attività che viene segnalata soprattutto nelle vie di ingresso in Asti: In assenza dell’ordinanza le forze dell’ordine non possono fare nulla contro la prostituzione

 

Contro la tratta

Da informazioni raccolte da operatori sociali che operano a contatto con le ragazze, emerge che ormai in strada ci sono quasi esclusivamente prostitute vittime di tratta e sfruttamento. La prostituzione volontaria viene esercitata in altri luoghi, case e appartamenti. Un intervento sulla prostituzione di strada significa quindi sfidare il racket che controlla il territorio. Grazie alla collaborazione con alcune realtà del terzo settore vengono informate su loro diritti, sulla tutela della salute e sui percorsi di protezione e inclusione socio-lavorativa, accompagnate nelle strutture sanitari e di protezione. Tutto il lavoro viene svolto da un’equipe multietnica che coinvolge mediatrici e mediatori culturali.

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ISRAELE CONDANNA I BAMBINI AL CARCERE

Un giudice in Israele ha inflitto una condanna a sei a mezzo di reclusione a Muawiya Alqam di 14 anni. La pena comprende tre anni di libertà vigilata con un dieci mesi di reclusione aggiunta sulla violazione della libertà vigilata. La famiglia del ragazzo è stata condannata a pagare anche una multa in denaro di 26mila shekel (circa 6.720 dollari).

I funzionari del regime di Israele avevano incriminato Muawiya nel novembre 2015 con l’accusa di un presunto tentativo di omicidio e possesso di un coltello. E’ stato detenuto in tre diverse prigioni.

I soldati israeliani hanno sparato e ferito anche il cugino di 12 anni di Muawiya, Ali, dopo che i due avrebbero accoltellato e ferito una guardia israeliana su un treno vicino alla colonia illegale di Pisgat Ze’ev, nella zona est di Gerusalemme. Ali è stato colpito almeno tre volte ed ha dovuto subire un intervento chirurgico. Egli è detenuto in un centro di detenzione minorile da quando i funzionari israeliani hanno confermato la sentenza di detenzione di un anno contro di lui nel mese di aprile.

Secondo l’associazione per i diritti dei palestinesi Addameer, 414 minori palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane. Si stima che circa 104 di loro sono sotto l’età di 16 anni.

Human Rights Watch ha espresso preoccupazione sul numero crescente di minori palestinesi arrestati, riferendo che le forze israeliane effettuano abusi sui bambini palestinesi nelle varie prigioni e centri di detenzione.

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L’ARRESTO DEI GIUDICI TURCHI

L’ANM apprende con sgomento e sdegno le notizie relative alla destituzione e all’arresto di oltre 2.700 magistrati turchi da parte delle Autorità del loro Paese. Nell’esprimere vicinanza e solidarietà ai propri colleghi vittime di questa gravissima azione, che non ha precedenti nella storia, l’ANM chiede che gli organi istituzionali italiani si attivino immediatamente presso gli organismi internazionali affinché venga con urgenza interrotta questa inaudita barbarie a danno dei soggetti deputati a garantire la legalità e venga ripristinato lo stato di diritto.

 

La Turchia è uno dei 47 Stati del Consiglio d’Europa e ne ha sottoscritto le Convenzioni tra cui la CEDU; l’annullamento della concreta indipendenza e dell’autonomia dei giudici è una plateale violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Se in un Paese non sono liberi i magistrati non è libero nessuno. foto_Turchia_2013

OCALAN CITTADINO ONORARIO DI NAPOLI

NAPOLI. «Il conferimento della cittadinanza onoraria di Napoli ad Abdullah Ocalan è un simbolo politico molto importante, significativo e chiediamo a tutti gli altri Paesi europei di seguire questo esempio affinché si possa aprire una via di pace». Questo l’appello rivolto all’Europa da Dilek Ocalan, nipote del leader curdo Abdullah Ocalan, detto Apo, detenuto sull’isola di Imrali dal 2002. Il conferimento del riconoscimento deciso dall’amministrazione comunale di Napoli cade – come ricordato dalla deputata dell’Hdp, partito filo curdo – nel 17esimo anniversario dell’arresto di Ocalan avvenuto il 15 febbraio 1999. Un conferimento che, ha detto il sindaco Luigi de Magistris, «è un atto di grande valore politico, non è neutro o formale, non è contro qualcuno, ma per favorire la pace». Il 15 febbraio, ha detto la nipote di Apo, «è un giorno nero, è il giorno in cui un complotto internazionale ha consegnato alle autorità turche il presidente Ocalan, il giorno in cui – ha aggiunto – le forze internazionali hanno voluto tagliare la lingua di un popolo». Un atto la cattura di Ocalan con cui – secondo la deputata dell’Hdp – «non si è voluto riconoscere l’identità di un popolo che chiedeva i diritti fondamentali, ma se oggi siamo qui – ha aggiunto – significa che non hanno vinto». Secondo quanto riferito da Dilek Ocalan, dal 5 aprile 2015 non sono concesse visite ad Abdullah Ocalan «nemmeno – ha evidenziato la nipote – ai deputati che facevano da intermediari con il Governo turco. È – ha concluso – un comportamento disumano e non rispettoso nemmeno delle leggi turche». L’ultima visita concessa ai familiari – a quanto riferito – risale al 6 ottobre 2014. 12734003_10207353220020314_3214842802727568639_n oCALAN

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